La Russia non deve fermarsi all’Ucraina: le parole shock del deputato russo

Chiara Esposito

27/03/2022

27/03/2022 - 11:52

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Le mire russe si spingerebbero ben oltre i confini ucraini. Le dichiarazioni di un membro della Duma che hanno fatto il giro del mondo.

La Russia non deve fermarsi all'Ucraina: le parole shock del deputato russo

Le parole del deputato del partito comunista di Mosca Savostyanov hanno scosso l’opinione pubblica internazionale. Se il pensiero di un’estensione del conflitto e delle mire espansionistiche di Putin sono timori legittimi sin dal primo giorno della guerra, il deputato della Duma ora si fa promotore ufficiale di queste catastrofiche prospettive.

Certo, per ora le dichiarazioni d’intenti restano tali, ma l’attenzione della NATO e dell’UE verso Polonia, Moldavia, Paesi baltici e Kazakistan è massima. Questi sono i territori più a rischio. Al centro della cronaca nazionale degli ultimissimi giorni però c’è soprattutto la Moldavia.

Lo stato di totale incertezza a fragilità che si respira nella Nazione è tale da suscitare concretamente la preoccupazione occidentale. Andiamo quindi a ricostruire la proposta choc di Savostyanov e soprattutto i suoi possibili risvolti a breve e lungo termine.

Oltre l’Ucraina: le mire di un’invasione su vasta scala

Il deputato della Duma Savostyanov parla chiaro:

«La Russia potrebbe condurre un’offensiva su vasta scala contro la Polonia, i Paesi baltici, la Moldavia e il Kazakistan come parte di un’operazione militare speciale globale su smilitarizzazione e denazificazione».

Il suo intervento, ripreso dalle telecamere, è rimbalzato sui social. Su Twitter in primis.

La realtà dei fatti per la Russia è che, con un così alto numero di perdite come quelle registrate fino a oggi, anche se non comunicate in patria, non sembrano esserci i presupposti militari per mobilitarsi anche altrove. Il sentimento imperialista però serpeggia tra i politici russi, in questo caso eclatante ma non solo, e il problema è proprio che in alcuni casi la cieca spinta di un’ideale può superare anche le valutazioni strategiche. Non era forse questa, almeno per Putin, una sicura guerra lampo che oggi invece imperversa da più di un mese?

Per ora quel che è certo è che l’ufficio di Zelensky ha già risposto a questa dichiarazione tramite un post di Mikhail Podolyak, uno dei fedelissimi del presidente:

«Tutto è appena iniziato. Ci sarà molto sangue europeo secondo i russi».

Una simile prospettiva a quali scenari potrebbe aprirci? Per andare a colpo quasi sicuro i più dicono che la risposta per Putin sarebbe attaccare la Moldavia.

Il rischio più alto è per la Moldavia

Valutiamo criticamente cosa rende la Moldavia un paese ad alto rischio incursione.

Sicuramente il fattore storico-politico è allettante per la propaganda della restaurazione della Madre Russia. Fino al 1991 la Moldavia faceva parte dell’Unione Sovietica. Accando a questo dato c’è anche il grande appoggio che il Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia ha fornito al presidente Vladimir Putin dal 2016 al 2020 e, prima fra tutte, l’esistenza della Transnistria.

Quest’autoproclamata repubblica filorussa ricorda l’esperienza di Donetsk e Luhansk essendo una parte del territorio nazionale distaccatasi per seguire l’ideologia del Cremlino. Putin potrebbe attaccare per annettere questo territorio e, ancor prima, per creare un vasto collegamento con le aree ucraine a cui la Russia ambisce, Odessa prima fra tutte. Se così fosse dovrebbe partire da una stretta porzione di terra come quella occupata da Căușeni.

La città si trova ad appena 15 chilometri dalla Transnistria e a 90 chilometri dalla città ucraina che garantirebbe al governo russo il tanto ambito porto sul Mar Nero. Al momento, tra l’altro, le forze russe si trovano a circa 150 chilometri in linea d’aria dal confine dello Stato.

A fronte di questo pericolo molti cittadini stanno cominciando a pianificare una eventuale partenza. La capitolazione della Moldavia infatti, secondo gli analisti, sarebbe di gran lunga meno complessa rispetto all’eventuale caduta di Kiev.

Il ministro degli Esteri moldavo Nicu Popescu però è di altre vedute. In un intervento pubblico recente da detto con tono rassicurante:

«Non vediamo le ragioni per le quali la Moldavia possa diventare l’obiettivo di un’aggressione militare».

L’unico motivo che spinge lo stesso governo centrale a minimizzare la possibilità di un attacco è che il Paese è povero di risorse naturali, privo di una tradizione industriale o turistica e scarsamente popolato da giovani capaci di trascinare la Moldavia stessa verso un florido progresso futuro.

Questa guerra può toccare la NATO e l’UE?

Giovedì 3 marzo la presidente della Moldavia Maia Sandu (dichiaratamente filoeuropeista) ha annunciato di aver presentato una richiesta ufficiale per candidare il proprio paese a diventare membro dell’Unione Europea; un passo analogo a quello compiuto dalla Georgia.

Anche l’ex primo ministro Natalia Gavrilița si era pronunciata in merito, ma con una precisazione:

«Vogliamo entrare nell’Ue, ma non aderire alla Nato».

Il 29 novembre 2013, a Vilnius, la Moldavia aveva infatti già firmato un accordo di associazione con l’Unione Europea che stabilisce ampi margini di cooperazione in diversi ambiti. Il 27 febbraio 2014, ad esempio, il Parlamento Europeo aveva approvato l’esenzione dei visti per i cittadini moldavi.

Altro però non è ancora avvenuto e, come abbiamo imparato a capire, servono diversi anni e lunghissimi negoziati anche solo per diventare candidati ufficiali. La stesso sostegno all’adesione dell’Ucraina da parte di Draghi è prettamente simbolico.

L’unica grande incognita quindi resta la Polonia, paese NATO nonché membro dell’Unione.

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