La Cina è in emergenza economica

Violetta Silvestri

27/05/2022

27/05/2022 - 11:02

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La Cina traballa e il target di crescita del 5,5% potrebbe non essere centrato. Anzi, si stima un Pil negativo e il dragone cerca di correre ai ripari, in quella che è ormai un’emergenza economica.

La Cina è in emergenza economica

La Cina ha tenuto un incontro nazionale in teleconferenza mercoledì, in una inconsueta iniziativa resasi necessaria per sostenere un’economia martoriata dal Covid.

La tempistica e la modalità del dibattito, una videochiamata tra il premier Li Keqiang e funzionari governativi, hanno indicato agli analisti il ​​livello di urgenza e le sfide attuali per il Paese per raggiungere l’obiettivo di una crescita del Pil di circa il 5,5% per l’anno.

Il punto è che la seconda economia più grande del mondo potrebbe lottare per registrare un Prodotto interno lordo positivo nel trimestre in corso. La peggiore epidemia di Covid dall’inizio del 2020 ha costretto il dragone ha utilizzare rigorose restrizioni, in particolare nella metropoli e hub commerciale di Shanghai.

Le conseguenze non sono mancate e la Cina ora appare in una vera emergenza economica.

Cina: sfide economiche urgenti per la potenza asiatica

Gli ultimi dati macroeconomici parlano ancora di un arretramento per la Cina.

I gruppi industriali hanno registrato il peggior calo dei profitti in due anni ad aprile, nell’ultimo segno della difficoltà aziendale derivante da un’ondata di blocchi per arginare il coronavirus.

I profitti industriali sono scesi dell’8,5% ad aprile rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, il peggior ribasso della misura da marzo 2020, quando anche la Cina è stata colpita da restrizioni per combattere l’epidemia iniziale del virus.

La contrazione accumula maggiore pressione sul Governo, che ha insistito per mantenere le sue politiche zero-Covid che cercano di eliminare le infezioni attraverso test di massa, blocchi e quarantena.

Da ricordare, i dati ufficiali della scorsa settimana hanno mostrato un calo dell’attività complessiva ad aprile in un momento in cui Shanghai, il centro finanziari, è stata chiusa e i residenti sono stati confinati nelle loro case.

Le vendite al dettaglio, un importante indicatore dei consumi, sono crollate dell’11% mentre anche la produzione industriale è diminuita. La disoccupazione ha raggiunto il 6,1%, il livello più alto degli ultimi due anni.

Come evidente nel grafico Ispi, elaborato con dati del National Bureau of Statistics of China, la mancanza di lavoro tra i giovani è diventata un’emergenza:

Disoccupazione tra giovani in Cina Disoccupazione tra giovani in Cina

In questa cornice, il tono del premier durante la videoconferenza è stato grave: “le difficoltà, in alcune aree e in una certa misura, sono persino maggiori del grave shock della pandemia nel 2020.”

Ha avvertito come l’economia è a un “punto critico” per determinare la sua traiettoria per l’intero anno e ha invitato i funzionari a “lavorare sodo”.

Le autorità, che stavano già allentando la politica monetaria in risposta alla crisi di liquidità nel settore immobiliare scoppiata lo scorso anno, hanno adottato altre misure per sostenere l’economia. La scorsa settimana, per la seconda volta quest’anno, il tasso alla base dei prestiti ipotecari cinesi è stato ridotto.

Gli analisti di Goldman Sachs hanno sottolineato l’effetto degli alti costi delle materie prime sui profitti industriali, oltre alle interruzioni della catena di approvvigionamento derivanti dai blocchi Covid nei centri di produzione.

“Prevediamo un ulteriore allentamento delle politiche sul fronte fiscale per stimolare la domanda, date le pressioni al ribasso sulla crescita e l’incertezza sul ritmo di ripresa dalle interruzioni del Covid”, hanno osservato.

Cosa farà la Banca popolare cinese?

I riflettori della Cina - e non solo - si accendono anche sulle prossime mosse della banca centrale.

Come osservato da Zhu Ning dello Shanghai Advanced Institute of Finance, il compito dell’istituto non è affatto facile.

Da un lato, il rallentamento economico indotto dalla pandemia, insieme alla continua transizione della Cina verso un modello di crescita più sostenibile, rappresenta una sfida per la PBoC in cerca di mantenere la crescita e garantire l’occupazione.

D’altra parte, l’aumento dell’inflazione sta costringendo le banche centrali di tutto il mondo a ridurre i programmi di stimolo e ad aumentare i tassi di interesse molto più rapidamente di quanto previsto in precedenza. Tali mosse delle sue controparti internazionali limitano il margine di manovra della PBoC.

Un ulteriore allentamento può portare a un indebolimento del renminbi. Mentre uno yuan più debole aiuterebbe probabilmente l’esportazione e la bilancia commerciale della Cina, renderebbe anche meno attraente per gli investitori stranieri detenere attività denominate in valuta nazionale.

Sul piano interno, una forte dose di allentamento monetario può raggiungere l’obiettivo auspicabile di stimolare la crescita a breve termine rischierebbe di gonfiare le bolle azionarie e immobiliari.

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# PIL

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