La Cina concede una licenza di custodia alla straniera Standard Chartered, è la prima volta

Standard Chartered ha ottenuto il permesso dalla Cina di custodire prodotti di investimento, offerti da fondi locali

La Cina concede una licenza di custodia alla straniera Standard Chartered, è la prima volta

La Standard Chartered Bank è la prima banca straniera a ricevere una licenza di custodia del fondo nazionale dalla China Securities Regulatory Commission.

Si accorda così alla società londinese il permesso di detenere e salvaguardare il patrimonio degli investitori locali in Cina.

L’annuncio della licenza arriva nello stesso anno in cui si celebrano i 160 anni di attività della società finanziaria londinese nel Paese asiatico.

La Standard Chartered Bank come passe-partout per Pechino

Nella decisione di Pechino di favorire Standard Chartered c’è la chiara volontà di farsi strada nel panorama internazionale. Una mossa strategica questa che suggerisce, ancora una volta, l’intenzione della Cina di aprire i suoi mercati azionari al mondo e continuare la sua scalata a prima potenza economica.

La licenza garantirà a Standard Chartered di fornire servizi di custodia su prodotti di investimento, offerti da fondi e gestori patrimoniali cinesi e internazionali.

“Grazie a questa licenza, potremo aiutare gli investitori a sfruttare le nuove opportunità offerte dal mercato dei capitali cinesi, che è in rapida crescita”,

il commento di Margaret Harwood-Jones, responsabile globale, servizi di titoli, operazioni bancarie di Standard Chartered.

“Si tratta di un grande passo avanti nell’ulteriore apertura dei mercati finanziari interni della Cina ed è una testimonianza del nostro impegno a sostenere la riforma finanziaria e l’innovazione locale”,

ha sottolineato Jerry Zhang, amministratore delegato e vicepresidente esecutivo di Standard Chartered China.

Standard Chartered ha sede a Londra, ma opera da molti anni sui mercati emergenti. Le sue azioni sono aumentate di quasi il 2%. Fare il custode può essere ora un’ulteriore opportunità per la società londinese.

Non è la prima grande banca occidentale che prova a ricavarsi uno spazio nel mercato asiatico; per anni, i principali gruppi finanziari dell’Occidente hanno tentato di entrare in Cina, senza molto successo.

A rallentare queste operazioni, le stringenti restrizioni e le regole imposte da Pechino che ne limitano le partecipazioni nelle imprese del paese.

HSBC è l’unica a vantare una presenza significativa nel Paese, attraverso la sua partecipazione -pari al 19%- nella Banca delle comunicazioni cinese.

Tuttavia, già a partire da quest’anno, si sta registrando un cambiamento di rotta: la Cina ha accelerato nuove riforme che, a breve, consentiranno alle banche straniere un maggiore accesso ai mercati finanziari locali.

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