Petrolio, OPEC contro USA: chi sta per vincere la guerra dei prezzi?

Che rapporto c’è tra l’organizzazione dei produttori petroliferi (OPEC) e gli Stati Uniti d’America? Ecco chi sta per vincere la guerra dei prezzi del petrolio.

A seguito delle conseguenze economiche della crisi del prezzo del petrolio nel corso del 2015, l’OPEC è finalmente sul punto di soffocare la crescita della produzione di greggio degli Stati Uniti.
La produzione statunitense è quasi di nuovo al livello del novembre 2014, quando l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio ha concentrato le sue energie per recuperare quote di mercato. 

Secondo l’OPEC la domanda di greggio crescerà nel 2015, così da terminare due anni di eccesso di offerta. Da un anno a questa parte, il crescente deficit di bilancio e i crolli valutari hanno lasciato diversi membri alle prese con gravi problemi economici (Canada e Russia, per esempio). 

Secondo Mike Wittner:

«C’è voluto un inferno che è durato e che durerà ancora tanto tempo. La produzione di petrolio degli Stati Uniti è stata più resistente di quanto la gente pensasse. La linea di fondo sarà quella di riequilibrare il mercato e questo è iniziato.»

L’OPEC ha abbandonato il suo ruolo tradizionale di arbitro per evitare un eccesso di offerta nel novembre scorso, dopo che gli Stati Uniti hanno eroso la sua quota di mercato mondiale. Il gruppo comunque aveva scelto di tenere il pompaggio inalterato, permettendo il successivo crollo dei prezzi per spremere i concorrenti con costi più elevati. 

La produzione di greggio negli Stati Uniti è diminuita di circa 500.000 barili al giorno dal picco trentennale di 9 milioni di barili al giorno raggiunto nel giugno di quest’anno, secondo i dati della Energy Information Administration.

Tornado sul ragionamento dei deficit, l’Arabia Saudita, il principale artefice della nuova strategia dell’Opec, avrà un perdita di bilancio del 20% del prodotto interno lordo quest’anno, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale.

Un altro stato in piena crisi è il Venezuela, la cui moneta ha perso l’87% del suo valore sul mercato dell’oro nero durante tutto lo scorso anno, e sta esortando gli altri membri dell’OPEC di invertire la rotta e di ridurre la produzione per sostenere i prezzi. Eulogio Del Pino, ministro del petrolio della nazione, sarà presente ai colloqui di mercoledì per ribadire che un prezzo di 88$ al barile è necessario per garantire gli investimenti nell’approvvigionamento.

Anche secondo l’Iran, l’OPEC dovrebbe ridurre la produzione per progettare una ripresa dei prezzi intorno ai 70$ al barile, ma il gruppo è restio a emanare tutte le misure per fare questo. La nazione del Golfo Persico sta progettando di aumentare la sua produzione di 1 milione di barili al giorno nel prossimo anno, se le sanzioni internazionali saranno eliminate del tutto.

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