L’italiano Enria avanza candidatura come capo vigilanza Bce

L’attuale numero uno dell’EBA andrebbe a sostituire Danièle Nouy, al timone della sorveglianza dell’Eurotower da cinque anni, il cui mandato scade a dicembre

L'italiano Enria avanza candidatura come capo vigilanza Bce

Per un italiano destinato ad abbandonare i piani alti dell’Eurotower (l’attuale presidente Bce Mario Draghi, ndr), uno che invece potrebbe entrarvi. Parliamo di Andrea Enria, oggi presidente dell’Autorità bancaria europea (EBA), che secondo l’agenzia di stampa Reuters avrebbe avanzato la propria candidatura come capo del consiglio di sorveglianza Bce. La conferma è giunta all’agenzia di stampa dalla portavoce dell’Eba dopo che l’indiscrezione sulla possibile candidatura era circolata già nel corso del weekend.

Oggi il vertice dell’autorità di vigilanza è occupato dalla francese Danièle Nouy, il cui mandato che dura da cinque anni scadrà a dicembre e non potrà più essere rinnovato. Il mese scorso ha presentato la propria candidatura anche Sharon Donnery, attuale vice-governatore della Banca centrale d’Irlanda.

Il Consiglio di sorveglianza Bce, un organo di controllo fondamentale

Il Consiglio di sorveglianza Bce è un organo strategico in quanto tiene sotto controllo le più grandi banche dell’Eurozona. Nell’ultimo anno la sua attività è stata particolarmente criticata in Italia a causa del discusso “addendum alle linee guida sulla gestione dei non-performing loans”, la cui applicazioni avrebbe provocato non poche criticità agli istituti bancari italiani.

Con la scadenza del mandato del Presidente Mario Draghi ad ottobre del 2019 la massima poltrona dell’Eurotower andrà con ogni probabilità ad un esponente tedesco o comunque di matrice nordica. Il principale rischio che potrebbe eventualmente interessare l’Italia è che la Bce con la dipartita di Draghi possa accelerare il processo di rialzo dei tassi d’interesse.

Questo processo potrebbe a sua volta danneggiare il sistema creditizio italiano che si troverebbe, in una fase di debolezza della ripresa, a fare i conti con rendimenti più alti sui titoli di Stato italiani (mancherebbe la domanda fondamentale della Bce) e un costo di reperire risorse presso il mercato monetario più alto.

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