L’appetito vien comprando: dopo i Vaccini, Ursula von der Leyen vuole centralizzare l’acquisto degli armamenti

Guido Salerno Aletta

29/02/2024

C’è un business immenso che si prospetta, e la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen non vuole farselo sfuggire.

L’appetito vien comprando: dopo i Vaccini, Ursula von der Leyen vuole centralizzare l’acquisto degli armamenti

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che si ricandida per un nuovo mandato, ha fiutato il vento: l’Unione europea deve “mettere il turbo” alla sua capacità industriale di difesa, nei prossimi cinque anni, per far fronte alla minaccia della Russia. Uno degli obiettivi centrali del programma europeo di investimenti sarà quello di dare priorità agli acquisti congiunti nel settore della difesa.

Bisogna centralizzate gli acquisti degli armamenti: si deciderà tutto a Bruxelles, “proprio come abbiamo fatto con successo con i vaccini o, ad esempio, con il gas naturale”. Gli Stati pagano, si indebitano, e Bruxelles spende.

Per la guerra in Ucraina e per la difesa degli Stati europei servono tante armi. Ma le armi servono “anche” a fare le guerre, ma innanzitutto a fare i soldi: Finchè c’è guerra, c’è speranza, era infatti il titolo dello spassosissimo film di Alberto Sordi, che interpretava un mercante d’armi che andava in giro per mezza Africa, appioppando a chiunque avesse soldi, governi e mestatori, ogni genere di fucili, mitragliatrici e bombe a mano.
Robetta, al confronto.

Quello della spesa per gli armamenti è un piatto ricco, ricchissimo: addirittura enorme, se si pensa all’importo che bisognerà aggiungere in pochi anni ai budget attuali per raggiungere l’obiettivo del 2% del pil in tutti i Paesi aderenti alla Nato, come è previsto da tempo e soprattutto chiedono gli Stati Uniti per evitare che il costo della difesa europea ricada prevalentemente sul contribuente americano.
Negli ultimi dieci anni, le spese militari dei Paesi UE della NATO sono già aumentate di quasi il 50%, passando da 145 miliardi di euro nel 2014 a una previsione di bilancio di 215 miliardi di euro nel 2023.

C’è un altro aspetto: molto spesso si tratta di armi importate dall’estero, e nel caso dell’Europa quelle provenienti dagli Usa pesano all’incirca la metà del totale delle importazioni. La prima cosa da capire è in quali tasche vadano a finire i soldi spesi per gli armamenti.

Ed infatti, in questi giorni c’è una velata polemica sugli acquisti in giro per il mondo dei proiettili d’artiglieria che i Paesi europei hanno promesso di fornire all’Ucraina: non essendoci fabbriche europee in grado di produrli tempestivamente, la Slovacchia ha assunto l’iniziativa, d’intesa con il Canada, di andare a comprarli in giro per il mondo. Si dice dall’India, ma nessuno lo sa con certezza.
E’ da tempo che a Bruxelles hanno fiutato che quello degli armamenti è un business colossale: nel 2017 è stato istituito il Fondo Europeo per la Difesa, dotato di 7,9 miliardi di euro, destinati alle attività di ricerca ed alla produzione di nuovi armamenti di armi nel periodo 2021-2027. Successivamente, nel 2021, è stato varato lo Strumento europeo per la pace, dotato di 12 miliardi di euro, destinati ad aiuti e forniture militari al di fuori dell’UE. L’Ucraina, vista la situazione, ne sarà la prima destinataria.
C’è poi anche lo strumento finanziario a favore dell’Ucraina che l’Ue ha deciso il 1° febbraio scorso: si tratta, fino al 2027, di altri 50 miliardi di euro suddivisi in 33 miliardi di prestiti e 17 miliardi di sovvenzioni, tutte somme che serviranno soprattutto alla ricostruzione del Paese devastato dalla guerra.

Insomma, c’è un business immenso che si prospetta, e la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen non vuole farselo sfuggire: tutto sarà centralizzato, e soprattutto gestito con la massima discrezione. Anzi, con la massima segretezza, visto che si tratta di armamenti.
Per la gestione degli acquisti dei vaccini, a Bruxelles si sono presi i pieni poteri. Allora c’era un’emergenza sanitaria, figuriamoci ora che spirano venti di guerra.

Il nostro ministro degli esteri Antonio Tajani ha ipotizzato la nomina di un Commissario europeo alla Difesa: a Bruxelles, la corsa a chi gestirà un portafoglio ricchissimo è appena cominciata.