L’Italia è tra i paesi dell’Unione Europea con la minor quota di lavoratori a basso reddito.
Istintivamente bisogna considerarla una notizia positiva, perché significa che nel nostro Paese esiste meno disparità salariale rispetto al resto d’Europa.
D’altra parte, c’è da tenere a mente che il “livellamento” non è verso l’alto, se si pensa che in Italia le retribuzioni sono mediamente più basse di quelle europee.
Quanto si guadagna in Ue e in Italia?
Secondo Eurostat, nel 2023 lo stipendio annuo per i lavoratori dipendenti a tempo pieno è stato in media di 37.863 euro a livello Ue; in Italia è stato invece di 32.749 euro, ben sotto la media europea e lontano dai livelli raggiunti in Germania, di circa 51 mila euro, e Francia, di quasi 43 mila. In Italia i salari reali sono praticamente rimasti invariati negli ultimi vent’anni, mentre il costo della vita è aumentato, intaccando il potere d’acquisto dei lavoratori.
Diamo uno sguardo in dettaglio agli stipendi in Europa con questa classifica:
- Lussemburgo – 81.064 euro
- Danimarca – 67.604 euro
- Irlanda – 58.679 euro
- Belgio – 57.989 euro
- Austria – 54.508 euro
- Germania – 50.998 euro
- Finlandia – 48.391 euro
- Svezia – 44.619 euro
- Francia – 42.662 euro
- Slovenia – 33.081 euro
- Italia – 32.749 euro
- Spagna – 32.587 euro
- Malta – 29.989 euro
- Lituania – 27.178 euro
- Cipro – 26.430 euro
- Estonia – 24.899 euro
- Repubblica Ceca – 23.454 euro
- Portogallo – 22.933 euro
- Lettonia – 22.293 euro
- Croazia – 21.523 euro
- Slovacchia – 19.001 euro
- Polonia – 18.054 euro
- Romania – 17.739 euro
- Grecia – 17.013 euro
- Ungheria – 16.895 euro
- Bulgaria – 13.503 euro
L’Italia è anche uno dei paesi europei in cui la differenza tra i salari “alti” e quelli “bassi” è tra le più ridotte. Il grosso degli stipendi appartiene infatti alla fascia medio-bassa. Ovviamente, la quota di lavoratori a basso reddito è rapportata alla situazione salariale complessiva: se i lavoratori a basso reddito sono pochi vorrà dire che la disparità interna è poco accentuata, ma se il reddito preso a riferimento è già inferiore alla media europea, come nel caso dell’Italia, significherà che le retribuzioni sono appiattite verso il basso. Stando all’ultimo Osservatorio JobPricing, il 60% dei lavoratori italiani del settore privato percepisce una retribuzione inferiore ai 31 mila euro, ossia sotto la media italiana.
I paesi con le retribuzioni medie orarie più basse
Sempre secondo Eurostat, nel 2022 il 14,7% dei dipendenti europei ha lavorato a basso reddito, ossia ha percepito una retribuzione oraria inferiore ai due terzi della mediana rilevata per i 27 paesi Ue. In Italia, come in Europa, i bassi salari riguardano soprattutto le donne e i giovani sotto i 30 anni, anche se nel nostro Paese è una condizione molto meno diffusa.
Nel 2022, ha lavorato a basso reddito solo l’8,8% dei lavoratori dipendenti italiani, a un livello quindi nettamente inferiore alla media Ue. La quota più elevata di lavoratori a basso reddito è della Bulgaria, che ha raggiunto il 26,8% ed è anche il paese europeo con le retribuzioni medie più basse (13.503 euro). Anche in Germania la quota dei lavoratori a bassa retribuzione è piuttosto alta, pari a circa il 18,9%, mentre in Francia è del 9,7%, più ridotta ma comunque leggermente superiore a quella rilevata in Italia, che è tra i paesi Ue meno toccati dal fenomeno dopo Finlandia (6,5%), Svezia (4,1%) e Portogallo (1,8%).
Di seguito la classifica dei paesi europei per quota di lavoratori a basso reddito:
- Bulgaria: 26,8%
- Romania: 23,9%
- Lettonia: 23,3%
- Grecia: 21,7%
- Estonia: 21,2%
- Irlanda: 19,8%
- Germania: 18,9%
- Croazia: 18,6%
- Albania: 16,4%
- Paesi Bassi: 16,3%
- Malta: 15,9%
- Belgio: 15,9%
- Ungheria: 14,6%
- Austria: 14,0%
- Lussemburgo: 14,0%
- Slovacchia: 13,4%
- Spagna: 13,2%
- Danimarca: 9,7%
- Francia: 9,7%
- Svizzera: 9,6%
- Slovenia: 9,4%
- Italia: 8,8%
- Norvegia: 8,5%
- Finlandia: 6,5%
- Islanda: 4,4%
- Svezia: 4,1%
- Portogallo: 1,8%
Proprio in riferimento al Nord Europa, è interessante notare come Finlandia e Svezia esprimono quote inferiori di lavoratori a basso reddito rispetto all’Italia, anche se offrono retribuzioni ben più alte, rispettivamente di oltre 48 mila e 44 mila euro in media nel 2023. Nel caso di Helsinki e Stoccolma, quindi, la bassa disparità tra salari è accompagnata anche da un livello degli stipendi superiore alla media Ue, mentre in quello italiano va di pari passo con redditi inferiori: un po’ quello che emerge dal Portogallo, che ha una quota minima di lavoratori a basso reddito, ma anche stipendi medi molto bassi (22.933 euro). Da notare, comunque, che il dato italiano ovviamente non coglie l’incidenza del lavoro precario o sommerso, notoriamente molto elevata nel nostro Paese.