Investire nei mercati emergenti: le migliori opportunità nel 2017

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Investire nei mercati emergenti: le migliori opportunità nel 2017

Investire nei mercati emergenti nel 2017: dove sono le migliori opportunità di guadagno? Vediamo con precisione quali sono questi mercati, i rischi e i vantaggi che offrono.

Quali sono i mercati emergenti su cui investire? Offrono delle buone opportunità di guadagno?

L’investimento nei mercati emergenti è stato uno dei migliori in assoluto nei primi dieci anni del nuovo millennio, grazie ad una crescita economica nettamente al di sopra di quella dei paesi sviluppati e al boom dei prezzi delle materie prime.

Negli ultimi anni, però, le cose sono radicalmente cambiate e la volatilità è tornata su livelli d’allerta. Le attese per un rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti, che aumenta il costo del debito dei mercati emergenti poiché denominato in dollari, e il costante calo delle materie prime hanno aumentato i rischi.
Tuttavia, i mercati emergenti continuano ad offrire una buona opportunità anche nel 2017 attraverso una corretta strategia.

Perché investire nei mercati emergenti

Con i rendimenti nelle economie sviluppate in forte ribasso, in alcuni contesti anche in territorio negativo, i titoli dei mercati emergenti hanno rapidamente guadagnato la nomea di una delle poche aree rimaste con dei rendimenti attraenti.

Le valute emergenti si stanno rafforzando grazie al miglioramento dei prezzi delle materie prime, in particolare con il rimbalzo del prezzo del greggio, dato che molte economie in via di sviluppo sono delle grandi esportatrici di materie prime. Di conseguenza, sempre più investitori cercano rendimenti nei mercati emergenti, nonostante i rischi associati alle economie in via di sviluppo.

Vediamo quindi quali sono i principali mercati emergenti e per quale ragione sono così interessanti agli occhi dei trader. Ecco alcune informazioni che potrebbero esservi utili e vi aiuteranno a capire meglio i mercati emergenti.

Mercati emergenti: le opportunità di investimento nel 2017

Gli ETF continuano ad essere lo strumento più semplice ed efficace per investire nei mercati emergenti.
L’iShares J.P. Morgan USD Emerging Markets Bond ETF e molti altri exchange traded fund con sottostante un paniere che punta sui mercati emergenti continuano ad attrarre investimenti grazie ai rendimenti interessanti promessi.

Ci sono «opportunità interessanti per prendersi il rischio sul credito in mercati emergenti selezionati, in particolare in mercati come il Brasile e il Messico, dove i tassi potrebbero scendere. Rispetto a 20 anni fa - o anche solo 10 anni fa - i mercati emergenti sono in uno stato migliore», secondo una nota recente di BlackRock.

EMB tiene traccia del J. Core Morgan EMBI Global Core Index, un indice ponderato sul mercato. I potenziali investitori dovrebbero notare che, poiché è un indice ponderato, i paesi con maggior debito avranno una posizione più elevata nel portafoglio.

Se la Federal Reserve aumenta i tassi, le società nei mercati emergenti che hanno preso in prestito capitali dall’estero sono più esposte alle oscillazioni del capitale straniero e potrebbero trovar più difficile rifinanziare il proprio debito. Inoltre, un dollaro più forte rende più costoso pagare le obbligazioni denominate in dollari, ma questo scenario non è più così preoccupante come parecchi anni fa.

«Le loro riserve sono più alte, la loro leva è più bassa, e sono relativamente a basso costo rispetto ad altre parti del mondo. La politica monetaria ha spinto i tassi in Europa a livelli estremamente bassi, il che ha abbassato i tassi di interesse globali a livelli distorti. Ma i mercati emergenti non sono effettivamente legati ai tassi europei»,

ha dichiarato BlackRock.

Tra gli ETF dove investire sui mercati emergenti troviamo VanEck Vectors Emerging Markets Local Currency Bond ETF, PowerShares Emerging Markets Sovereign Debt Portfolio, iShares Emerging Markets Local Currency Bond ETF , VanEck Vectors Emerging Markets Aggregate Bond ETF, SPDR Bloomberg Barclays Emerging Markets Local Bond ETF.

Mercati emergenti: cosa sono?

Diamo una definizione, di cosa intendiamo per mercati emergenti, dal momento che non a tutti è chiaro questo punto. Con il termine ci si riferisce a economie mondiali che non si sono ancora sviluppate e che quindi hanno grandi potenzialità di crescita.

Con il termine mercati emergenti si fa quindi riferimento a quei Paesi che hanno delle grandi possibilità di crescere nel breve periodo. Un esempio di ciò è l’India o il Brasile, dove l’economia si sta sviluppando al momento, dopo anni passati ad inseguire i paesi più sviluppati.

I fattori di crescita determinano quindi anche un momento florido per il mercato e un rafforzamento della valuta. Elementi che risultano interessanti agli occhi degli investitori e che non devono essere trascurati.

Mercati emergenti: quali sono?

Va da sé che i mercati emergenti sono considerati tutti quelli che hanno le caratteristiche sopra citate. Quindi luoghi come l’America Latina sono ovviamente annoverati tra questi, come anche l’India e le Filippine.
Purtroppo però non è possibile stilare una vera e propria lista dei Paesi che sono da considerare emergenti.

I fattori che influiscono sulla crescita di un Paese sono molti e avvenimenti interni possono anche portare ad una drastica caduta delle quotazioni e a seri rischi per il portafoglio.
Un esempio di ciò è la Turchia e la sua moneta, da tempo considerata come uno dei mercati emergenti su cui investire.

Il 19 dicembre 2016 un attentato all’ambasciatore russo, che ne ha comportato la morte, ha pesato molto sul mercato e la Lira turca in quel giorno è crollata a picco.

I mercati emergenti hanno infatti un alto tasso di rischio, dal momento che ogni minimo cambiamento comporta delle variazioni pesanti sul mercato. Quindi se si vuole investire in queste economie si deve avere molta cura di diversificare il proprio portafoglio e soprattutto non rischiare enormi capitale in uno stesso Paese.

Mercati emergenti: perché sono interessanti?

Bisogna tener conto che i fondamentali macroeconomici di numerosi paesi emergenti sono piuttosto solidi: il tasso di sviluppo economico è mediamente molto più alto di quello dei paesi occidentali, nonostante sia in decelerazione (in certi casi è in corso una recessione); le finanze pubbliche sono sotto controllo e non presentano particolari criticità, se non una eccessiva esposizione sul fronte dell’indebitamento privato (Cina docet).

Gli esperti ritengono che chi accetta di investire sui mercati emergenti in un’ottica di medio-lungo periodo, soprattutto quando le quotazioni diventano a buon mercato in una fase di debolezza, deve essere consapevole che la volatilità può essere elevata anche nei momenti di tranquillità, a causa dei bassi rating creditizi e delle svalutazioni valutarie.
Tuttavia questi mercati rappresentano pur sempre il 40% circa dell’economia mondiale, con il trend di crescita del pil destinato ad aumentare ancora da qui al 2020.

I money manager invitano chiaramente alla prudenza e ad investire su questa asset class solo una piccola porzione del proprio capitale, che non vada ad innalzare troppo il rischio complessivo di portafoglio. I gestori guardano sempre con grande interesse all’Asia, mentre sono concordi sul fatto che per un po’ di tempo sarà meglio evitare l’investimento su paesi come il Brasile, il Sudafrica e la Russia.

Piacciono anche Messico e India in un momento di crescita. Inoltre molti money manager sono pronti a investire nuovamente sulla Cina, che oggi ha un mercato azionario decisamente a buon mercato.

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