Investimenti fattoriali: atteso un incremento del 60% entro il 2021

Con la crescente fiducia nelle allocazioni fattoriali il 60% degli investitori intende affacciarsi a questo tipo di investimento. Tra questi il 50% sono istituzionali, mentre un terzo degli operatori retail

Investimenti fattoriali: atteso un incremento del 60% entro il 2021

Né attive né passive: le strategie d’investimento più in voga presso gli investitori nel corso del 2018 sono state quelle fattoriali. Questo termine negli ultimi anni è divenuto il preferito per definire la filosofia e la pratica dell’investimento sistematico. Nonostante le strategie orientate al valore non siano poi così recenti, ne parlano Benjamin Graham e David L. Dodd già ad inizio novecento, la portata innovativa che esse hanno è espressa nella modalità con cui gli investitori possono accedervi oggi grazie agli strumenti indicizzati che rendono possibile a chiunque avvicinarsi alle strategie fattoriali a un costo più che ragionevole.

Lo conferma la terza edizione del rapporto Annual Invesco Global Factor Investing Study, secondo cui circa il 50% degli investitori istituzionali e un terzo degli investitori retail stanno potenziando i loro team in materia di investimento fattoriale, ormai arrivato ad essere considerato come il terzo pilastro delle strategie di investimento.

Nel report viene evidenziato che circa tre quinti degli investitori totali (il 64% degli investitori istituzionali e il 56% degli investitori retail) intendono incrementare le allocazioni fattoriali entro il 2021.

A livello geografico questa tendenza è particolarmente accentuata dell’area asiatica del Pacifico, dove la percentuale di investitori che vuole incrementare le allocazioni fattoriali arriva al 77% contro il 57% in Europa e il 54% del Nord America.

Secondo Georg Elsaesser, Senior Portfolio Manager, Quantitative Strategies di Invesco (nella foto), «la diffusione dell’investimento fattoriale sta innescando un cambiamento strutturale nel settore andando a costituire un vero e proprio pilastro nel mondo dell’investimento distinguendosi dalle strategie attive tradizionali e dalle strategie passive ponderate in base alla capitalizzazione di mercato».

Gli investitori sia istituzionali che retail, vedono l’investimento fattoriale come una competenza distinta che richiede risorse specifiche, piuttosto che risorse generiche tratte da altri ambiti del team interno

Il fattore value rimane il più popolare, ma in Europa si preferisce High yield

Lo stile value continua ad essere il popolare per il 78% degli investitori orientati ai fattori, seguito dall’approccio low volatilty al 62%.

A livello regionale le preferenze cambiano: in Europa si preferisce lo stile high yield in forma maggiore rispetto il value. In Asia-Pacifico si preferisce il value e il quality, mentre il Nord America si preferisce il value e size.

ETF gli strumenti favoriti per implementare le strategie fattoriali

Secondo lo studio di Invesco per le strategie di smart-beta, i veicoli negoziati in borsa come gli ETF sono chiaramente quelli favoriti dagli investitori orientati ai fattori (51%), seguiti a grande distanza dai mandati segregati al 23% e da altre tipologie di veicoli collettivi al 6%. In particolar modo gli investitori smart-beta europei e quelli del Nord America fanno ancora più intensivo di ETF e prodotti analoghi, rispettivamente al 55% e al 59%.

Investimento fattoriale in continua crescita

“Da quando abbiamo condotto il nostro primo studio, tre anni fa, abbiamo ravvisato una rapida diffusione della tendenza all’investimento fattoriale. Anche se alcuni investitori hanno già lunga esperienza con le strategie fattoriali, molti le impiegano da un periodo relativamente recente. A livello di intero settore, con l’aumento dell’esperienza e del grado di sofisticazione degli utenti, possiamo prevedere un consolidamento di questa tendenza. Le allocazioni fattoriali continueranno ad aumentare rispetto ad altri tipi di allocazioni, passando da strategia complessa e sperimentale a terzo pilastro strategico che si affiancherà ai già noti stili di gestione attivo e passivo.”, conclude Georg Elsaesser.

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