L’insegnante lavora il doppio ma viene pagato la metà: ecco lo studio che lo conferma

Simone Micocci

04/04/2017

23/10/2017 - 12:15

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Il lavoro sommerso è un problema ancora irrisolto: gli insegnanti italiani lavorano il doppio di quanto stabilito dal CCNL, ma lo stipendio è tra i più bassi in Europa.

L’orario di lavoro degli insegnanti è disciplinato dall art. 28 del CCNL.

Per i docenti della scuola dell’infanzia l’orario settimanale è di 25 ore, per la scuola elementare di 22 ore e per gli altri gradi d’istruzione di 18 ore.

Pomeriggi liberi (nella maggior parte dei casi) vacanze di Natale, Pasqua e ferie nel periodo estivo; tutti questi vantaggi fanno dell’insegnante uno dei mestieri più invidiati in Italia.

Quello che però in molti non sanno è che l’insegnante non lavora solamente nelle ore di lezione; c’è da considerare infatti il lavoro sommerso, quelle ore che il docente impiega per la preparazione delle lezioni, per la correzione dei compiti e per la propria formazione.

In merito a quest’ultimo aspetto abbiamo già parlato del diritto dell’insegnante di essere retribuito per la frequentazione dei corsi di formazione fuori dall’orario di lavoro, che tuttavia nella maggior parte dei casi non viene rispettato.

Ecco perché ad oggi la condizione dell’insegnante in Italia non è così positiva e fortunata come sembra, anzi. Non solo i docenti devono fare i conti con uno stipendio tra i più bassi in Europa, ma non vengono neppure pagati per quelle che effettivamente sono le ore impiegate per lo svolgimento della loro professione.

Gli insegnanti lavorano il doppio ma vengono pagati la metà

Da uno studio condotto dalla giunta provinciale dell’Alto Adige, infatti, emerge che buona parte del “tempo libero” dell’insegnante viene utilizzato per la correzione dei compiti in classe, per la preparazione di una lezione o per l’autoformazione.

Lavoro sommerso che non figura tra la retribuzione mensile; è come se ad un dipendente della Pubblica Amministrazione non venissero pagati gli straordinari.

Il CCNL Scuola prevede che l’orario di lavoro degli insegnanti italiani sia così strutturato:

  • 25 ore settimanali: scuola dell’infanzia;
  • 22 ore settimanali: scuola elementare;
  • 18 ore settimanali: scuole secondarie di I e II grado.

Per gli insegnanti delle scuole secondarie quindi le ore di lezione sono 18, che moltiplicate per 45 settimane danno come risultato 810 ore annue.

Lo stipendio quindi è calcolato in base a questo orario. Tralasciando il fatto che lo stipendio garantito al docente non è soddisfacente neppure per le ore frontali, bisogna considerare che nella retribuzione non sono comprese tutte quelle ore extra che questo impiega per svolgere nella maniera più corretta la propria attività.

Non ci sarebbe valutazione infatti senza i compiti in classe (i quali il più delle volte vengono corretti a casa), e non ci sarebbe apprendimento senza una giusta lezione preparata nelle ore extra di lavoro.

Considerando tutte le ore di lavoro sommerso, gli insegnanti italiani lavorano il doppio rispetto a quanto dovuto e, soprattutto, retribuito. Dallo studio della giunta della Valle d’Aosta, infatti, risulta che l’insegnante lavora in media 1.643 ore l’anno, 36 per settimana.

Uno studio nel quale non rientrano le nuove discipline e obblighi formativi legati ai BES ed ai DSA, altrimenti il lavoro sommerso sarebbe potuto essere persino maggiore.

Un problema al quale difficilmente si troverà una soluzione, poiché è praticamente impossibile calcolare le ore di lavoro sommerso per ogni insegnante.

Sarebbe sufficiente garantire loro una retribuzione idonea almeno a quelle che sono le ore di lavoro effettivamente svolte, poiché come rilevato dall’OCSE gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati in Europa.

Ecco perché spesso un insegnanti si infuria quando viene definito “fortunato” per il lavoro che svolge e per i diritti garantiti: mai come in questo caso, infatti, vale il detto che “non è tutto oro quello che luccica”.

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