L’influenza è sparita in Italia ma non è una buona notizia: ecco perché

Laura Pellegrini

4 Marzo 2021 - 15:07

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Il crollo dei casi di influenza stagionale in Italia e nel mondo desta preoccupazione: il prossimo inverno l’epidemia influenzale potrebbe riacutizzarsi e si teme per la produzione del vaccino.

L'influenza è sparita in Italia ma non è una buona notizia: ecco perché

Casi di influenza stagionale calati a picco quest’anno, grazie alle misure anti-Covid in atto, come l’uso delle mascherine, la frequente igiene delle mani e il rispetto del distanziamento sociale.

Per molti questa potrebbe essere un’ottima notizia, ma in realtà - come riporta un articolo del Telegraph - dovremmo iniziare a preoccuparci.

Il calo dei livelli di immunità all’influenza, secondo gli esperti, potrebbe portare allo scoppio di nuove epidemie dal prossimo autunno, oltre a inficiare la produzione del vaccino antinfluenzale.

L’influenza è sparita? I dati del 2021

Secondo il bollettino sanitario del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità, quest’anno in Italia i casi di influenza registrati sono stati davvero pochi. Rispetto all’anno precedente - fino a metà febbraio 2020 erano 5,6 milioni gli italiani a letto - è stato registrato meno di un terzo di casi di influenza: al momento, infatti, si registrano poco più di 1 milione e 600 mila casi di influenza stagionale.

In generale, comunque, in tutte le regioni che hanno attivato la sorveglianza si registra un’incidenza delle sindromi influenzali pari a 1,6 casi ogni mille assistiti. Il dato più basso mai registrato negli ultimi 20 anni.

Il bollettino distingue anche le fasce d’età maggiormente colpite dall’influenza stagionale: l’incidenza più alta si registra nei bambini al di sotto dei 4 anni, pari a 4,57 casi ogni mille assistiti. Meno colpiti, invece, gli altri range d’età: dai 5 ai 14 anni l’incidenza è di 1,93, mentre nella fascia 15-64 anni è pari a 1,47. Infine, tra gli individui over 65 si registra un’incidenza di 0,74 casi ogni mille assistiti.

Negli ultimi mesi i decessi per influenza si sono quasi annullati: la media Istat per l’Italia - sui casi registrati negli ultimi anni - rivela che circa il 9% della popolazione contrae l’influenza stagionale, ma i decessi si limitano allo 0,1% della popolazione.

Perché è preoccupante

L’assenza dell’influenza stagionale in Italia, ma anche nel resto del mondo, non è un segnale positivo, secondo gli esperti. La mancata immunità sviluppata contro questo virus, infatti, potrebbe portare a “un’epidemia più grave nel prossimo inverno, supponendo che le restrizioni siano completamente rimosse per allora”, come ha ipotizzato il professor John Edmunds, della London School of Hygiene & Tropical Medicina e membro del comitato governativo di consulenti scientifici Sage.

Questo drastico calo dei casi di influenza registrati a livello mondiale non solo rende probabile un violento rimbalzo della malattia il prossimo inverno, ma rende molto più difficile prevedere quale ceppo ci colpirà dopo e, soprattutto, decidere quale vaccino produrre.

Per poter sviluppare un vaccino efficace occorre analizzare diversi campioni che quest’anno, purtroppo, non sono disponibili. Come ha spiegato il dottor McCauley “poiché stiamo esaminando un minor numero di campioni, non sappiamo davvero quanto siano rappresentativi”. Negli ultimi 5 anni, infatti, il numero di campioni raccolti dal Sistema globale di sorveglianza e risposta all’influenza è variato da circa 15.000 a 40.000. Negli ultimi 12 mesi, invece, questo valore è sceso al di sotto di 1.000.

Gli esperti sono concordi nell’affermare che le misure di contenimento del Covid a cui siamo stati sottoposti nell’ultimo anno hanno portato a bassi livelli di circolazione di molti altri virus, come ha spiegato anche il professor Edmunds. Ciò significa che “potrebbero essere previsti livelli altrettanto elevati di questi altri virus anche dopo la revoca delle restrizioni”. Potrebbe anche essere aumentato il livello di trasmissibilità di queste malattie, ma tutto è ancora da verificare.

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