Inchiesta BT Italia: Londra sapeva?

Ecco perché i top manager di British Telecom sono finiti indagati nell’inchiesta su BT Italia.

Inchiesta BT Italia: Londra sapeva?

A due mesi circa dalla chiusura delle indagini, Reuters pubblica un’inchiesta esclusiva sulle presunte irregolarità contabili commesse dalla British Telecom Italia.

Secondo quanto emerge dai documenti in possesso dell’agenzia giornalistica, a coinvolgere il top management del gruppo britannico, sarebbero state dichiarazioni e email.

Ricordiamo che la Procura di Milano nel febbraio scorso ha chiuso l’inchiesta giudiziaria che vede indagate 23 persone tra ex manager e dirigenti. Nel mirino sono finiti i bilanci di BT Italia dal 2012 al 2016.

Pesanti le accuse formulate a carico degli indagati: false comunicazioni sociali, emissione di fatture per operazioni inesistenti, frode nelle pubbliche forniture e falsità nelle relazioni o comunicazioni dei responsabili della revisione contabile.

Irregolarità contabili BT Italia: Sebastiani tira in ballo top manager

Nell’inchiesta su BT Italia sono stati coinvolti anche tre ex top manager globali di British Telecom. Secondo quanto riporta Reuters, a tirarli in ballo sarebbe stato anche uno degli indagati, l’ex Cfo di BT Italia, Luca Sebastiani, che con le sue dichiarazioni – fatte mettere nero su bianco - ha contribuito a far nascere sospetti su un diretto coinvolgimento del presidente Europe, Corrado Sciolla, del Cfo Europe, Brian More O’Ferrall e del Ceo Global Service del gruppo, Luis Alvarez.

“Tutte le principali transazioni economiche e finanziarie operate da BT Italia erano condivise con i responsabili della Regione Europa (in particolare il presidente Europe Corrado Sciolla e il Cfo Europe Brian More O’Ferrall) e, ancor più, con Luis Alvarez (Ceo Global Service) e Richard Cameron (Cfo Global Service)”

ha fatto scrivere nella memoria difensiva depositata agli atti l’ex Cfo di BT Italia.

Dei quattro top manager citati da Sebastiani, solo O’Ferral non risulta indagato. Gli altri tre, contattati da Reuters non hanno voluto commentare, così come British Telecom.

Londra sapeva ciò che avveniva in BT Italia?

Secondo Sebastiani, dunque, Londra era a conoscenza di quanto avveniva nella controllata italiana:

“La sede centrale della capogruppo conosceva da anni che sussisteva in BT Italia un consistente importo di componenti positivi di reddito non fatturati (fatture da emettere). Tale situazione era nell’interesse del gruppo (…) Risulta evidente la costante pressione della capogruppo per ottenere risultati economici e finanziari di propria convenienza, magari aggiustati attraverso scritture di rettifica o assestamento”.

L’ex Cfo italiano rincara la dose:

“Emerge infatti come la sede britannica non solo fosse informata, ma conoscesse da tempo le criticità di alcuni temi... per cui le voci di contabilità ‘fatture da emettere’ e ‘crediti’ erano considerati vasi comunicanti, in modo che alla diminuzione della prima posta corrispondesse l’aumento della seconda”.

Le email depositate in procura

I giornalisti della Reuters hanno, inoltre, visionato anche altri documentati depositati in procura relativi all’inchiesta BT Italia. Si tratta di alcune email ritenute piuttosto compromettenti inviate tra aprile e agosto 2016 da O’Ferrall a diversi destinatari, tra cui lo stesso Sebastiani e altri Cfo di Francia, Germania, Benelux, Spagna e Ungheria.

In due occasioni, il mittente della missiva elettronica chiede, prima per conto di un certo Rob e poi per conto di Cameron, di trovare al più presto un modo per innalzare l’Ebitda, suggerendo anche una capitalizzazione del costo del lavoro.

Secondo l’ex Cfo italiano, la richiesta era una “manovra contraria ai principi contabili”. Inoltre, i legali di Sebastiani ritengono che l’email dimostri le pressioni esercitate da Londrasulle unit europee in ordine alle politiche di bilancio”.

O’Farrell, come si evince da altre comunicazioni via email avvenute tra Sebastiani e l’allora AD italiano Gianluca Cimini, avrebbe chiesto anche di aumentare l’outlook a 106.

British Telecom ha avuto vantaggi?

Ma dalle presunte irregolarità contabili commesse dalla controllata italiana, British Telecom che vantaggi avrebbe ottenuto?

Secondo fonti giudiziarie – riporta ancora Reuters – i magistrati ritengono che la circostanza facesse comodo alla società per

“restare sul mercato, come società con i conti in ordine, in grado di partecipare a gare per appalti pubblici”.

La Guardia di Finanza, inoltre, nella sua relazione finale depositata in procura, ipotizzava anche

“uno stretto nesso causale fra il quadro informativo falso offerto dai bilanci di BTI, per effetto delle manipolazioni contabili rilevate, e le ricadute sul valore del titolo di BT Plc”.

L’accusa, però, ha ritenuto di non procedere anche in questa direzione.

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