Il rischio sui mercati non esiste più? Borse record, Vix ai minimi

Nicola D’Antuono

28/04/2015

Investitori sempre più attratti da asset rischiosi: nessuna paura se incombe una bolla speculativa sulle azioni (ma anche sui bond). C’è sempre più fiducia nell’operato delle banche centrali

Il rischio sui mercati non esiste più? Borse record, Vix ai minimi

Sui mercati finanziari c’è così tanto ottimismo sul futuro dell’economia mondiale che le cattive notizie, o comunque potenzialmente in grado di minare sensibilmente il sentiment degli investitori, non riescono più a scalfire la voglia di “rischio” che imperversa praticamente in ogni angolo del pianeta. Gli investitori sono convinti che le grandi banche centrali non lasceranno frantumare nuovamente il sistema finanziario con l’esplosione di una mega bolla speculativa su bond e azioni, come avvenuto nel 2008, bensì orchestreranno un atterraggio morbido senza che nessuno si faccia troppo male nel momento in cui fisiologicamente diventerà necessario tirare i remi in barca.

Non importa, quindi, se la Grecia rischia il default, o addirittura l’uscita dall’euro. Né fa paura il rischio di rallentamento della crescita economica negli Stati Uniti, abbinato a un imminente rialzo dei tassi di interesse da parte della FED dopo oltre 7 anni di immissione di denaro a buon mercato. Non fanno paura le aspettative di utili societari negli USA inferiori alle attese di inizio anno, né che la BCE possa fallire l’obiettivo di risollevare l’inflazione e la crescita nella farraginosa Eurozona. Gli investitori hanno ancora tanta voglia di rischio e lo dimostrano quasi ogni giorno spingendo borse e bond su valori record.

Il Nasdaq è salito sopra 5mila punti, praticamente ai massimi di sempre, accompagnato dall’indice S&P500 che ha sfondato nuovamente i 2100 punti. Vanno a gonfie vele anche le borse europee, sulle attese di utili societari in netta ripresa grazie alla svalutazione dell’euro. Che la percezione del rischio sia ai minimi lo si capisce poi dall’andamento del Vix, detto anche “indice della paura”, che rappresenta la volatilità delle opzioni sull’indice S&P500. L’indice è sceso a 12, praticamente la metà rispetto a quattro mesi fa. Siamo su valori che non si vedevano dal 2006, ovvero ai minimi di sempre.