Contratto di apprendistato post Jobs Act: disciplina, forma e durata

Il contratto di apprendistato è un rapporto di lavoro speciale, in quanto alla prestazione lavorativa si accompagna l’obbligo del datore di lavoro di fornire, al giovane dipendente, la formazione necessaria per l’apprendimento di un mestiere e per il conseguimento della qualifica.

Il contratto di apprendistato è un contratto di lavoro, a tempo indeterminato fin dall’origine, finalizzato alla formazione e all’accesso al mercato del lavoro da parte dei giovani. Si tratta, quindi, di un contratto “speciale” nel quale l’attività lavorativa è accompagnata dall’obbligo formativo, sia sul posto di lavoro con la presenza del “tutor” aziendale, sia con la formazione di base, di regola fornita dalle Regioni.

Con la conversione in legge del decreto “Jobs Act” (D.L. n. 34/2014), diventano definitivi gli interventi in materia di apprendistato, attraverso la reintroduzione di alcuni obblighi precedentemente soppressi:

  • redazione in forma scritta del piano formativo, seppure in forma semplificata;
  • integrazione della formazione in azienda con quella pubblica di base;
  • stabilizzazione di una percentuale di rapporti di apprendistato, per i datori di lavoro che occupano almeno 50 dipendenti.

Il Jobs Act modifica in più punti il Testo Unico sull’apprendistato, che disciplina le tre forme contrattuali in cui si articola questo istituto, e interviene, preliminarmente sui requisiti di forma e sull’obbligo di redigere, per iscritto, il piano formativo individuale, obbligo che era stato soppresso dal testo originario del provvedimento.

Il contratto di apprendistato
Il contratto di apprendistato si articola su tre diverse tipologie o livelli:

  • apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale. Possono essere assunti con contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, in tutti i settori di attività, anche per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione, i soggetti che abbiano compiuto quindici anni e fino al compimento del venticinquesimo anno di età;
  • apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere. Possono essere assunti in tutti i settori di attività, pubblici o privati, con contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere per il conseguimento di una qualifica professionale a fini contrattuali i soggetti di età compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni;
  • apprendistato di alta formazione e di ricerca. Possono essere assunti in tutti i settori di attività, pubblici o privati, con contratto di apprendistato per attività di ricerca, per il conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore, di titoli di studio universitari e della alta formazione, compresi i dottorati di ricerca, per la specializzazione tecnica superiore, nonché per il praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche o per esperienze professionali i soggetti di età compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni.

Il contratto di apprendistato deve essere stipulato in forma scritta e, dopo le modifiche introdotte dal Jobs Act, deve contenere la clausola relativa al patto di prova e, in forma sintetica, il piano formativo individuale definito anche sulla base di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali.

Oltre che il requisito della forma scritta, per tutte e tre le tipologie contrattuali devono essere rispettati i seguenti principi:

  • previsione di una durata minima del contratto non inferiore a 6 mesi, fatto salvo quanto previsto per le attività stagionali;
  • divieto di retribuzione a cottimo;
  • possibilità di inquadrare il lavoratore fino a due livelli inferiori rispetto alla categoria spettante, in applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro;
  • presenza di un tutore o referente aziendale;
  • possibilità di finanziare i percorsi formativi aziendali degli apprendisti per il tramite dei fondi paritetici interprofessionali, anche attraverso accordi con le Regioni;
  • possibilità del riconoscimento, sulla base dei risultati conseguiti all’interno del percorso di formazione, esterna e interna alla impresa, della qualifica professionale ai fini contrattuali e delle competenze acquisite ai fini del proseguimento degli studi nonché nei percorsi di istruzione degli adulti;
  • possibilità di prolungare il periodo di apprendistato in caso di malattia, infortunio o altra causa di sospensione involontaria del rapporto, superiore a trenta giorni;
  • divieto per le parti di recedere dal contratto durante il periodo di formazione in assenza di una giusta causa o di un giustificato motivo;
  • possibilità per le parti di recedere dal contratto con preavviso decorrente dal termine del periodo di formazione. Nel periodo di preavviso continua a trovare applicazione la disciplina del contratto di apprendistato. Se nessuna delle parti esercita la facoltà di recesso al termine del periodo di formazione, il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Il trattamento economico e la formazione
Normalità vuole che il trattamento economico dell’apprendista sia più basso rispetto al trattamento economico dei lavoratori non apprendisti con mansioni identiche ed equivalenti. Il diverso trattamento dipende, da una regolamentazione contrattuale che prevede una retribuzione iniziale inferiore a quella prevista per i dipendenti non apprendisti, retribuzione che cresce progressivamente fino a raggiungere i valori del dipendente non apprendista. Alla contrattazione collettiva, è consentita, la possibilità di prevedere o l’inquadramento inferiore (massimo due livelli) o una retribuzione iniziale inferiore a quella prevista per i non apprendisti.

Altra considerazione sulla retribuzione è il divieto di prevedere una forma di retribuzione “a cottimo”, ossia legata alla quantità del lavoro effettuato.
Va poi considerato che le ore di formazione fatte dall’apprendista sono ore da retribuirsi essendo considerate ore lavorate. Tuttavia, il tempo destinato alla formazione non concorrerà per intero al monte ore da retribuire, ma solo per il 35% del monte ore complessivo. Per quanto riguarda l’obbligo di integrare la formazione con quella di base fornita dalle Regioni, il testo definitivo del Jobs Act stabilisce che la Regione è tenuta a comunicare al datore di lavoro, entro 45 giorni dalla comunicazione dell’instaurazione del rapporto, le modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica, anche con riferimento alle sedi e al calendario delle attività previste. Continuano, poi, ad essere validi i principi base in materia di formazione, 120 ore nel triennio, che sono ridotte a:

  • 80 ore se l’apprendista è in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado o di diploma professionale
  • 40 ore se l’apprendista possiede una laurea.

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