Il caso Cambridge Analytica spiegato in 8 semplici punti

Dall’utilizzo illecito dei dati sugli utenti di Facebook ai legami con la vittoria di Trump e della Brexit, ecco chi c’è dietro e cosa fa Cambridge Analytica.

Il caso Cambridge Analytica spiegato in 8 semplici punti

Il nome di Cambridge Analytica nelle ultime ore sta rimbalzando sulla stampa internazionale: la società è accusata di aver utilizzato illegalmente i dati di milioni di utenti Facebook al fine di arricchire il proprio database, parte dell’offerta che rivolge a partiti politici e grandi società con il fine di targettizzare le campagne e migliorare i risultati di conversione.

La società ha contribuito alla vittoria di Donald Trump alle elezioni statunitensi del 2016 e a quella del Sì all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea in occasione del referendum Brexit.

Ecco il caso Cambridge Analytica spiegato in 8 semplici punti.

1) Cos’è Cambridge Analytica?

Cambridge Analytica è una società che offre i suoi servizi a imprese e partiti politici che vogliono «cambiare il comportamento del pubblico».
Sostiene di essere capace di analizzare delle enormi quantità di dati dei consumatori e combinarli con la scienza comportamentale per identificare le persone che le organizzazioni possono scegliere come target per le proprie attività di marketing. Raccoglie dati da una vasta quantità di fonti, tra cui le piattaforme di social network, come Facebook, e tramite il proprio sistema di sondaggi.

La società ha sede a Londra ed è stata fondata nel 2013 come filiale di un’altra società, la SCL Group, che offre servizi simili in tutto il mondo.

In un’intervista al sito Contagious, il fondatore di Cambridge Analytica, Alexander Nix, ha dichiarato che la società è stato creata «per colmare il vuoto nel mercato politico repubblicano degli Stati Uniti», diventato evidente quando Mitt Romney è stato sconfitto alle elezioni presidenziali del 2012.

«I democratici stavano apparentemente guidando la rivoluzione tecnologica; l’analisi dei dati e l’impegno nel digitale erano aree in cui i repubblicani non erano riusciti a recuperare. Lo abbiamo visto come un’opportunità».

2) Perché tutti ne parlano?

Durante il fine settimana, l’Observer ha riferito che nel 2014, i dati di 50 milioni di profili Facebook sono stati raccolti da un accademico britannico, Aleksandre Kogan, e dalla sua società Global Science Research.
Kogan ha raccolto le informazioni attraverso un’app sul sito, catalogando i dati degli americani che erano stati pagati per fare un test della personalità, e raccogliendo anche i dati dei loro amici su Facebook.

Kogan era d’accordo a condividere queste informazioni con la Cambridge Analytica. Ma secondo un informatore, Christopher Wylie, la maggior parte di queste informazioni personali sono state raccolte senza autorizzazione. Egli riferisce che la Cambridge Analytica abbia usato i dati raccolti per creare un potente programma software con il fine di prevedere e influenzare le scelte alle urne dei cittadini americani.

Wylie, un canadese ex dipendente della Cambridge Analytica, ha svelato i retroscena su questa e altre pratiche d’uso presso l’azienda, che descrive come una «macchina di propaganda a servizio completo». Egli contraddice le affermazioni rilasciate in passato da Nix, che a febbraio ha detto ai parlamentari britannici che la società non ha mai utilizzato i dati di Facebook per il suo lavoro.

In una dichiarazione di sabato, la società ha negato qualsiasi illecito affermando di non aver raccolto i dati da Facebook, e che nessuno di questi dati è stato utilizzato in occasione delle elezioni presidenziali del 2016. La società afferma di rispettare pienamente i termini di servizio di Facebook e di aver cancellato tutti i dati ricevuti da GSR.

Kogan ha inoltre negato il fatto che la GSR abbia fatto qualcosa di sbagliato.
Questa non è la prima polemica che l’azienda si trova ad affrontare. È stata accusata di aver offerto il contatto di donatori stranieri per la campagna Brexit nel Regno Unito e in novembre è stato riferito che Nix ha contattato il fondatore di Wikileaks Julian Assange per chiedere se potesse aiutarlo con la pubblicazione di alcune e-mail collegate a Hillary Clinton.

La società è stata anche accusata di sopravvalutarsi. Alcuni nel mondo della tecnologia affermano che non abbia l’influenza che sostiene di avere.

3) La reazione di Facebook

Facebook ha sospeso Cambridge Analytica e diversi profili privati dal suo sito durante la fase di ricerche e investigazioni. La società di zuckerberg nega ci sia stata una violazione dei dati e afferma di aver concesso a Kogan il permesso di accedere alle informazioni. Tuttavia, condividendole con Cambridge Analytica e permettendo che fossero usate per scopi commerciali, ha infranto i termini della licenza.

«Le persone hanno fornito consapevolmente le loro informazioni, nessuno si è inserito nel sistema e nessuna password o informazione sensibile è stata rubata o hackerata», spiega Facebook.

La società riferisce di essere venuta a conoscenza del problema nel 2015 e di aver rimosso l’app e richiesto che i dati fossero distrutti.

4) Chi c’è dietro Cambridge Analytica?

La società fa parte del gruppo SCL, di cui condivide parte dei suoi direttori. Il ruolo principale è ricoperto dal 42enne Nix, entrato a far parte di SCL nel 2003 dopo aver studiato all’Università di Manchester e aver lavorato nel campo della finanza aziendale. Nix ha sviluppato il ramo politico del business della società. L’anno scorso ha raccontato a Techcrunch della sua intenzione di pubblicare un libro sulla compagnia, provvisoriamente intitolato «Mad men to maths men».

L’amministratore delegato della divisione politica di Cambridge Analytica è Mark Turnbull, che ha lavorato per 18 anni presso la società di comunicazione Bell Pottinger prima di entrare in SCL.

5) I collegamenti tra Cambridge Analytica e Donald Trump

Robert Mercer, importante sostenitore di Trump sia a livello politico che economico, ha stanziato un finanziamento di 15 milioni di dollari a favore della Cambridge Analytica. Mercer, che ha finanziato anche il noto sito web di estrema destra Breitbart, è stato presentato alla società da Steve Bannon. Banno è consigliere della società dal 2014 al 2016, e ha guidato l’ultima fase della campagna elettorale di Trump. per poi diventare chief strategist.

La società ha lavorato alle campagne di tre candidati alla presidenza in occasione delle Elezioni USA 2016, tra cui quella di Trump. Sul suo sito web si parlava del servizio di analisi di milioni di dati al fine di identificare gli elettori più persuasivi e le questioni a cui tenevano per poi inviare loro dei messaggi per «spingerli all’azione».

Gli elettori di 17 Stati sono stati intervistati ogni giorno, mentre la pubblicità online e i social media facevano il resto inviando messaggi targettizzati. La società sostiene che in questo modo è riuscita ad aumentare le donazioni contribuendo alla vittoria di Trump.

Ora sappiamo che alcuni dei dati utilizzati provengono da profili Facebook a cui la società non avrebbe dovuto avere accesso.

6) Quali altre campagne sono coinvolte?

La società ha lavorato a campagne politiche in paesi come Kenya, Colombia, India e Saint Kitts e Nevis.

7) Quali legami con la Brexit?

A febbraio, Nix ha dichiarato al Parlamento inglese che la sua azienda non ha lavorato per i sostenitori della campagna per l’uscita dall’UE, anche se tale affermazione è stata contestata dal co-fondatore di Leave.EU, Arron Banks.

8) Cosa succede adesso?

Ci sono ancora molte domande a cui sia Cambridge Analytica che Facebook devono dare risposta. A Nix potrebbe essere chiesto dai parlamentari inglesi di spiegare la sua posizione sull’utilizzo dei dati di Facebook.

Nel Regno Unito, Cambridge Analytica e Facebook sono al centro di un’inchiesta del Commissariato per le informazioni. Separatamente, la Commissione elettorale sta indagando sul ruolo di Cambridge Analytica durante la campagna per referendum sull’UE.

Negli Stati Uniti, Robert Mueller ha richiesto alla società le email come parte dell’inchiesta sul coinvolgimento della Russia nelle elezioni del 2016.

Fonte: The Guardian

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