Il BTP ti dà il 3%. Questi strumenti il 10%. Perché nessuno te ne parla?

Tommaso Scarpellini

16 Aprile 2026 - 10:51

Il BTP rende il 3%. Esistono strumenti regolamentati che distribuiscono cedole mensili oltre il 10%. Qualcuno ha preferito non dirtelo.

Il BTP ti dà il 3%. Questi strumenti il 10%. Perché nessuno te ne parla?

C’è una domanda che ogni risparmiatore italiano dovrebbe porsi almeno una volta nella vita, e che invece quasi nessuno si fa: se esistono strumenti finanziari quotati, regolamentati, accessibili anche con un conto titoli ordinario, che distribuiscono cedole mensili nell’ordine del 9-11% annuo, perché la stragrande maggioranza degli italiani non ne ha mai sentito parlare?

Non è una domanda retorica. È una domanda a cui esiste una risposta precisa, e quella risposta dice molto più sul sistema finanziario in cui operiamo che sugli strumenti stessi. Di quali strumenti stiamo parlando, e perché nessuno ne parla?

I tre strumenti, uno per uno

Il primo è JEPQ, l’ETF emesso da JP Morgan Asset Management che replica con una strategia attiva il Nasdaq 100 attraverso una selezione di 94 titoli azionari, applicando sopra questa esposizione una strategia sistematica di covered call, della quale parleremo meglio tra poco. Il rendimento distribuito su base annua si attesta intorno al 10,81%, con una cedola mensile di circa 0,559 dollari per quota.

Il patrimonio gestito supera i 34 miliardi di dollari, il che lo rende uno degli ETF income più grandi al mondo. Le spese correnti sono contenute allo 0,35% annuo, e tra le prime posizioni in portafoglio troviamo nomi come Nvidia, Apple e Alphabet, ovvero il cuore del mercato tecnologico globale.

Il secondo è GPIQ, il corrispettivo firmato Goldman Sachs, con un portafoglio di 103 titoli, un rendimento annuo di circa il 10,41%, e una cedola mensile intorno ai 0,432 dollari. Le spese sono ancora più basse, ferme allo 0,29%, e anche qui le prime posizioni vedono Nvidia, Apple e Microsoft tra i protagonisti principali. Il patrimonio gestito è di circa 3 miliardi di dollari, dimensione più contenuta rispetto a JEPQ ma assolutamente solida dal punto di vista della liquidità.

Il terzo strumento ha una logica completamente diversa: si tratta di SDIV, l’ETF di Global X che non utilizza strategie di opzioni, ma seleziona direttamente i 100 titoli azionari con i dividendi più elevati a livello mondiale, indipendentemente dal paese o dal settore di appartenenza. Il risultato è un portafoglio di 102 titoli con un rendimento medio intorno al 9% annuo e cedola mensile da circa 0,19 dollari. I costi sono leggermente più alti degli altri due, allo 0,58%, ma la caratteristica distintiva è la diversificazione geografica: SDIV investe in borsa americana, europea, asiatica, sudamericana, creando un’esposizione globale che nessun BTP, per sua natura, può offrire.

Il meccanismo nascosto: covered call

È necessario fermarsi su questo punto, perché è il cuore di tutto e perché viene quasi sempre spiegato male o non spiegato affatto. Una covered call è una strategia che prevede due operazioni simultanee: si detiene un portafoglio di azioni e, contestualmente, si vende un’opzione call su quelle stesse azioni, incassando immediatamente il premio dell’opzione. In termini molto semplici: chi adotta questa strategia rinuncia a una parte del potenziale rialzo futuro del portafoglio in cambio di un flusso di cassa immediato e ricorrente. È come affittare la possibilità che qualcun altro guadagni dalla crescita delle vostre azioni, ricevendo in cambio un canone mensile.

Questo spiega perché JEPQ e GPIQ riescono a distribuire rendimenti così elevati senza che sia necessario ipotizzare miracoli o trucchi contabili: il flusso cedolare proviene in larga parte dai premi delle opzioni vendute sistematicamente sul Nasdaq 100.

Ma questa struttura porta con sé due rischi specifici che è fondamentale non sottovalutare. Il primo: in una fase di forte rialzo dei mercati, la strategia covered call limita la partecipazione al rialzo del portafoglio sottostante, perché le opzioni vendute vengono esercitate dalla controparte che ne beneficia. In sostanza, si guadagna la cedola ma si perde parte dell’apprezzamento. Il secondo: in una fase di crollo dei mercati, la strategia covered call non protegge il capitale in modo significativo perché il premio incassato dall’opzione è di entità limitata rispetto a un calo profondo del portafoglio azionario. La cedola continua ad arrivare, ma il valore del capitale investito scende insieme al mercato.

Il confronto con il BTP che nessuno fa

Prendiamo i numeri così come sono, senza abbellirli né deformarli. Un BTP decennale acquistato oggi rende intorno al 3,5% lordo annuo, che al netto della fiscalità italiana del 12,5% sui titoli di Stato si traduce in poco più del 3% reale. JEPQ, nello stesso arco temporale, ha distribuito un rendimento da cedola dell’10,81% annuo, soggetto però a una tassazione più elevata in quanto reddito di capitale estero per il risparmiatore italiano.

Su un capitale di 100.000 euro, la differenza di rendimento da cedola tra il BTP e JEPQ è nell’ordine dei 7.000 euro all’anno, al lordo delle imposte.

Ma questo paragone fa acqua da tutte le parti. Ora ti spiego cosa devi saspere.

I rischi che devi conoscere

Sarebbe disonesto concludere l’analisi senza affrontare con la stessa precisione i rischi specifici di questi strumenti, perché esistono e sono reali. Il primo elemento da comprendere è che questi ETF non hanno una scadenza. A differenza di un BTP, dove la data di rimborso del capitale è fissa e certa, un ETF income è uno strumento a vita indefinita il cui valore di mercato fluttua ogni giorno in funzione dell’andamento del portafoglio sottostante. Non esiste un momento in cui lo Stato vi rimborsa il nominale: il capitale lo recuperate solo vendendo le quote al prezzo di mercato di quel giorno, che potrà essere superiore, uguale o inferiore a quello di acquisto.

Il secondo rischio è più sottile e spesso viene ignorato: la cedola mensile di questi strumenti non è necessariamente composta al 100% da reddito generato dal portafoglio. In certi contesti di mercato, una parte della distribuzione può rappresentare un ritorno del capitale investito, ovvero una restituzione di una porzione di ciò che avete versato, mascherata sotto forma di cedola. Questo fenomeno, noto in inglese come return of capital, non è illegale né raro, ma va monitorato perché erode silenziosamente la base patrimoniale senza che l’investitore se ne accorga immediatamente.

Il terzo rischio è quello della volatilità: questi sono strumenti azionari o che contengono azionario, e come tali possono subire oscillazioni di prezzo significative nel breve periodo. Chi non è disposto a vedere il valore del proprio portafoglio muoversi anche del 20-30% in fasi di stress dei mercati dovrebbe riflettere molto attentamente prima di allocare capitale su questi strumenti.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.