A settembre l’inflazione italiana è salita al 4,2% annuo, dal 3,3% di agosto, secondo la stima preliminare dell’Istat. Nell’area euro la stima flash di Eurostat indica il 3,8%. In entrambi i casi la spinta arriva quasi tutta dall’energia, in Italia i beni energetici regolamentati crescono del 25,9% su base annua, quelli non regolamentati del 22,2%.
Un BTP che rende il 4% lordo, cioè il 3,5% netto, con l’inflazione al 4,2% fa perdere comunque potere d’acquisto. I titoli di Stato indicizzati all’inflazione servono proprio a evitare questo poiché pagano un rendimento reale fisso, a cui si aggiunge l’inflazione effettivamente registrata.
Abbiamo selezionato sei BTP indicizzati quotati sul MOT, diversi per scadenza e per indice di riferimento, con cui costruire potenzialmente un portafoglio che protegga il capitale dall’aumento dei prezzi.
Due tipologie di BTP, due inflazioni diverse
Prima di scegliere i titoli va chiarito quale inflazione si vuole coprire, i BTP indicizzati sono di due tipi:
- i BTP Italia, incluso il nuovo BTP Italia Sì, sono legati all’indice FOI senza tabacchi, cioè all’inflazione italiana. La rivalutazione del capitale viene pagata ogni sei mesi insieme alla cedola: l’investitore incassa subito l’inflazione maturata, e il flusso è adatto a chi vuole integrare il reddito. In caso di deflazione la cedola reale resta garantita e il capitale viene comunque rimborsato almeno alla pari;
- i BTP€i sono invece legati all’indice armonizzato dei prezzi al consumo dell’area euro, sempre al netto dei tabacchi. Qui la rivalutazione si accumula sul capitale e viene incassata solo alla scadenza o alla vendita, mentre le cedole semestrali vengono calcolate sul capitale rivalutato. Anche i BTP€i garantiscono a scadenza il rimborso del valore nominale in caso di deflazione.
Oggi i due indici non viaggiano allo stesso ritmo, dato che a settembre l’inflazione armonizzata è al 4,1% in Italia e al 3,8% nell’area euro. Chi spende in Italia è coperto meglio dai BTP Italia, ma chi vuole un’esposizione più ampia, o diversificare il rischio di un indice solo, affianca i BTP€i.
I 6 BTP per costruire un portafoglio anti-inflazione
| Titolo | ISIN | Indice | Cedola reale | Scadenza | Prezzo | Rendimento reale lordo |
|---|---|---|---|---|---|---|
| BTP Italia novembre 2028 | IT0005517195 | FOI Italia | 1,60% | novembre 2028 | 101,34 | 0,96% |
| BTP Italia Sì giugno 2031 | IT0005713547 | FOI Italia | 1,60% | giugno 2031 | 99,95 | 1,61% |
| BTP€i agosto 2031 | IT0005657348 | HICP area euro | 1,10% | 15 agosto 2031 | 97,77 | 1,58% |
| BTP Italia giugno 2032 | IT0005648248 | FOI Italia | 1,85% | 4 giugno 2032 | 100,87 | 1,69% |
| BTP€i maggio 2033 | IT0005482994 | HICP area euro | 0,10% | 15 maggio 2033 | 88,05 | 2,05% |
| BTP€i febbraio 2037 | IT0005725160 | HICP area euro | 2,00% | 15 febbraio 2037 | 94,63 | 2,59% |
Prezzi rilevati sul MOT il 6 e il 7 ottobre 2026. Il rendimento reale è calcolato al lordo delle imposte, ipotizzando di tenere il titolo fino a scadenza, e va sommato all’inflazione futura.
1) BTP Italia novembre 2028
Tra quelli selezionati, il titolo con la vita residua più breve, poco più di due anni. Il rendimento reale è basso, 0,96%, perché il prezzo sopra la pari assorbe una parte della cedola. In cambio, la durata ridotta lo rende poco sensibile ai movimenti dei tassi, è la componente che protegge il portafoglio dall’inflazione dei prossimi due anni, quella che oggi preoccupa di più. Il premio fedeltà dello 0,8% spettava solo a chi aveva sottoscritto all’emissione e non è disponibile per chi compra oggi.
2) BTP Italia Sì giugno 2031
È il titolo collocato a giugno con un tasso reale dell’1,60%, quota poco sotto la pari, a 99,95 e offre quindi un rendimento reale dell’1,61%. Le cedole semestrali hanno due componenti, una fissa, pari a metà del tasso annuo e garantita anche in caso di deflazione, e una legata all’inflazione italiana del semestre. Anche qui il premio finale dello 0,6% è riservato a chi ha sottoscritto all’emissione.
3) BTP€i agosto 2031
Ha una durata quasi identica a quella del BTP Italia Sì e un rendimento reale molto simile, 1,58%, la differenza sta nell’indice. Tenerli entrambi permette di dividere la copertura tra inflazione italiana ed europea sulla stessa scadenza. Attenzione alla liquidità: la forchetta tra prezzo in acquisto e prezzo in vendita è ampia, e conviene inserire ordini con limite di prezzo invece di comprare al meglio.
4) BTP Italia giugno 2032
Emesso a maggio 2025 con tasso reale dell’1,85%, offre oggi un rendimento reale dell’1,69%. È il BTP Italia più lungo tra quelli selezionati e completa la copertura sull’inflazione italiana fino al 2032. Anche qui gli scambi sul MOT sono poco liquidi e un ordine con limite di prezzo è d’obbligo.
5) BTP€i maggio 2033
Emesso quando i tassi reali erano vicini allo zero, paga una cedola reale di appena lo 0,10%. Proprio per questo quota a 88,05, con uno sconto di quasi 12 punti sul valore nominale. Il rendimento reale arriva al 2,05%, ma viene quasi tutto dalla risalita del prezzo verso 100 a scadenza e non dalle cedole: è un titolo per chi non ha bisogno di flussi periodici.
6) BTP€i febbraio 2037
È il titolo con il rendimento reale più alto, il 2,59%, ma anche quello con la vita residua più lunga, oltre dieci anni. È di recente emissione, con una cedola reale del 2%. Il prezzo sotto la pari riflette il rialzo dei rendimenti reali delle ultime settimane. Un’eventuale ulteriore salita dei tassi reali peserebbe molto sul prezzo, quindi è adatto solo a chi ha un orizzonte lungo e può tenerlo fino a scadenza.
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BTP indicizzati o tasso fisso?
All’asta del 29 settembre il Tesoro ha collocato un BTP a cinque anni al 4% lordo, mentre un BTP indicizzato di pari durata rende l’1,6% reale. La differenza, circa 2,4 punti, è l’inflazione di pareggio. Se nei prossimi cinque anni l’inflazione media supererà quel livello, l’indicizzato avrà reso di più del tasso fisso ma, se resterà al di sotto, avrà reso di meno.
Con l’inflazione al 4,2% la soglia sembra facile da superare, ma ricordiamoci che il rialzo di settembre è dovuto quasi interamente all’energia, con l’inflazione di fondo, che esclude energetici e alimentari freschi, in Italia all’1,7%, nell’area euro al 2,5%. Se i prezzi dell’energia si stabilizzassero, l’inflazione potrebbe tornare rapidamente sotto il 2,4%. Gli indicizzati restano quindi soprattutto un’assicurazione, utile per chi teme che lo shock energetico si trasmetta a salari e servizi.
Come costruire un portafoglio di BTP indicizzati?
Costruire un portafoglio anti-inflazione significa decidere su quali scadenze e quali indici distribuire il capitale. Un profilo prudente, attento alla volatilità dei prezzi, può concentrarsi sulle scadenze fino al 2031. Ad esempio un terzo sul BTP Italia novembre 2028, un terzo sul BTP Italia Sì 2031 e un terzo sul BTP€i agosto 2031, con la vita media che resta sotto i quattro anni e la copertura è divisa tra inflazione italiana ed europea.
Un profilo più orientato al rendimento, invece, può allungare la durata media con il BTP Italia 2032, il BTP€i 2033 e una quota limitata del BTP€i 2037. Il rendimento reale medio del portafoglio sale, ma sale anche la sensibilità alle variazioni dei tassi. In entrambi i casi, chi intende tenere i titoli fino a scadenza non deve preoccuparsi delle oscillazioni di prezzo intermedie: alla fine riceverà il capitale rivalutato per l’inflazione e, in caso di deflazione, almeno il valore nominale.
Ricordiamo, infine, che su cedole e rivalutazione del capitale si applica l’aliquota agevolata del 12,5% prevista per i titoli di Stato. Nei BTP Italia l’imposta sulla rivalutazione si paga ogni sei mesi, nei BTP€i alla scadenza o alla vendita. Su tutti grava l’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul valore del dossier titoli. Restano l’esenzione dall’imposta di successione e l’esclusione dal calcolo dell’ISEE fino a 50.000 euro complessivi in titoli di Stato.
Attenzione: sul piano operativo, molti di questi titoli sono poco scambiati. Prima di acquistare, conviene controllare le proposte in acquisto e in vendita e usare sempre ordini con limite di prezzo.
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