Prezza 97,22 e paga il 16% nei primi 2 anni, poi cedole fino all’8% il callable bond GS in USD

Stefano Vozza

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Presentiamo i tratti chiave di un corporate bond dalla durata massima a 10 anni e che, in precisi scenari, potrebbe rendere più dello yield medio di mercato

Prezza 97,22 e paga il 16% nei primi 2 anni, poi cedole fino all'8% il callable bond GS in USD

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Hanno già un mese di vita i due neo callable bond retail emessi da Goldman Sachs (GS) il 1° settembre. In verità non sono i primi dell’anno e, c’è da scommetterci, forse neanche gli ultimi di questo 2026 per la nota banca d’affari americana. Data la vastità operativa sia in termini di aree di business che di Paesi coperti e clienti seguiti, dagli Istituzionali al retail e al corporate, è sempre alla ricerca di fondi da intermediare.

Abbiamo già esposto i tratti chiave dell’obbligazione in euro, per cui in questa sede ci soffermeremo sulla tranche denominata in dollari americani. Anticipiamo solo che prezza 97,22 e paga il 16% nei primi 2 anni, poi cedole fino all’8% il callable bond GS in USD.

I punti salienti del GS Fin Corp Mc Sep36 Call USD

Il titolo ha identificativo ISIN XS2061704172 ed è visibile, quotato e negoziato sull’EuroMOT di Borsa Italiana. Ha una durata massima di 10 anni a partire dal 1° di settembre scorso fino alla stessa data del 2036.

Tuttavia, trattandosi di un callable c’è che la sua vita fruttifera potrebbe essere molto più corta di un decennio. L’emittente potrà esercitare l’opzione a partire dal 2° anno (settembre 2028) fino al 9° (settembre 2035) considerato che al termine del 10° il prestito arriverà a naturale scadenza. Il notice period, ossia il tempo di preavviso, è di 5 giorni lavorativi prima, per cui la notizia del possibile richiamo è rimandato alla fine di agosto tra il 2° e il 9° anno. Il rimborso avverrebbe al 100% del valore nominale dei titoli posseduti, insieme all’ultima cedola netta maturata di diritto.

Tanto il capitale, quanto gli interessi periodali, saranno corrisposti nella valuta di denominazione del prestito, cioè in $ USA. La callability, quindi:

  • ridurrà l’effettiva vita fruttifera dell’investimento;
  • porrà fine all’obbligo per GS di pagare le cedole per gli anni successivi alla call, con conseguente decurtazione del potenziale monte interessi complessivo;
  • espone l’investitore al rischio di reinvestimento, ossia di trovarsi di fronte uno scenario di mercato con tassi medi inferiori a quelli attuali.

Cedole e rendimento di questo corporate bond

Il taglio minimo di sottoscrizione è prettamente retail, di soli 100 USD più le spese di commissione bancaria. Al cambio attuale EUR/USD a 1,1257 vuol dire 88,83 € a titolo, spese bancarie a parte.

Al pari di molte altre emissioni corporate, il bond (tecnicamente un “Callable Fix to Steepener Notes”) ha una struttura cedolare di tipo misto. Si parte da coupon fissi e noti a priori per un biennio su dieci anni complessivi, e si sconfina nella componente variabile, la più lunga. Non è una novità: molte emissioni corporate partono da tassi altissimi nei primi, pochi anni, salvo poi passare (molto presto e molto a lungo) a strutture dai ritorni incerti.

Può andare bene e ritrovarsi tra le mani un prodotto “vincente” e redditizio, ma anche no e ricevere un misero flusso cedolare per X anni. Oltretutto un serio rischio di questi bond è che spesso prezzano sotto la pari, per cui la possibilità di ritrovarsi con il capitale “incagliato” (quotazioni inferiori ai prezzi di carico) non è rara.

Chiarito ciò, il GS Fin Corp Mc Sep36 Call Usd frutta i seguenti interessi annui lordi (periodicità annua, dato stacco: 01/09 di ogni anno):

  • 8,00% (5,92% netto) del valore nominale del prestito sottoscritto nel 1° e 2° anno, vale a dire le cedole dal 2027 al 2028;
  • cedole annue variabili comprese in un range tra il 3,00% (2,22% netto) e l’8,00%, e calcolate secondo un preciso meccanismo definito dall’emittente. I payout variabili sono pari alla differenza, moltiplicata per 8, tra i tassi USD ICE Swap Rate 10Y e il USD ICE Swap Rate 2Y, con floor al 3% e cap all’8%. Entrambi i tassi swap sono rilevati 3 giorni lavorativi antecedenti l’inizio del periodo cedolare di riferimento.

Lo scenario perfetto per l’investitore retail

Sull’EuroMOT il bond è praticamente illiquido visto che negli ultimi 30 giorni i contratti daily non hanno superato i 65mila USD in termini di controvalore. Giusto per avere un raffronto, i bond MEF scambiano mediamente qualche milione di euro a seduta.

Martedì 6 ha chiuso le contrattazioni agli stessi prezzi di lunedì considerato che non c’è stato neanche 1 contratto concluso. Inoltre il prezzo di riferimento è 97,22 (minimo annuo a 96,50) a beneficio dell’effettivo annuo a scadenza. Se la call arrivasse il 1° settembre 2028 esso sarebbe pari al 7,145% ai corsi attuali, quasi il 15% netto in 23 mesi scarsi. Sarebbe uno scenario perfetto per l’investitore attivo in bond, che rientrerebbe subito del capitale con un ricco guadagno tra interessi e plusvalenza. La sua natura “attiva”, cioè dinamica sui mercati, lo porterebbe sicuramente a scovare altre buone occasioni di investimento a breve-medio termine.

Un finale del genere sarebbe meno gradito dal cassettista. La call a stretto giro, infatti, arriverebbe verosimilmente in uno scenario di calo dei tassi negli States. In tal caso GS estinguerebbe il prestito per rifinanziarsi a costi inferiori e priverebbe l’investitore dei potenziali maggiori tassi.

Prezza 97,22 e paga il 16% nei primi 2 anni, poi cedole fino all’8% il callable bond GS in USD

In tutti i casi, cioè a settembre 2036 o prima, bisogna fare i conti con il cross valutario. Se a quella data il $ USA si sarà apprezzato giungerà un extra guadagno da cambio a rimpinguare gli incassi cedolari e il capital gain nei casi più felici. Quest’ultimo è certo solo a scadenza per chi compra ai corsi attuali, mentre da qui a prima del 2036 è tutto da vedere. Il rischio di mercato, ossia di oscillazioni dei corsi, è sicuramente un contro da mettere in conto. Oggi con la cedola fissa all’8% i corsi sono scesi sotto cento, per cui quando scatterà la gamba variabile questo rischio potrebbe essere quasi una costante.

Diviene strategico, quindi, il price e il timing di ingresso, al fine di ottimizzare le variabili a proprio vantaggio. Quanto al rischio emittente, cioè di controparte, il bond gode di rating attuali medio-alti. Nello specifico, le agenzie del mestiere gli attribuiscono giudizi che spaziano da A (Fitch) a BBB+ (S&P), e nel mezzo A2 (Moody’s). Lo scenario secondo cui la banca americana un domani non onori debito e/o interessi è davvero molto basso.

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