IRPEF: ancora tagli su spese deducibili e detraibili, previsto maggior gettito per 1,5 miliardi

Federico Migliorini

25 Aprile 2015 - 16:42

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Il Governo sta analizzando un possibile intervento volto a rimodulare le detrazioni Irpef, sia per recuperare gettito: circa 1,5 miliardi di euro, sia per garantire maggiore equità. In ogni caso non saranno toccate le detrazioni per i redditi medio/bassi.

Come ogni anno in queste settimane dove ci si accinge a compilare la propria dichiarazione dei redditi aumenta l’attenzione verso i possibili oneri deducibili e detraibili da sfruttare per abbattere, almeno parzialmente la pressione fiscale. Ed è proprio su oneri deducibili e detraibili che il Governo sta pensando di intervenire per recuperare gettito e tassazione.

L’obiettivo è quello di riuscire a recuperare almeno 1,5 miliardi di euro, rimodulando oneri deducibili e detraibili nel tentativo di garantire una maggiore equità, magari tagliando le agevolazioni in proporzione al reddito complessivo di ogni contribuente.

La rimodulazione delle spese sanitarie
Per la rimodulazione degli oneri deducibili e detraibili il Governo ha in mano un dossier arrivato direttamente dai responsabili della spending review. Per il momento le ipotesi formulate sono due, e saranno oggetto di analisi nei prossimi giorni.

La prima ipotesi prevede una rimodulazione degli oneri detraibili, in particolare le detrazioni del 19% (spese mediche in primis), che andranno progressivamente a ridursi all’aumentare del reddito imponibile, fino ad arrivare all’azzeramento per i redditi che supereranno la soglia dei 95 mila euro e spetterà per intero ai contribuenti che percepiranno un reddito complessivo sino a 75 mila euro per poi diminuire progressivamente sino al raggiungimento dei 95 mila euro.

La seconda ipotesi, meno incisiva della precedente, prevede la scomparsa delle detrazioni al raggiungimento dei 75 mila euro annui di reddito complessivo. La detrazione continuerà ad essere piena per i redditi fino a 55 mila euro, per poi arrivare a decrescere progressivamente fino al raggiungimento dei 75 mila euro.

La modifica per le ristrutturazioni edilizie
L’attuale bonus del 36% (per il 2015 ancora al 50%) legato alle spese sostenute per gli interventi di manutenzione straordinaria o ristrutturazione edilizia, potrebbe ridursi a partire dal 2016 sino al 20%, sempre da spalmare nel consueto periodo di dieci anni. Stessa sorte potrebbe toccare anche agli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Inoltre, la stretta sarà ancora più severa con il c.d. “bonus mobili”, che potrebbe essere definitivamente soppresso. Questa maxi operazione di riordino dei bonus edilizi dovrebbe garantire maggiori entrate nelle casse statali per circa 300 milioni di euro.

La modifica delle altre detrazioni
Lo strumento del taglio crescente del bonus al crescere del reddito potrebbe essere utilizzato anche per le deduzioni sugli oneri contributivi versati dal datore di lavoro nei confronti dei collaboratori familiari, i cosiddetti badanti. Stessa sorte potrebbe toccare anche alla detrazione per spese veterinarie, nel caso in cui la stessa non venisse soppressa del tutto.

La ratio dei tagli
Secondo i tecnici la rimodulazione degli oneri deducibili e detraibili era necessaria soprattutto per quelli che non hanno mai avuto una giustificazione di sostegno del reddito per le fasce economiche più deboli. Ragione sicuramente condivisibile, ma si tratta comunque di materia da trattare con attenzione: infatti, il taglio di alcune agevolazioni, si pensi su tutte ai bonus edilizi, potrebbe anche avere effetti negati su tutto il comparto legato alle costruzioni e a tutto il suo indotto, compreso il settore dei mobili. Pensandoci bene, vale davvero la pena recuperare a tassazione 1,5 miliardi di euro, ma vedere un calo della produzione in alcuni settori che hanno sinora resistito a stento alla crisi economica?!

Non sarebbe forse meglio fare si che le attuali detrazioni e deduzioni possano essere il motore a sostegno della ripresa economica di settori particolarmente delicati e importanti per il tessuto industriale del nostro Paese. Per il momento si tratta soltanto di ipotesi in attesa della prossima Legge di Stabilità, ma è bene che il dibattito su questi temi possa essere aperto già da adesso.

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