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di Glauco Maggi

I DEM sempre più a sinistra, rischio «contraccolpo» nel 2022

Glauco Maggi

13 luglio 2021

I DEM sempre più a sinistra, rischio «contraccolpo» nel 2022

Gli elettori lo avevano scelto proprio perché moderato e maestro del compromesso eppure Joe Biden sembra stia forzando la mano oltre il mandato ricevuto. Il rischio contraccolpo è vicino per i DEM.

Tre indizi fanno una prova, in politica soprattutto. Da quando Joe Biden ha vinto, il suo partito ha deciso di forzare la mano ben oltre il mandato ricevuto, sbilanciandosi a sinistra quasi fossero stati i socialisti dichiarati Bernie Sanders o Elizabeth Warren a stravincere la Casa Bianca.

Invece, gli americani che avevano promosso alle primarie Democratiche Biden, e bocciato i due senatori radicali perché pensavano che Joe sarebbe stato moderato e maestro del compromesso, si ritrovano con un partito Democratico compatto, nei suoi quadri dirigenti, su posizioni radicali.

Per esempio, il disarmo della polizia, che è un suicidio del buon senso, per ossequio a Black Lives Matter. O l’imposizione dell’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, fin dalle elementari, della CRT (Critical Race Theory, o Teoria Critica della Razza), la filosofia contraria al “sogno” di Martin Luther King di una società in cui le persone hanno gli stessi diritti e doveri a prescindere dal colore della pelle. O, in odio al Muro di Trump, l’apertura alla immigrazione clandestina con una sostanziale eliminazione del confine con il Messico.

Insomma, il partito di Biden si è scatenato, sotto la guida di Nancy Pelosi alla Camera e di Chuck Schumer al Senato, nel cercare di imporre una rivoluzione di valori woke, politicamente corretti, elitari ed estremisti, a una America di centristi, di moderati, di indipendenti. Quegli americani, cioè, che hanno negato il bis a Trump nel 2020, ma che ora non sono disposti ad assecondare e tantomeno a subire passivamente la deriva “ideologica” propugnata dai Democratici. La percepiscono inattesa, negativa, dalle conseguenze disastrose nella qualità della loro vita. Sgradita, e meritevole d’essere punita.

I tre indizi per il futuro contraccolpo nel 2022

Ed ecco i tre indizi di questa “ribellione” che potrebbe, anzi potrà secondo molti commentatori, farsi sentire alle prossime elezioni del novembre 2022.
Peggy Noonan è il primo segnale. Sul Wall Street Journal, la opinionista dal passato di conservatrice reaganiana, ma dal presente nettamente anti Trump, è stata severissima nel condannare, sabato 10, il “radicalismo” dei Democratici.

Li ha accusati di essere, loro, i protagonisti di una vera “offensiva nella guerra della cultura”. Facendo ciò, ha ribaltato l’argomento, tanto caro ai media mainstream, secondo cui sarebbero i Repubblicani e i conservatori a essere i responsabili del clima di radicalizzazione nel paese. La Noonan ha fatto un collage di pareri autorevoli, e al di sopra di ogni sospetto provenendo da personaggi della sinistra, che denunciano l’emergente estremismo dei DEM.

Uno è Kevin Drum, giornalista delle testate liberal Mother Jones e Washington Monthly, che ha titolato un articolo del 3 luglio sul blog jabberwocking.com “Se tu odi le guerre della cultura, dà la colpa ai liberal”. E ha poi scritto: “Non sono i conservatori che hanno trasformato la politica americana in una battaglia nella guerra della cultura. Sin dal 2000, secondo un sondaggio, i Democratici si sono spostati significativamente a sinistra nella maggior parte delle questioni socialmente calde, mentre i Repubblicani si sono mossi solo leggermente a destra”.

E ha citato i temi: aborto, religione, armi, matrimonio tra omosessuali, immigrazione e tasse.

Un altro personaggio citato dalla Noonan è David Shor, ricercatore che si autodefinisce socialista e che onestamente riferisce i numeri crudi dei sondaggi. “I Democratici nel 2020 hanno guadagnato circa il 7% tra i votanti bianchi con un titolo universitario”, aveva detto Shor al New York Magazine tempo fa, confermando che l’anima del partito DEM è sempre più elitaria, e bianca.

Ma “il sostegno tra i neri è calato di un punto o due, e tra gli ispanici è crollato dell’’ 8% o 9%”, secondo Shor. E ha spiegato che questi cali sono la conseguenza delle posizioni espresse dai DEM per il de-finanziamento della polizia, particolarmente sgradite alla parte della popolazione più indifesa e che ha più bisogno della protezione degli agenti.

I bianchi laureati, si sa, vivono in quartieri non a rischio, e possono giocare ideologicamente con il fuoco dell’aumento della criminalità. Non così gli afro-americani e i latinos.

E questo ci porta al secondo indizio, particolarmente bruciante per l’establishment dei Democratici. Eric Adams, ex poliziotto, ha vinto prima di quanto si pensasse le primarie democratiche di New York e a novembre, con tutta probabilità, sostituirà Bill de Blasio. Il sindaco (comunista di cuore e di testa) in otto anni ha portato la città al disastro con la sua politica anti-polizia: la crescita significativa dei crimini, degli omicidi, dei feriti da arma da fuoco, dei senza casa ha fatto diventare urgente un ribaltone radicale nella amministrazione cittadina.

Adams è pur sempre un Democratico, ma ha impostato tutta la sua campagna vincente sul programma di law & order. In modo esplicito, ha detto che l’ordine e la sicurezza, temi bistrattati a sinistra, sono la premessa per il ritorno della città alla condizione che godeva prima di de Blasio: sicura, con l’economia fiorente, capace di attrarre turisti. Adams ha battuto anche il New York Times, che aveva appoggiato una donna, assessore di de Blasio, e la deputata di New York Alexandria Ocasio Cortez, che aveva sostenuto una ultraliberal della sua stessa corrente filo socialista. Il risultato è eclatante, un messaggio non equivoco: il vento di sinistra del vertice dei DEM si scontra frontalmente con il suo stesso elettorato fatto di persone concrete, ostili al radicalismo.

Il terzo indizio è la reazione sempre più estesa contro la CRT da parte delle famiglie che hanno figli in età scolare. Nata nelle università liberal negli Anni 70, la CRT sostiene che esiste la ‘supremazia bianca’ , fonte di razzismo sociale e che conserva il suo potere attraverso le leggi. E che è doveroso per le scuole organizzare l’ “antirazzismo”, che consentirebbe nel far sentire i bianchi oppressori fin da bambini, per il fatto di essere bianchi.

A questo razzismo “inverso” si stanno ribellando in tutta America i genitori organizzati nei consigli scolastici. Non solo i bianchi, ma anche gli asiatici o gli afro-americani. Ne cito uno, nero, ma è solo un esempio. Ian Rice, genitore nero di due figli, ha fatto un intervento nel board del distretto scolastico della Kent County, Michigan, che è diventato virale: “La CRT ci sta insegnando che i bianchi sono gente cattiva. Non è vero. Questo insegnerebbe a mia figlia che sua madre è una cattiva persona. Questo board e questo distretto stanno sbagliando. La CRT influenza gli studenti di razze diverse a odiarsi reciprocamente”.

Moltiplicate questo intervento per cento, o magari per mille, e avrete l’immagine di come il paese, i padri e le madri comuni, stiano sollevandosi per respingere una teoria che vorrebbe imporre un insegnamento bigotto, razzista, opprimente verso i bianchi, ma anche avvilente per gli studenti delle altre razze. Una teoria che piacerebbe di sicuro alle Pantere Nere, ma che scandalizzerebbe Martin Luther King. La CRT sta insomma esplodendo nelle mani dei liberal più radicali, e il contraccolpo, blacklash lo chiama la Noonan, si farà sentire nei seggi.

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Glauco Maggi

Giornalista dal 1978, vive a New York dal 2000 ed è l'occhio e la penna italiana in fatto di politica, finanza ed economia americana per varie testate nazionali