Green pass obbligatorio in azienda: chi non si vaccina rischia lo stipendio? Facciamo chiarezza

Teresa Maddonni

21/07/2021

21/07/2021 - 09:41

condividi

Green pass obbligatorio in azienda: la proposta arriva da Confindustria con la revisione del protocollo di sicurezza. Senza vaccino salta lo stipendio e la mansione. I sindacati rispondono.

Green pass obbligatorio in azienda: chi non si vaccina rischia lo stipendio? Facciamo chiarezza

Con il green pass obbligatorio in azienda chi non si vaccina rischia lo stipendio? Nulla di certo ancora, ma la proposta arriva da Confindustria.

Una mail anticipata da Il Tempo della direttrice generale Francesca Mariotti inviata ai direttori del sistema industriale rivede il regolamento interno.

La mail fa riferimento alla proposta normativa su cui Confindustria sta lavorando con governo e istituzioni per rivedere il protocollo di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il green pass obbligatorio sarebbe il passo successivo al vaccino somministrato in azienda.

Qualora la proposta di Confindustria dovesse passare, ricordiamo che il governo sta per varare il nuovo decreto sul green pass discutendo anche sull’obbligo del vaccino per gli insegnanti, i lavoratori che non si vaccinano potrebbero perdere lo stipendio. Vediamo quali sarebbero le conseguenze reali.

Green pass obbligatorio in azienda: chi non si vaccina rischia lo stipendio

Se il green pass diventa obbligatorio in azienda, chi non si vaccina potrebbe perdere lo stipendio. Almeno questo è quello che emerge dalla mail interna di Confindustria inviata da Mariotti.

Si legge nella stessa infatti che “l’esibizione di un certificato verde valido dovrebbe rientrare tra gli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede su cui poggia il rapporto di lavoro. In diretta conseguenza di ciò, il datore, ove possibile, potrebbe attribuire al lavoratore mansioni diverse da quelle normalmente esercitate, erogando la relativa retribuzione; qualora ciò non fosse possibile, il datore dovrebbe poter non ammettere il soggetto al lavoro, con sospensione della retribuzione in caso di allontanamento dell’azienda.”

Dunque in caso di obbligo del green pass se il lavoratore non si vaccina:

  • gli vengono attribuite diverse mansioni con relativa retribuzione (la stessa quindi a ben vedere potrebbe diminuire eventualmente);
  • viene sospeso e con esso lo stipendio.

Ancora continua la mail:

“Nonostante la campagna vaccinale nazionale abbia registrato finora un buon andamento numerose imprese associate hanno segnalato la presenza di percentuali consistenti di lavoratori che scelgono liberamente di non sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid19, esponendo di fatto a un maggior rischio di contrarre il virus sé stessi e la pluralità di soggetti con cui, direttamente o indirettamente, entrano in contatto condividendo in maniera continuativa gli ambienti di lavoro.”

Questa è la preoccupazione a seguito dell’aumento dei contagi e della circolazione delle varianti aggressive del virus e conclude la mail di Confindustria sul green pass in azienda:

“Gli strumenti di contenimento della pandemia più evoluti – in primis la vaccinazione – risulteranno fondamentali per evitare la reintroduzione di misure restrittive delle libertà personali e per lo svolgimento delle attività economiche.”

Green pass in azienda: la reazione dei sindacati

E alla proposta del green pass in azienda, e il conseguente obbligo vaccinale di Confindustria, arriva la reazione dei sindacati con le parole del segretario della CGIL Maurizio Landini che ha rilasciato un’intervista a La Stampa:

“Spero che sia il caldo. In questo anno di pandemia i lavoratori sono sempre andati in fabbrica in sicurezza. Rispettando i protocolli e le norme di distanziamento. Non sono le aziende che devono stabilire chi entra e chi esce.”

E aggiunge Landini:

“Certamente una scelta di questo tipo la può compiere solo il governo. I lavoratori sono stati i primi, durante la pandemia, a chiedere sicurezza arrivando addirittura allo sciopero per ottenerla. Io mi sono vaccinato e sono perché tutti si vaccinino. Ma qui, diciamolo, siamo di fronte a una forzatura. Non va mai dimenticato che i lavoratori sono cittadini e hanno i diritti e i doveri di tutti i cittadini. Confindustria, piuttosto, si preoccupi di far rispettare gli accordi contro i licenziamenti.”

Iscriviti a Money.it