Grandi investitori lanciano l’allarme: “Vendete tutto”. Ma cosa sanno più di noi?

Flavia Provenzani

10 Agosto 2016 - 11:31

I grandi investitori avvertono: “Scappate dal mercato azionario”, presto lo scoppio della bolla a Wall Street. Ma cosa sanno in più di noi?

Grandi investitori lanciano l’allarme: “Vendete tutto”. Ma cosa sanno più di noi?

Tanti tra gli investitori più di successo al mondo ad oggi odiano il mercato azionario. Da maggio abbiamo ascoltato gridi d’allarme da personaggi del calibro di Stan Druckenmiller, George Soros, Carl Icahn, Jeff Gundlach e Bill Gross che spingono a scappare via dal mercato.

La tradizione a Wall Street vuole che non sia il caso di mettersi a discutere dei mercati con qualcuno che ha più soldi di te. Il punto di vista, allora, cambia - e di molto, come sottolineato su un pezzo pubblicato sul famoso blog statunitense ZeroHedge. Cosa sanno questi grandi investitori più di noi?

I grandi investitori sono sempre più inseriti nel mercato nel suo complesso - da qui il loro successo. Se da una parte possiamo solo immaginare quali siano i fattori principali che influenzano negativamente l’outlook di questi personaggi sul mercato azionario, abbiamo tutti un’idea di come - sulla carta - i fattori negativi hanno impatto sui titoli azionari.

Ma a Wall Street non è così: lo S&P 500 è in rialzo del 5.9% nel 2016 nonostante la negatività di eventi molto importanti, tra cui:

Niente di tutto questo è stato abbastanza tragico da impattare seriamente sul mercato azionario. Per questo motivo, quali siano le informazioni in mano ai grandi investitori, devono essere molto, molto negative. Ma di cosa si tratta?

«Qualcuno ha avuto queste informazioni prima di te». In un hedge fund, questa è una frase da incubo. Hai una notizia di ieri in un processo che invece deve predire il futuro.
Così, quando un gruppo di hedge fund e di manager di alto profilo perdono del tempo per avvertire gli altri investitori contro lo stato di salute del mercato azionario americano con le azioni vicine ai massimi di tutti i tempi alti, qualsiasi investitore ragionevole deve prestare attenzione.

Si tratta di persone che hanno accesso a informazioni che la maggior parte degli operatori di mercato possono solo sognare di avere. Ex capi di stato e di banche centrali, agenti dei servizi segreti privati, alti funzionari governativi, i migliori consulenti in qualsiasi settore...è come avere accesso a qualsiasi cosa, ovunque, in qualsiasi momento.

Ecco un elenco parziale dei personaggi che hanno avvertito di scappare il prima possibile dal mercato azionario nelle ultime settimane:

  • Stan Druckenmiller (4 maggio alla conferenza Ira Sohn): “Uscite dal mercato azionario”,
  • George Soros (9 giugno, Wall Street Journal): «Il fondatore miliardario di hedge fund e filantropo recentemente ha eseguito una serie di grandi investimenti, al ribasso, secondo persone vicine alla questione»,
  • Carl Icahn (9 giugno, CNBC): «Non credo che potremmo avere dei tassi di interesse (quasi) a zero per ancora molto tempo senza avere delle bolle che ci esplodono addosso», anche ammettendo quanto sia difficile valutare quando questo possa verificarsi,
  • Jeff Gundlach (30 luglio, in un’intervista a Reuters): “Vendete tutto. Non c’è niente che sembri buono
  • Bill Gross (nella lettera mensile di agosto, pubblicata la scorsa settimana): “Non mi piacciono i bond. Non mi piacciono la maggior parte delle azioni. Non mi piace il private equity”.

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Qualunque cosa sappiano, deve essere bella grossa per non aver fatto affondare ancora lo S&P 500 nonostante la raffica di eventi negativi che hanno caratterizzano fino ad oggi il 2016.

Non c’è niente da fare: tra Trump candidato alla presidenza, il PIL sotto le attese, il referendum Brexit e l’incertezza della Federal Reserve, abbiamo assistito a molte di notizie inaspettate. Tra queste e il mercato azionario in rialzo c’è un punto di connessione: le cattive notizie mandano in ribasso tassi di interesse e fino a quando lo S&P 500 guadagna +$115 ad azione i tassi più bassi sostengono le valutazioni sempre più gonfie.
Tutti questi messaggi d’allarme da parte dei grandi investitori devono necessariamente basarsi su un fatto più forte del paradigma «Tassi più bassi=titoli azionari più alti».
Possibile che stiano semplicemente stimando senza niente in mano che il mercato azionario sta per crollare? Difficile.

Deve essere qualcosa di più grande. Ma cosa?

Fonte: ZeroHedge