Draghi, governo tecnico o politico? Ora tutti ci vogliono stare (tranne Meloni)

Alessandro Cipolla

5 Febbraio 2021 - 09:40

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Da un governo tecnico Mario Draghi alla fine potrebbe virare su un esecutivo parzialmente politico, visto che adesso tutti i partiti sembrerebbero vogliano esserci a eccezione di Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni che così potrebbe ritrovarsi sola all’opposizione.

Draghi, governo tecnico o politico? Ora tutti ci vogliono stare (tranne Meloni)

Mario Draghi adesso ha problemi di abbondanza. Se fino a ieri mattino la sua maggioranza sembrava non avere i numeri in Parlamento, adesso invece dopo le svolte dei 5 Stelle e della Lega le cose sembrerebbero essere diametralmente diverse.

Domani quando si presenteranno a Montecitorio per le consultazioni prima l’una e poi l’altro, Lega e Movimento 5 Stelle non avranno preclusioni di fondo al governo Draghi, ma entrambi sono pronti a porre dei paletti.

Matteo Salvini infatti potrebbe porre l’aut aut “o noi o Grillo”, mentre i pentastellati dovrebbero starci soltanto in caso di un governo politico. Bisogna ricordare che, senza il voto favorevole di almeno uno tra i 5 Stelle e il Carroccio, non ci sarebbero i numeri per una maggioranza.

Alla fine però ci potrebbe essere anche una clamorosa “ammucchiata”, con tutti i partiti dentro a eccezione di Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni che ha già specificato di non essere disposta a votare a fiducia, con il massimo dell’apertura che potrebbe essere l’astensione.

Governo Draghi: sarà tecnico o politico?

Anche se Sergio Mattarella aveva parlato di un “governo di alto profilo senza colore politico”, il nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi quasi sicuramente non sarà puramente tecnico come quello Monti, ma probabilmente un mix come quello Ciampi.

Non ci sarebbe infatti solo il Movimento 5 Stelle a volere come condizione un stop ai tecnici, che comunque dovrebbero essere piazzati nei ministeri più importanti lasciando poi gli altri dicasteri ai partiti.

Il governo Draghi potrebbe essere così un mix tecnico-politico, con i vari partiti che andrebbero ad avere da uno a due ministeri a testa. L’altra soluzione sarebbe quella di individuare dei tecnici di area, ovvero personalità di spicco senza tessera ma indicati dalle forze politiche.

Di certo c’è che i ministeri dell’Economia, delle Infrastrutture e dello Sviluppo Economico, caselle chiave anche in ottica Recovery Plan, dovrebbero essere destinate a dei tecnici indicati da Mario Draghi.

Anche alla Giustizia (Cartabia) e al Lavoro (Giovannini) dovrebbero arrivare dei tecnici, mentre gli altri dicasteri verrebbero poi “spartiti” dai partiti. I vari Speranza, Franceschini e Di Maio dovrebbero così rimanere al loro posto, mentre sembrerebbe perdere quota l’ipotesi di un posto nel governo anche per Conte.

Solo Meloni fuori?

Nonostante che nel Movimento 5 Stelle ci sia ancora una fronda contraria a Mario Draghi, leggere alla voce Alessandro Di Battista, i pentastellati sembrerebbero ormai essere indirizzati verso un sì specie se dovesse arrivare un compromesso sulla struttura del governo.

Nella Lega invece i problemi sarebbero altri. Giancarlo Giorgetti e i governatori del Nord sembrerebbero spingere per entrare nella maggioranza, sia per non restare fuori dalla partita del Recovery Plan che per cercare di apparire in una ottica diversa anche in Europa.

Matteo Salvini invece ha più volte ribadito di non avere nulla contro la figura dell’ex numero uno della BCE, ma di non volere un governo a lunga scadenza e soprattutto di voler capire prima quali saranno i punti del programma.

Ci sarebbe poi anche la scarsa voglia di tornare in una maggioranza dove sono presenti anche i grillini, ma il timore maggiore potrebbe essere quello di lasciare, politicamente parlando, campo aperto a Giorgia Meloni.

Fratelli d’Italia infatti dovrebbe essere l’unico partito a restare all’opposizione, una mossa che potrebbe spingere Meloni ulteriormente in alto nei vari sondaggi: a quel punto, un sorpasso alla Lega non sarebbe più pura utopia.

I tempi però sono stretti e la Lega, così come il Movimento 5 Stelle, a breve dovranno fare la loro scelta: sabato mattina Draghi li riceverà a Montecitorio concludendo così le sue consultazioni, a quel punto i due partiti dovranno dire se ci stanno oppure no ma il sentore è che la voglia di non restare fuori alla fine possa avere la meglio.

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