Giovani, lavoro, imprese e startup: i segreti del successo secondo H-Farm

Marta De Vivo

29 Aprile 2021 - 15:00

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Riccardo Donadon, imprenditore e fondatore di H-Farm - il più grande incubatore italiano di startup - ci racconta la difficile vita dei giovani in Italia che voglio fare imprese e come, nel concreto, riuscire ad avere successo.

Con Riccardo Donadon, imprenditore e fondatore di H-Farm - incubatore italiano di startup più noto - parliamo di imprenditorialità giovanile, percorsi di studio all’estero e nuove opportunità lavorative.

Affrontiamo subito la tematica dei NEET, molto sentita in Italia. Donadon è convinto che in un mondo così incredibilmente veloce e in evoluzione, con così tante novità che arrivano di continuo, non sia possibile che i giovani non abbiano voglia di darsi da fare.

Parla di una formazione che non è all’altezza delle sfide di domani e della necessità di innovare l’offerta formativa delle università italiane, cosa che con H-Farm sta già accadendo. È il più grande centro di innovazione d’Europa, insegnano a fare coding, parlano costantemente di digitale e AI: sono una finestra sul futuro.

Riccardo parlando degli ITIS (Istituti tecnici industriali statali) pone anche un problema di comunicazione. In Italia non vengono scelti da noi ragazzi principalmente perché sono comunicati male, c’è uno snobismo ingiustificato. Sarà più utile imparare un mestiere anziché il latino, no?

Parliamo anche dei settori che sono più in crescita: l’e-commerce e tutto ciò che è online. Ci sono molte aziende che non riescono a trovare store manager, informatici o chi si occupi dell’automazione dei processi di digital marketing.

Mancano molte di queste figure professionali nel mercato del lavoro, e ancora una volta si pone il grande problema delle università che sfornano ragazzi che non sono realmente pronti ad affrontare un mondo che a oggi è completamente diverso rispetto a quando erano stati scritti e pensati i programmi dei corsi universitari.

Donadon su questo punto non ha dubbi: l’esperienza oggi è tutto, le università devono rafforzare i legami con il mondo del lavoro e non possono restare solo puramente accademiche. Dobbiamo infatti trovare il modo di spingere il più possibile i ragazzi verso il mercato del lavoro sin dai primi anni di università. Non è più pensabile studiare e basta in attesa che qualcosa accada, non in questo periodo storico.

Questo approccio “smart” sta alla base di H-Farm e dei percorsi formativi da loro proposti: il contatto con il mondo del lavoro deve essere immediato, non si può restare rinchiusi nella bolla accademica.

Il consiglio che Riccardo dà ai ragazzi è quello di fare esperienza da subito e scegliere un percorso formativo che li faccia accedere al mondo del lavoro il prima possibile, senza aspettare di uscire con il diploma di laurea.

Consiglia ai ragazzi di mettere la testa su qualsiasi progetto li appassioni - può essere qualcosa di molto grande (parla di space economy, e ride) ma anche di molto piccolo - l’importante è fare le cose senza aspettare, lavorare e provare.

Argomenti

# Italia
# NEET

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