Cosa sono i NEET? Significato e dati sul preoccupante fenomeno generazionale

Anna Maria D’Andrea

04/11/2016

04/11/2016 - 12:58

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Cosa sono i NEET e cosa significa il termine attribuito al nuovo fenomeno generazionale? Ecco tutto quello che bisogna sapere.

Cosa sono i NEET e qual è il significato del termine utilizzato per indicare il nuovo fenomeno generazionale?
Il termine NEET è un acronimo della frase inglese Not in Education, Employment or Training e ricorre spesso nelle statistiche e nei report Istat dell’ultimo periodo.

In sostanza, NEET sta per quei giovani che al momento non risultano impegnati in un percorso di studi o formazione e in alcun tipo di lavoro.

Il fatto che in questo periodo lo sentiamo con frequenza non è certo una buona notizia: è in crescita il numero dei giovani italiani ed europei che non hanno trovato un percorso da seguire per la propria vita: non frequentano un corso scolastico o universitario, non sono impegnati in percorsi di formazione o professionalizzazione e non risultano impiegati a livello lavorativo.

Si tratta del nuovo esercito immobile di analfabeti lavorativi e il numero di NEET in Italia è in costante crescita: sono oltre 2 milioni ad oggi, il 37,5% i giovani italiani che alimentano il fenomeno.

In Europa, l’Italia si posiziona tra i primi Paesi per numero e percentuale di NEET. La classifica europea che ci trova purtroppo tra i primi posti per numero di giovani non impegnati in percorsi di studio, formazione e lavoro, ci vede in compagnia soltanto dalla Grecia e della Bulgaria. Il divario aumenta notevolmente prendendo in considerazione i dati di Germania, Francia e Inghilterra.

Per capirne di più, vediamo nel dettaglio cosa sono i NEET: quanti, dove e cosa fanno i giovani esclusi dal mondo dello studio e del lavoro.

NEET: cosa sono e cosa significa il termine usato per il nuovo fenomeno generazionale

Sono i giovani che hanno perso il treno dell’istruzione, che restano ai margini del mercato occupazionale e che rischiano di non contribuire mai al sistema previdenziale.

Per capire cosa sono i NEET e quali sono le ricadute economiche del nuovo e preoccupante fenomeno generazionale non bisogna fare un grande sforzo.

I NEET, ovvero i giovani Not in Education, Employment or Training sono tutti quei ragazzi rimasti esclusi sia dal mondo della formazione che da quello del lavoro: non studiano, non frequentano corsi di formazione e non riescono a trovare lavoro.

Ultimamente è l’Istat a lanciare dati allarmanti sulla crescita percentuale del fenomeno in Italia: i dati aggiornati ad ottobre 2016 parlano del 37,5% di popolazione di riferimento, circa 2 milioni di cittadini.

Le percentuali salgono se si volge lo sguardo al Sud: la regione con il numero maggiore di NEET è la Sicilia: il 39,7% dei giovani presi a riferimento occupano le fila dell’esercito degli immobili.

Ma cosa significa e come nasce il termine Neet?

La prima volta che si è usato l’acronimo inglese è stato nel 2002: Il termine Neet è un neologismo introdotto dagli studiosi John Bynner e Samantha Parsons in un’articolo scientifico dal titolo Social exclusion and the transition from school to work: the case of young people not in education, employment of training (NEET).

Per rispondere alla domanda che chiede cosa sono i Neet, i due studiosi hanno definito il fenomeno generazionale come una delle conseguenze della mancata volontà di responsabilizzarsi e che trovano difficoltà sociali nella transizione all’età adulta.

Secondo i due sociologi, sono NEET i giovani che non compiono 5 passi fondamentali per il passaggio alla vita adulta:

  • trasferimento dalla casa dei genitori;
  • studio e completamento del percorso scolastico e formativo;
  • ingresso nel mondo del lavoro;
  • formazione di un nucleo familiare;
  • assunzione di responsabilità verso i figli.

Potremmo quasi ironicamente affermare che NEET è il sinonimo del termine Bamboccioni o Choosy, termini usati prima da Brunetta e poi dalla Fornero per connotare la tendenza a rimanere bambini dei giovani italiani.

Il fenomeno è però molto più complesso.

Per capire meglio cosa sono i NEET e qual è la portata del preoccupante fenomeno generazionale facciamo un focus sui dati Istat e sul confronto con gli altri Paesi dell’Unione Europea.

NEET: i dati Istat sulla situazione giovanile in Italia

L’abbiamo già scritto: la percentuale di NEET in Italia è tra le più alte d’Europa.
Il 37,5% dei giovani compresi tra i 15 e i 29 anni non lavorano e non studiano.

Il dato più allarmante si registra al Sud, dove i dati crescono in maniera esponenziale: più della metà dei NEET italiani sono giovani donne del Sud Italia.

Il 56,5% delle donne che vive nelle regioni del meridione non lavorano, non studiano e hanno smesso di cercare lavoro. Si tratta di una fascia della popolazione con livello di istruzione medio basso, con licenzia media o diploma superiore che a fronte di un mercato del lavoro sempre più competitivo non riescono ad inserirsi, rimanendo ai margini anche della società.

Tradotto in numeri più comprensibili, il dato Istat sulle donne NEET in Italia vuol dire che per ogni 100 ragazze, 72 non cercano più lavoro e non sono riuscite a portare a termine il proprio percorso di studio e formazione. Il picco di donne NEET si registra in Campania, con una percentuale dell’80%.

Il dato relativo alle differenze di genere del fenomeno dei NEET non mostra però rilevanti differenze: tra uomini e donne, in tutto il territorio nazionale, la percentuale di scarto è di pochi punti percentuali e questo ancora una volta si evidenzia soprattutto al Sud, dove la percentuale di scarto è soltanto del 2,1%.

Quali sono i motivi della crescita del fenomeno e perché sono così tanti i giovani NEET in Italia?

Per aiutarci a leggere e a decifrare le percentuali Istat è utile l’analisi di Emmanuele Massagli, ricercatore universitario e vice presidente di Adapt, l’associazione per gli studi sul diritto del lavoro fondata da Marco Biagi. L’esercito italiano dei NEET è composto da persone provenienti da categorie variegate: giovanissimi che dopo la scuola dell’obbligo hanno cominciato a lavorare a nero, demotivati che hanno smesso di cercare lavoro a fronte delle difficoltà riscontrate per l’ingresso nel mercato del lavoro, laureati che hanno acquisito competenze ormai obsolete per le imprese.

Insomma, il numero dei NEET in Italia è dovuto a difficoltà innanzitutto strutturali e sistemiche, sia per quel che riguarda i percorsi di studio e formazione che per quanto concerne il mercato del lavoro.

Ma qual è la situazione in Europa?

Ecco un confronto in base ai dati Eurostat con i principali Paesi dell’Unione Europea.

NEET: Italia seconda soltanto a Turchia. Ecco i dati OCSE e la situazione in Europa

In Europa, siamo tra i primissimi posti per numero di giovani NEET mentre, secondo una classifica stilata dall’OCSE, a precederci sarebbe soltanto la Turchia.

Maglia nera per l’Italia: la quota dei NEET è nettamente superiore alla media europea e dei Paesi OCSE.

Il divario si fa molto ampio se si prendono a riferimento i maggiori Paesi europei: in Germania il numero di NEET è dell’8,7%, in Francia del 13,8%.

Fanno compagnia ai giovani NEET italiani i bulgari, con una percentuale di poco inferiore a quella italiana e la Grecia, alle prese con una forte crisi economica ed occupazionale.

Il dato interessante è che nella maggior parte dei Paesi europei i giovani NEET sono di sesso femminile, con una media del 17,7% rispetto al 12,1% degli uomini e il divario aumenta soprattutto nei Paesi dell’Est: Repubblica Ceca e Ungheria in testa.

Nel seguente grafico Eurostat aggiornato al 2014 è possibile osservare la situazione europea. I dati non sono aggiornati ma la classifica dei Paesi NEET non ha subito rilevanti modifiche in seguito alle successive rivelazioni, fatta esclusione per la Germania dove la percentuale di NEET è diminuita del -3,5%.

Fonte: Eurostat

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