Fusione Veneto Banca e Popolare Vicenza più vicina: tempi e nodi da sciogliere

Antonio Atte

28 Ottobre 2016 - 17:25

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Fusione Veneto Banca e Popolare Vicenza: positivo l’incontro tra i vertici dei due istituti, fondo Atlante e Boston Consulting Group. Ecco la road map.

Fusione Veneto Banca e Popolare Vicenza - Da oggi Veneto Banca e Popolare di Vicenza sono più vicine. L’incontro tra i vertici dei due istituti, il fondo Atlante (il quale controlla sia Montebelluna che la banca vicentina) e gli advisor di Boston Consulting Group che lavorano al progetto di fusione ha avuto un esito positivo.

Lo ha confermato Beniamino Anselmi, presidente di Veneto Banca, uscendo dal summit svoltosi presso l’ufficio Orrick di Milano. Anselmi ha spiegato che l’incontro

“è andato molto bene. Siamo laici, siamo disponibilissimi a qualsiasi cosa e aperti a tutto”.

Al vertice ha preso parte anche Salvatore Bragantini, vicepresidente della Popolare di Vicenza. L’obiettivo adesso è mettere in cantiere la fusione già nel primo semestre del 2017.

Fusione Veneto Banca e Popolare Vicenza: le richieste della BCE

Nel frattempo occorre soddisfare le richieste della Banca Centrale Europea, che ha chiesto ulteriori accantonamenti sui Non performing loans, che potrebbero comportare circa 2 miliardi di nuovi accantonamenti.

In quel caso sarebbe notevole l’impatto sul capitale di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, per le quali si profila l’ipotesi di una nuova ricapitalizzazione.

Fusione Veneto Banca e Popolare Vicenza: il nodo degli esuberi

Oltre ai contenziosi legali e alle eventuali cessioni, uno dei nodi più intricati riguarda il taglio dei costi occupazionali.

A margine di un convegno, nei giorni scorsi il presidente di BpVi Gianni Mion ha affermato che gli esuberi dovrebbero riguardare tra i 1.300 e i 1.500 dipendenti. Ammontano a 700, invece, i licenziamenti previsti da Montebelluna.

Dura la reazione dei sindacati, i quali hanno annunciato una “guerra senza confini”. Il segretario generale della First Cisl, Giulio Romani, a proposito dei tagli ipotizzati da BpVi, ha affermato:

“Ormai siamo ai licenziamenti. È la prima volta, infatti, che viene annunciato un numero di esuberi superiore a quelli che possono essere gestiti dal Fondo di solidarietà. Stavolta è più che doppio rispetto alle possibile uscite indolori con i prepensionamenti. Impensabile che si ritenga di risolvere il problema del calo degli utili con i tagli del costo del personale. Piuttosto, vanno sciolti i nodi della caduta di fiducia e dei ricavi”.

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