Frutta e verdura contaminata: quali alimenti contengono più pesticidi

26 Marzo 2022 - 18:31

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Mangiamo sano? Bella domanda, dopotutto anche frutta e verdura sono altamente contaminati. Ecco quali alimenti contengono più pesticidi.

Frutta e verdura contaminata: quali alimenti contengono più pesticidi

Tutto ciò che ci circonda è contaminato, dalla frutta all’aria, dal tè delle cinque al sangue umano, nel quale è stata ritrovata per la prima volta della microplastica. La vastità della portata dell’inquinamento è piuttosto nota, anche se gli effetti a lungo termine sono ancora sconosciuti. Non è tanto il singolo alimento a fare male però, quanto l’ammontare della somma di tutte le contaminazioni che giornalmente assumiamo volontariamente o meno.

Gli alimenti che coltiviamo non scampano all’inquinamento, anzi. La questione dei pesticidi è forse la più nota, complice anche l’informazione sull’agricoltura biologica, cioè non intensiva ed esente - almeno in teoria - dall’utilizzo di fitofarmaci. “In teoria” perché, secondo i dati analizzati dalla francese Que Choisir, anche gli alimenti biologici testati presentavano contaminazione, seppur minore.

I risultati delle ricerche sono da considerarsi “preoccupanti”, soprattutto nel settore dell’agricoltura intensiva, dove l’uso di pesticidi è piuttosto alto. La strategia europea, Farm to fork, prevede il dimezzamento dell’uso di pesticidi entro il 2030, ma al momento l’Italia non solo non ha un piano in tal senso, ma è anche il maggior esportatore di pesticidi vietati in Europa, come ha rivelato un’inchiesta realizzata dall’unità investigativa di Greenpeace Uk.

Il risultato è che tanto in Italia quanto in Europa il cibo che compriamo - prendendo in considerazione principalmente frutta e verdura - è contaminato da sostanze cancerogene, mutagene, reprotossiche o interferenti endocrini, come scrive la rivista specializzata greenMe.

Gli alimenti più contagiati: la classifica secondo Que Choisir

La guerra in Ucraina ha alzato il prezzo del carrello, soprattutto per colpa della dipendenza da grano e mais dell’Italia. Per sopperire alla bassa produzione potrebbero essere “allargate le maglie sulle concessioni nell’utilizzo di fitofarmaci”, scrive greenMe. Questo si tradurrebbe in un aumento dell’utilizzo di fertilizzanti in tutta Europa, al contrario di quanto stabilito dall’agenda Farm to fork per il dimezzamento dell’uso di pesticidi entro il 2030. Questo o la fame si potrebbe commentare, ma è altrettanto importante sapere cosa si sta mettendo nel piatto.

Le analisi di Que Choisir si basano su dati provenienti da oltre 14 mila prodotti. Da questo materiale emerge che frutta e verdura è molto contaminata. Per fare un esempio: un quarto dei pompelmi analizzati (27,4%) presentava tracce di un interferente endocrino (piriproxifene) che è considerato corresponsabile di malformazioni a testa e cervello.

Frequenza di contaminazione da un residuo pericoloso su:

  1. 10 fragole - 76,5%
  2. 9 uva - 77,1%
  3. 8 mele - 79,8%
  4. 7 cavoletti di Bruxelles - 84,6%
  5. 6 pepe - 85,3%
  6. 5 tè e infusi - 87,2%
  7. 4 pesche - 89,7%
  8. 3 pompelmi - 90,6%
  9. 2 sedano - 91,2%
  10. 1 ciliegie - 91,6%

Nelle mele, in particolare, sarebbe stato trovato il fludioxonil, un fungicida, mentre sulle ciliege è stata trovava la presenza dell’insetticida fosmet, tossico per la riproduzione.

Agricoltura intensiva e biologica: l’alternativa meno contaminata

I dati riportati nella lista poco sopra non rappresentano solo quelli relativi ad alimenti provenienti da agricoltura intensiva. Lo studio è stato condotto anche su alimenti biologici e anche questi sono risultati contaminati. Il confronto però è piuttosto chiaro, tanto che solo un pomodoro biologico su 10 è contaminato, al contrario di 6 pomodori da agricoltura intensiva su 10. La statistica simile si ripete anche nel caso di altri alimenti, tracciando così un’evidenza: gli alimenti biologici sono meno contaminati.

Nello studio si legge che “nei rari casi in cui l’organismo è contaminato, anche i livelli di pesticidi sono molto inferiori rispetto a quelli convenzionali (ndr ‘coltivazione intensiva’)”. Per questo, per quanto possibile, il Programma Nazionale di Nutrizione Sanitaria (PNNS) del Ministero della Salute ne consiglia l’acquisto e la consumazione.

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