Forex: valute sudamericane sempre più in sofferenza, ecco chi rischia di più

In America Latina le valute delle principali economie sono sotto stress e su valori minimi. L’Argentina è già finita in default tecnico, il Venezuela è a un passo dal baratro

Sui mercati emergenti dell’America Latina è in corso un massiccio sell-off sulle valute, in particolare quelle di Brasile, Argentina e Venezuela. Le monete di questi paesi si stanno deprezzando in modo esponenziale, con un impatto molto negativo anche da un punto di vista economico e finanziario. In Sudamerica a soffrire di più è senza dubbio il Venezuela, da tempo alle prese con un’inflazione alle stelle e ora in ginocchio a causa del crollo dei prezzi del petrolio.

Il greggio rappresenta quasi il 95% delle entrate fiscali di Caracas, che ormai ha pochissimo denaro in cassa per far fronte agli impegni sul debito e per risollevare la tormentata economia nazionale. Da agosto scorso la banca centrale venezuelana non pubblica più i dati sull’inflazione per non allarmare ulteriormente la popolazione, che è costretta a fare code chilometriche ai supermercati per accaparrarsi ingenti quantità di beni di prima necessità sul timore che i prezzi possano crescere di giorno in giorno.

Dal 2003 il bolivar venezuelano è ancorato a un rapporto di cambio fisso di 6,3 contro il dollaro statunitense. Tuttavia sul mercato nero viene scambiato intorno a 186, per una svalutazione pari a circa il 96% della quotazione ufficiale. Nei forzieri del governo ci sono appena 21 miliardi di dollari di riserve, mentre i debiti verso i fornitori esteri ammontano a oltre 10 miliardi di dollari. Il paese guidato da Nicolas Maduro è con più di un piede nel baratro: rischia seriamente il default sul debito.

Non se la passa tanto bene nemmeno l’Argentina, che in estate è finita in default tecnico. Il cambio del peso argentino si aggira intorno a 8,55 contro dollaro. A dicembre la variazione è stata praticamente nulla, mentre la magigor parte delle valute esotiche ha lasciato sul terreno decine di punti percentuali. Buenos Aires sta difendendo il peso con significative restrizioni sui movimenti di capitali, impedendo di fatto ai cittadini di acquistare direttamente dollari americani.

Casa Rosada non deve affrontare la stessa situazione drammatica presente in Venezuela, ma anche in Argentina cominciano a scarseggiare i beni di prima necessità e l’inflazione arrivare quasi a toccare il 40% su base annua. Situazione difficile anche per la Colombia, che sta risentendo molto del collasso dei prezzi del petrolio visto che Bogotà è un importante produttore. Il peso colombiano ha perso il 20% del proprio valore negli ultimi 6 mesi. Infine il Brasile, la principale economia sudamericana.

Il real brasiliano, nonostante il tasso Selic sia stato di recente alzato all’11,75%, è ai minimi da quasi 10 anni sul dollaro americano. Il tasso di cambio dollaro/real si è spinto fin sopra 2,75, portando così la performance degli ultimi 6 mesi al 23%. La conferma di Dilma Rousseff a presidente del Brasile non è piaciuta agli investitori internazionali, ma il governatore della banca centrale carioca Alexandre Tombini ritiene che il deprezzamento della valuta sia dovuto semplicemente a un trend internazionale che sta interessando un po’ tutte le valute emergenti.

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