Finte assunzioni tra familiari extracomunitari grazie al buco normativo nel decreto Rilancio

Si moltiplicano le finte assunzioni tra familiari extracomunitari grazie al vuoto normativo e alle numerose sanatorie che legalizzano la pratica-truffa per ottenere il permesso di soggiorno.

Finte assunzioni tra familiari extracomunitari grazie al buco normativo nel decreto Rilancio

A vedere i primi risultati del decreto Rilancio, e nello specifico del decreto d’assalto di Bellanova, viene un po’ da sorridere. Si parlava di un decreto fatto apposta per i braccianti agricoli che lavorano la terra, migranti di mare in prevalenza, e invece ci si trova a favorire perlopiù i migranti di terra e soprattutto dell’aria. Ovvero coloro che sono arrivati in aeroplano, in visita, per così dire, con un permesso turistico, e che negli anni scorsi si sono stabiliti presso i loro familiari immigrati ora legali, in attesa di una sanatoria. Tanto arriva sempre.

Come funzionano le finte assunzioni tra familiari extracomunitari

Il gioco è alquanto semplice. Quanti sono riusciti ad arrivare nelle nostre città, e a stabilirvisi poi legalmente, sono l’appiglio per i loro numerosi familiari ancora all’estero, e che intendono stabilirsi in Italia.

In famiglia allora si decide chi è un potenziale turista, gli si organizza il viaggio, l’appoggio logistico in Italia lo danno loro, le famiglie che vivono in Italia. Si attende poi con pazienza, nemmeno troppa, che un governo, a scopi elettorali, decreti una sanatoria o un decreto flussi.

Si simula un rapporto di lavoro tra familiari, il fratello che accudisce i figli, il cognato che assiste la mamma e via inventando, e si aderisce alla suddetta sanatoria. Nessuno si perita di indagare su come sia stato possibile avere ingaggiato un familiare clandestino per un lavoro a tempo pieno, e su come sia stato possibile pagarlo regolarmente, e con quale reddito. In questo caso del demonio contante interessa a pochi.

Infine, si ottiene l’ambito permesso di soggiorno e a seguire i benefici che ne derivano. Perché, al di là delle geremiadi da parte di vari immigrati vecchi e nuovi sui costi e sui malfunzionamenti del nostro paese, i benefici di risiedere sul suolo italico ci sono, eccome.
Da buoni compratori di permessi, si deve sempre dire al venditore di permessi che il suo prodotto non va bene, così poi abbassa le pretese e non fa troppo il sofistico.

Di situazioni come quelle descritte, per rimanere sulle esperienze di vita, sono venuto a conoscenza anche di recente. Cito una famiglia, per non essere volutamente preciso, latinoamericana, i cui parenti di moglie e di marito sono giunti lo scorso anno alla chetichella, via aerea, in quel di Milano.

Si sono stabiliti in città, ospiti da familiari, e collaborando con chi di essi ha piccole imprese o attività personali. Già all’arrivo sapevano che sarebbe dovuta capitare, per così dire, una sanatoria.

A sua volta, poi, chi è appena riuscito a stabilirsi in Italia, come in una infinita catena di Sant’Antonio, invita, per così dire, un altro familiare, in attesa dell’ennesima sanatoria, e con la medesima dinamica.

Una truffa legalizzata

A prescindere dal merito, v’è da dire che costoro che invitano familiari turisti da Oltreoceano hanno avuto la possibilità di sfruttare una norma imprecisa, quindi si tratta a tutti gli effetti di truffa legalizzata, e, purtroppo, legittima: del resto l’ipocrisia statale e della sinistra codina è ormai giunta a livelli parossistici.

Cianciano dei poveri africani che arrivano in barcone, e che si adattano a consegnare cibo in bici per pochi euro pur di fare qualcosa, puniscono austeramente in modo a loro dire esemplare le aziende di delivery e i loro subfornitori, poi dicono “aiutiamo i poveri africani”.

Il risultato è che, come sempre, si regala il privilegio, in questo caso di risiedere, solo a coloro che vanterebbero un cosiddetto diritto di prelazione, cioè i familiari esteri delle famiglie di immigrati regolari e lavoratori. Come sempre, dei poveri africani, che più bisogno hanno, a nessuno interessa. Tutti li cercano ma quasi nessuno li vuole.

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