Finanza sostenibile: nuove regole UE sotto attacco delle banche

25 settembre 2020 - 14:33 |
25 settembre 2020 - 14:51 |

Le associazioni europee delle banche e asset manager chiedono di rivedere la tempistica e i dettagli della nuova normativa UE sulla sostenibilità dei servizi finanziari.

Finanza sostenibile: nuove regole UE sotto attacco delle banche

Le associazioni europee delle società e banche di investimento spingono per posticipare e allentare le misure di attuazione del nuovo regolamento UE che impone trasparenza sull’impatto delle operazioni di investimento per la sostenibilità ambientale e sociale.

Secondo i rappresentanti dell’industria finanziaria il termine previsto per l’entrata in vigore della normativa è troppo ristretto e del tutto irrealistico vista la complessità degli obblighi informativi introdotti e i tempi necessari alle società di investimento per fornire i dati richiesti.

Allo stesso tempo, le banche e società di gestione degli investimenti premono per la definizione di criteri meno stringenti e dettagliati relativi all’implementazione del nuovo regolamento europeo, in modo da diminuire i costi per le società di investimento derivanti dalla nuova normativa e lasciare loro margini di discrezionalità nella classificazione e divulgazione dei dati sulla sostenibilità degli investimenti.

Gli sforzi delle istituzioni UE per la finanza sostenibile incontrano così ancora una volta le resistenze della grande industria finanziaria europea, i cui sforzi si concentrano adesso sulle tempistiche e dettagli dell’attuazione delle nuove regole di trasparenza.

Le nuove regole per la finanza sostenibile e la loro attuazione

Da aprile fino allo scorso agosto 2020, le autorità di supervisione finanziaria europea hanno sottoposto a consultazione pubblica le proposte per la normativa di secondo livello per l’attuazione del nuovo regolamento europeo sugli obblighi informativi relativi al rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale sociale e di governo societario. Il Regolamento europeo, approvato lo scorso novembre 2019, rappresenta l’esito del programma di riforme inaugurato in sede UE sotto la spinta degli accordi di Parigi del 2015 sul contrasto al cambiamento climatico e l’agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. L’agenda europea per la finanza sostenibile, lanciata nel marzo 2018, aveva fra i suoi obiettivi primari l’introduzione di obblighi informativi in merito all’impatto ambientale e sociale delle attività di investimento gestite dalle banche e società di gestione dei patrimoni sulla base di uniformi criteri di sviluppo sostenibile.

Scopo di tali requisiti di trasparenza è quello di riorientare i capitali verso investimenti sostenibili e permettere un’adeguata valutazione e gestione dei rischi per il cambiamento climatico, l’inquinamento ambientale e le relative conseguenze sociali. Il regolamento europeo armonizza così gli obblighi informativi sulla sostenibilità per un’ampia varietà di prodotti finanziari e di operatori dei mercati finanziari. Riferimento comune dei nuovi standard di trasparenza è costituito dal sistema di classificazione europeo, risalente allo scorso giugno 2020, che ha stabilisce per la prima volta criteri uniformi per valutare la sostenibilità degli investimenti e delle attività economiche in base agli obiettivi di contrasto al cambiamento climatico, transizione verso l’economia circolare e la tutela degli ecosistemi naturali. L’adozione dei criteri di sostenibilità ha aperto così le porte alla definizione delle misure attuative per l’entrata in vigore del regolamento sulla trasparenza, prevista per il marzo 2021.

Le resistenze delle banche e società di investimento

Proprio le scadenze e i dettagli previsti per l’introduzione del regolamento sulla trasparenza delle attività finanziarie sostenibili sono oggetto delle resistenze espresse dalle maggiori associazioni europee delle banche e società di investimento. Nelle risposte inviate alla consultazione pubblica, l’associazione degli asset manager (EFAMA), quella delle compagnie di investimento attive in Europa (AFME) e la federazione bancaria europea (EBF), hanno puntato il dito innanzitutto contro la tempistica prevista dai regolatori europei per l’adozione dei requisiti di trasparenza, giudicandola “irrealistica” e “chiaramente infattibile” per via della “novità e complessità della nuova normativa”.

La prevista pubblicazione delle misure attuative da parte delle autorità di supervisione per gennaio 2021 lascerebbe infatti, osservano le associazioni, poco più di un mese di tempo agli operatori di mercato per attuare il nuovo sistema di regole. Le lobby finanziarie sono sostenute in questa richiesta dalle stesse autorità di supervisione europea, che in una lettera indirizzata alla Commissione hanno chiesto di posticipare l’entrata in vigore del nuovo sistema non prima del gennaio 2022.

Ma le pressioni dell’industria finanziaria europea non si limitano alla tempistica. Ad essere duramente criticato è l’approccio dei regolatori europei nella definizione delle misure attuative, giudicate troppo stringenti, indifferenziate e punitive per gli attori di mercato. L’introduzione di rigidi schemi di verifica del rispetto dei requisiti ambientali, proseguono le associazioni bancarie e finanziarie, lascerebbe poco o nullo spazio alle valutazioni delle singole aziende e si scontrerebbe con la lacunosità e difficile comparabilità dei dati richiesti dalla regolamentazione UE.

Le informazioni così divulgate correrebbero il rischio di fuorviare la valutazione degli investitori. Banche e asset manager chiedono quindi di “ridurre sostanzialmente il numero degli indicatori obbligatori e uniformi”, limitandoli a un contenuto ventaglio di parametri “generici”, dando invece più spazio a misure proporzionate a seconda delle attività finanziarie delle diverse compagnie e che lascino a questa maggiore spazio per valutazioni ad hoc sulla sostenibilità ambientale.

Allentare e rendere più generici i requisiti di trasparenza, rinviando di un anno la loro implementazione: ecco in che modo i gruppi di interesse finanziari stanno cercando di ridurre i costi e inconvenienti legati all’introduzione degli obblighi informativi a favore della finanzia sostenibile in Europea. Il rischio è che gli sforzi UE per una finanza eco-compatibile vengano ancora procrastinati e annacquati, con conseguenze gravi nell’immediato per il contrasto al cambiamento climatico.

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