General Motors ha deciso di non mollare. L’azienda americana ha trascinato di nuovo in tribunale il gruppo Fiat Chrysler Automobiles.

GM aveva già citato in giudizio FCA alla fine del 2019, accusando la casa automobilistica di aver cospirato con la UAW per ricevere un trattamento preferenziale durante i negoziati di lavoro con il sindacato.

General Motors ha anche accusato Fiat Chrysler di aver tentato di danneggiare la sua attività ordinando a UAW di astenersi dall’offrirle concessioni durante le negoziazioni contrattuali che altrimenti avrebbe ricevuto.

General Motors non molla e presenta un altro appello contro Fiat Chrysler Automobiles

Il giudice distrettuale degli Stati Uniti Paul Borman ha archiviato il caso con pregiudizio all’inizio di quest’anno, dicendo che non c’erano prove che Fiat Chrysler avesse cospirato per danneggiare GM in collaborazione con l’UAW.

Il giudice ha anche osservato che le vittime di qualsiasi corruzione tra FCA e UAW sarebbero eventualmente gli stessi membri del sindacato e non General Motors.

GM successivamente ha presentato nuove prove a Borman per cercare di riaprire il caso, sebbene anche questi ricorsi siano stati respinti da Borman.

Fiat Chrysler nega qualsiasi responsabilità e parla di accuse ridicole

Fiat Chrysler ha costantemente negato le accuse di GM, definendo le affermazioni «prive di fondamento» e paragonando alcune accuse alla trama di un «film di spionaggio di terza categoria».

General Motors ha anche cercato di far rimuovere Borman dal caso dopo che questi aveva tentato di costringere il CEO di GM Mary Barra e il CEO di Fiat Chrysler Automobiles, Mike Manley a incontrarsi e discutere la questione.

La casa automobilistica ha affermato che questa sentenza è stata un «abuso profondo» di potere da parte di Borman e ha osservato che il tribunale «non possiede l’autorità per ordinare agli amministratori delegati di GM e FCA di impegnarsi in discussioni di questo tipo», in questa maniera.