General Motors non si arrende. Nonostante una prima causa di racket contro Fiat Chrysler sia stata respinta dal tribunale in USA, nelle scorse il gruppo automobilistico di Detroit ha chiesto al giudice di riaprire il caso in seguito all’emergere di nuove prove. Secondo queste FCA avrebbe corrotto alcuni importanti dirigenti del sindacato UAW fornendo loro tangenti di milioni utilizzando conti all’estero per finanziare questo presunto regime di corruzione, che secondo General Motors gli ha causato danni per oltre 1 miliardo di euro. 

Fiat Chrysler: nuove pesanti accuse da General Motors

Infatti General Motors ritiene che i fondi siano stati consegnati ai leader sindacali per accedere a informazioni riservate mentre si trovavano nel consiglio di amministrazione. GM ha riferito di aver scoperto nuove prove a sostegno delle sue precedenti affermazioni secondo cui Fiat Chrysler stava cercando di indebolire il suo concorrente corrompendo i leader senior del sindacato United Auto Workers. La nuova mozione di General Motors non solo afferma di avere nuove prove per dimostrare che è stata vittima di un danno diretto, ma anche per la prima volta nomina l’ex presidente della UAW Dennis Williams come accusato. 

Per la corruzione sarebbero stati usati conti in Svizzera, Lussemburgo e Isole Cayman

General Motors dice inoltre che per il pagamento delle tangenti si sono utilizzati conti in paesi quali Svizzera, Lussemburgo e le Isole Cayman. La riposta di Fiat Chrysler non si è fatta attendere. Un portavoce del gruppo italo americano lunedì ha ribadito che ritiene che la causa di GM sia infondata, rilevando che un giudice del tribunale federale ha già archiviato il caso. Vedremo dunque come si evolverà la situazione e se nella prossima settimana arriveranno ulteriori novità su questo spinoso caso che vede Fiat Chrysler protagonista di pesanti accuse da parte del suo principale concorrente in Nord America.