Fare il tampone ogni 48 ore fa male? I rischi e i pericoli per la salute

Martino Grassi

3 Novembre 2021 - 12:23

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Sottoporsi frequentemente al tampone per ottenere il green pass può essere pericoloso. Ecco quali sono i possibili rischi per la salute e a cosa fare attenzione.

Fare il tampone ogni 48 ore fa male? I rischi e i pericoli per la salute

Da ormai più di 15 giorni è stato introdotto l’obbligo di green pass per tutti i lavoratori, sia nel settore pubblico che in quello privato. Tutte le persone che hanno deciso di non vaccinarsi sono quindi state obbligate a sottoporsi frequentemente a tamponi rapidi o molecolari per non vedersi sospese dal proprio dal proprio luogo di lavoro.

Sebbene ormai i tamponi siano diventati degli utili alleati nella lotta contro il coronavirus, in molti hanno iniziato a chiedersi se sottoporsi al test ogni 48 ore possa fare male alla salute. Vediamo dunque quali sono i possibili rischi e pericoli legati al tampone.

Fare il tampone ogni 48 ore fa male? I rischi

Come ormai è ben risaputo il tampone, rapido o molecolare, è uno strumento non invasivo indispensabile nella lotta contro la pandemia che ci permette di identificare le persone positive al Sars-CoV-2 e isolarle, in modo che non contagino altri individui. Tuttavia, come è facile immaginare, svolgere un tampone ogni 48 ore non è di certo un beneficio per la salute, dato che l’inserimento di un corpo estraneo all’interno della cavità nasale con tale frequenza, può causare delle irritazioni in modo particolare alle persone che soffrono spesso di riniti o polipi.

Inoltre maggiore è la frequenza con cui si effettua il test, maggiore è la probabilità di correre rischi, come spiega il primario Vittorio Torta, direttore facente funzioni del reparto di otorinolaringoiatria dell’ospedale Santa Chiara di Trento al Corriere: “Il rischio di lesioni alle mucose è direttamente proporzionale al numero di tamponi eseguiti”.

L’esperto, nel corso della sua intervista, precisa inoltre che a livello teorico c’è anche un possibile rischio di rottura del tampone all’interno della cavità nasale, tuttavia “abbiamo una discreta esperienza in numero di tamponi eseguiti che ci permette di dire che è un rischio minimale. Il tampone è sufficientemente resistente. Il rischio di perdere un pezzo di tampone dentro al naso o dentro alla faringe è teorico, ma non è reale”.

Diversa la questione per quanto riguarda le possibili lesioni alla mucosa nasale. Torta spiega infatti che “in un naso predisposto, cioè in nasi stretti, piccoli o deviati. È evidente che tanto più si entra con un oggetto contundente fino in fondo al naso, che finisce esattamente dove c’è l’ugola (il naso è lungo 10-12 centimetri nei soggetti adulti), più aumenta il rischio di abrasione delle mucose, che in alcuni casi può portare fino all’epistassi”.

Si tratta di perdite di sangue dal naso che spesso possono essere risolte solamente in pronto soccorso. In questo caso il rischio può essere aggravato dall’eventuale assunzione di farmaci anticoagulanti assunti dalla persona che si sottopone al test. Infine, nei casi peggiori è possibile arrivare ad avere anche delle lesioni al cervello. Il medico precisa infatti che “in letteratura è previsto il rischio dello sfondamento della base del cranio anteriore, ma anche in questo caso si tratta di un’evenienza teorica molto, ma molto, rara”.

Come prevenire gli eventuali rischi

Come anticipato in precedenza, svolgere un tampone occasionalmente, ad esempio prima di partire per un viaggio, è una procedura quasi completamente priva di rischi, ma aumentando la frequenza del test, può aumentare anche la probabilità di correre incontro a eventuali effetti collaterali.

Per ridurre al minimo la possibilità di eventuali danni per la salute Torta consiglia di “attenersi strettamente alle indicazioni dell’operatore sanitario, quindi, al momento dell’esecuzione del tampone, non bisogna muovere la testa e, soprattutto, non bisogna mai togliersi il bastoncino, anche se si avverte un po’ di fastidio”.

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