Facebook, rivolta contro Mark Zuckerberg che non rimuove i post di Trump

Carmine Orlando

04/06/2020

17/06/2020 - 15:10

condividi

La decisione di Mark Zuckerberg di non rimuovere i post di Donald Trump che fanno disinformazione sul voto per posta alle Elezioni presidenziali e incitano alla violenza contro le proteste in corso per l’omicidio di George Floyd, sta provocando una vera e propria rivolta fuori e dentro il social network Facebook.

Sciopero e dimissioni contro la decisione di Mark Zuckerberg di non rimuovere i post di Trump

Sono in molti a criticare la scelta del CEO di Facebook di non rimuovere i post del Presidente degli Stati Uniti. Anche i suoi dipendenti hanno preso una posizione dando vita a uno sciopero virtuale a cui Zuckerberg ha dovuto dare spiegazioni tramite una conferenza online. Egli ha confermato la sua decisione, precisando però che sarà fatto qualcosa per modificare la politica del social network, in modo da evitare post che istigano alla violenza come quello di Trump sul caso Minneapolis.

Tutto ciò si aggiunge alla polemica scoppiata tra Twitter e Trump, quando la piattaforma ha effettuato un fact-cheking sul teewt di Trump che mette in dubbio la regolarità del voto per posta alle elezioni presidenziali, voluta secondo lui dagli avversari politici per favorire brogli elettorali. Twitter ha così indirizzato gli utenti ad articoli di testate giornalistiche importanti che smentiscono le accuse del presidente USA. Soprattutto, Twitter ha retrocesso il tweet di Trump che incita la polizia a sedare con la violenza le proteste nate in varie città dell’America per l’uccisione di George Floyd.

Mark Zuckerberg è stato invece accomodante e in seguito alle proteste giunte da più parti ha ribadito la sua posizione, ovvero di lasciare ampia libertà di espressione a meno che non si tratti di contenuti pericolosi. Una contraddizione in termini.

Gli ingegneri di Facebook non hanno accettato questa spiegazione e hanno pubblicato le loro dimissioni su Linkedin e Facebook dicendosi orgogliosi di non lavorare più per il grande social network, colpevole di non aver rifiutato i post bigotti e pericolosi di Trump.

Zuckerberg viene accusato di viltà e di dare priorità solo al profitto a discapito di una politica antirazzista. Il CEO di Facebook e altri leader dell’azienda hanno incontrato anche i rappresentanti dei diritti civili e pare che l’esito del dibattito non sia andato bene.

I leader dei diritti civili si sono detti increduli per le giustificazioni ricevute da Mark Zuckerberg, inaccettabile non rimuovere i post di Trump da parte sua e rifiutare l’idea che Facebook stia supportando la richiesta di usare la violenza contro i manifestanti.

I dipendenti di Facebook hanno chiesto le dimissioni del vicepresidente del settore global policy Joel Kaplan che è un simpatizzante dell’attuale presidente USA ed ex collaboratore di George W. Bush.

Iscriviti a Money.it