FMI, stime (negative) sul petrolio: come cambierà il Medio Oriente?

Il Fondo Monetario Internazionale ha dato previsioni sul mercato del petrolio e, soprattutto, sul destino del Medio Oriente: che ne sarà dei Paesi legati al greggio (in crisi)?

FMI, stime (negative) sul petrolio: come cambierà il Medio Oriente?

Doppio shock per il Medio Oriente in questo periodo di crisi globale: non solo la pandemia, ma anche (come conseguenza) il crollo dei prezzi del petrolio stanno logorando le economie dell’area.

A lanciare l’allarme è il FMI. La sezione dedicata alla zona mediorientale e dell’Asia centrale ha messo in guardia le nazioni esportatrici di greggio: la crisi continuerà e per la ripresa servirà una strategia completamente nuova.

La parola d’ordine per il Medio Oriente sarà diversificare, visto che i prezzi del petrolio restano in balia degli eventi e dell’incertezza, come accaduto oggi.

Come cambierà questa zona del mondo cruciale per le grandi potenze, trascinata dala crisi petrolifera?

Petrolio: le previsioni FMI

I prezzi del petrolio saranno il fattore più importante per la ripresa degli esportatori di greggio, in particolare Arabia Saudita, Iraq, Iran, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Kuwait, per i quali la materia prima costituisce la maggior parte delle entrate.

Mentre i prezzi si sono ripresi dal crollo storico di marzo 2020, il benchmark internazionale del greggio Brent è ancora scambiato di quasi il 40% al di sotto dei livelli pre-pandemici. La quotazione si è attestata a $ 42,87 al barile lunedì 19 ottobre a Londra.

Il Fondo Monetario Internazionale prevede un target price dell’oro nero tra $ 40 e $ 50 nel 2021. Una cifra ancora di gran lunga lontana dagli $ 80 al barile che l’Arabia Saudita, capo dell’OPEC, spera di raggiungere per bilanciare il suo budget.

Dall’organizzazione internazionale sono arrivate queste stime:

“Le proiezioni per i prezzi del petrolio sono comprese tra $ 40 e $ 45 all’inizio del prossimo anno e $ 40 e $ 50" nel corso del 2021. Da osservare la ripresa della domanda.... oltre all’approvvigionamento che potrebbe provenire dalle energie alternative”

L’incertezza resta dominante, soprattutto per l’evoluzione della pandemia e dell’arresto della domanda che comporta a livello mondiale.

Crisi del settore petrolifero: quale impatto sul Medio Oriente

Lo scenario di crisi sul settore energetico legato al greggio impatterà sulle economie mediorientali, così suscettibili alle oscillazione delle quotazioni del petrolio.

Come cambierà, allora, questa regione così strategica e osservata speciale nel resto del mondo? Il FMI ha dato alcune indicazioni. Jihad Azour, direttore del dipartimento Medio Oriente e Asia centrale del Fondo, ha sottolineato che per l’anno prossimo ci sarà una crescita negativa del 6,6% per i Paesi esportatori di petrolio.

In questo contesto non positivo, la diversificazione e le misure di sicurezza contro il coronavirus saranno i fattori chiave per rafforzare le economie della regione, con particolare attenzione a fornire opportunità alla sua popolazione giovanile.

La diversificazione, soprattutto, rappresenterà una sfida particolare, dato che alcuni dei settori non petroliferi più vitali della regione hanno subito contraccolpi: turismo, trasporti, vendita al dettaglio e immobiliare. I viaggi aerei, per esempio, non dovrebbero risalire ai livelli pre-pandemici almeno fino al 2023.

La crescita del PIL reale per gli Stati del Golfo è stata in media del 4,7% dal 2000 al 2016, di cui la crescita non petrolifera ha rappresentato solo il 6,4%, secondo il rapporto del FMI. E i Paesi dipendenti dal petrolio dovrebbero ora vedere una contrazione del PIL reale del 6% quest’anno, con i settori non petroliferi che comprendono il 5,7% di quella perdita.

Il doppio shock di pandemia e crisi del petrolio darà l’impulso al cambiamento e alla ripresa in Medio Oriente?

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