L’Eurozona non vede la ripresa: cosa dicono gli ultimi dati

L’Eurozona rallenta sulla strada della ripresa economica. Gli ultimi dati sull’attività dei servizi indicano scenari ancora cupi. Sarà recessione?

L'Eurozona non vede la ripresa: cosa dicono gli ultimi dati

Non c’è segnale di ripresa economica per l’Eurozona. Questa la lettura degli ultimi dati sull’attività dei servizi nell’area della moneta unica.

Le principali potenze europee stanno arretrando, spinte verso il declino dall’introduzione di nuove e rigide misure di contenimento. La seconda ondata di coronavirus in corso nel vecchio continente rischia davvero di bloccare il rilancio produttivo tanto sperato.

Il settore servizi sta faticando, presagio di una doppia recessione per l’Eurozona.

Eurozona in declino, la ripresa si allontana

L’Eurozona è sempre più stretta nella morsa della pandemia.

Germania e Francia - le due maggiori economie del blocco di 19 Paesi - hanno reimpostato rigide misure, con lockdown più soft, ma ugualmente incisivi per le attività economiche: ristoranti, palestre e negozi rimangono chiusi e i cittadini sono fortemente invitati a restare a casa.

Sulla stessa scia anche Italia, Spagna e, in generale, il continente. Le ripercussioni sul prossimo futuro economico sono, quindi, chiare: la ripresa tarderà a farsi strada.

L’indice composito finale dei gestori degli acquisti per l’Eurozona di IHS Markit, visto come un buon indicatore della salute economica, è sceso a 50,0 nella rilevazione di oggi dal 50,4 precedente, anche se superiore alle attese a 49,4.

Il dato riflette l’andamento precedente all’imposizione delle nuove misure, mettendo in evidenza quanto gli indicatori previsionali fossero già deboli.

Il livello 50 registrato è un allarme. Esso separa la crescita dalla contrazione ed è stato trascinato al ribasso dal PMI dei servizi, sceso a 46,9 da 48,0, il minimo da maggio, quando la prima ondata del virus si stava diffondendo in tutta Europa.

Le società di servizi (ristorazione e ospitalità soprattutto) stanno soffrendo molto e rischiano di subire un netto peggioramento dell’outlook. Il settore ha ridotto l’organico, la domanda è ulteriormente diminuita e l’ottimismo è scemato.

Da sottolineare per l’Eurozona che il PMI servizi si è ridotto meno di quanto inizialmente stimato a ottobre e la produzione è cresciuta. Ma il risultato ha comunque lasciato l’attività complessiva del settore privato in stagnazione.

Chris Williamson di IHS Markit, ha evidenziato che:

“Con l’irrigidimento delle misure di blocco, diventa sempre più difficile capire come l’economia della zona euro eviterà di ricadere in declino.”

Ultima nota: la Germania è stata l’eccezione di questa ondata di ribassi nel PMI servizi. La tendenza più positiva, però, potrebbe non durare nemmeno a Berlino.

Europa in bilico: si attende la BCE

In questo quadro negativo per l’Eurozona, l’intervento della BCE è atteso con più trepidazione che mai.

Per offrire sostegno, la Banca centrale europea si è impegnata la scorsa settimana a intraprendere nuove azioni a dicembre per contenere la crescente ricaduta dell’area, tenendo presente di aver già pompato stimoli senza precedenti.

Il mandato politico della Banca è quello di avere un’inflazione appena al di sotto del 2%, ma ha registrato un -0,3% in ottobre, come hanno mostrato i dati ufficiali, quindi è probabile che i politici rimarranno delusi nel vedere le aziende tagliare i prezzi per aumentare la domanda.

La Lagarde ha assicurato che tutti gli strumenti saranno rivisti per supportare il rilancio UE. PEPP e non solo sono nel mirino: l’obiettivo è scongiurare una probabile recessione.

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