Estensione QE? Ecco perché non servirà a nulla. L’allarme degli economisti

L’estensione del QE sarà solo una perdita di tempo? Sì, secondo diversi analisti. Ecco perché un nuovo Quantitative Easing potrebbe rivelarsi totalmente inutile.

L’estensione del QE da parte della BCE, ma anche da parte della Bank of Japan, non servirà a nulla secondo quanto affermato da diversi analisti.

Le aspettative di un’estensione del QE da parte della BCE sono molto elevate, ma, secondo quanto affermato da diversi economisti, le banche centrali perderanno il loro tempo con una misura del genere, poiché un nuovo alleggerimento quantitativo non avrà gli effetti sperati e sarà inutile. Le critiche degli economisti e degli analisti nei confronti delle misure di QE della BCE e delle altre banche centrali non si placano e sono tutte tese a sottolineare l’inutilità di programmi di alleggerimento economico efficaci sono fino a qualche tempo fa. Tra questi economisti Brian Coulton, chief economist di Fitch Ratings, il quale ha posto l’accento, nella sua analisi, sulle conseguenze che un’ulteriore estensione del QE da parte della BCE e delle altre banche potrebbe portare.

Il QE provoca degli effetti al ribasso per la redditività delle banche e non sarà in grado di stimolare i crediti bancari così come ci si aspetterebbe, secondo quanto affermato da Coulton nella Sovereign Global Conference di Fitch tenutasi a Singapore martedì.

“Il QE non è in grado di stimolare così come ci si aspetterebbe”.

Coulton non è l’unico economista ad aver sottolineato la diminuita efficacia delle politiche di QE adottate dalla BCE e dalle banche centrali, tanto che molti analisti hanno anche parlato di conseguenze del QE che spingeranno i tassi di interesse in territorio negativo fino al 2021. Secondo gli avvertimenti degli analisti, dunque, un’ulteriore estensione del QE da parte delle banche centrali fra cui la BCE potrebbe non avere gli effetti sperati e potrebbe rivelarsi solo una perdita di tempo.

Estensione QE: sempre più inutile?

Nonostante i programmi di QE della BCE e degli altri istituti centrali, la ripresa globale è stata abbastanza mediocre come ha osservato Coulton mettendo l’accento sulle crescenti disuguaglianze fra ricchi e poveri. Negli USA, come ha osservato l’analista, la quota di reddito finita nelle mani dei proprietari di capitale è cresciuta molto rispetto invece alla quota finita nelle mani della classe lavoratrice. Le imprese USA hanno potuto osservare un incremento del loro surplus di denaro e hanno potuto assistere ad un incremento della quota di reddito generata dall’economia. Tutto ciò, però, è andato a finire in fusioni e acquisizioni, elementi che in realtà non aiutano molto la domanda interna degli USA.

Effetti del Quantitative Easing: un circolo vizioso

Tutto ciò potrebbe avere qualcosa a che fare con il motivo per cui il QE delle banche centrali - fra cui la BCE - non ha avuto un impatto così evidente. In sintesi le banche centrali hanno immesso enormi quantità di liquidità all’interno del mercato che non hanno fatto altro che aumentare le diseguaglianze. Ne hanno beneficiato soprattutto i più ricchi, i quali, tuttavia, si sono dati al risparmio anziché alla spesa.
L’effetto sui salari è così stato minimo, le pensioni sono state danneggiate dai bassi tassi di interesse, mentre gli investimenti sono diventati sempre meno appetibili a causa dei bassi rendimenti. Secondo l’economista il limitato impatto delle misure di QE si è verificato più o meno in tutti i mercati sviluppati e in ogni caso gli istituti centrali non hanno potuto risollevare la situazione.

“Non dovremmo riporre eccessiva fiducia sull’aiuto che le banche centrali potrebbero dare per spingere la crescita verso l’alto”,

ha tuonato Coulton.

QE: il gioco non è valso la candela

Coulton non è stato il solo a sottolineare come i programmi di QE abbiamo avuto un’efficacia sempre decrescente. In una nota di questa settimana, Hans Lorenzen di Citigroup ha affermato che la BCE sta dando vita a “troppo QE”. Anche secondo Lorenzen, infatti, sia la BCE che la BoE che la Fed, con le loro politiche di tassi di interesse ridotti, hanno aumentato le diseguaglianze economiche, reso i ricchi sempre più ricchi e danneggiato le pensioni. Sempre secondo Lorenzen, con rendimenti così bassi le banche europee si sono focalizzate sul taglio dei costi piuttosto che sugli investimenti. I programmi di QE difficilmente renderanno gli investimenti appetibili.

“I danni causati al sistema economico non sono stati corrisposti da sufficienti benefici”,

come ha affermato Lorenzen.

QE: un fallimento su tutti i fronti?

Tutto ciò che è stato detto fino ad ora dagli analisti non vuole spingere a pensare che il QE non sia mai stato efficace e non abbia avuto anche conseguenze economiche positive. Coulton ha infatti osservato che nel momento in cui il QE è stato lanciato nel 2008 le banche centrali erano preoccupate che la potenziale deflazione avrebbe potuto provocare una contrazione del sistema finanziario simile a quella della Grande Depressione del 1930. Le banche centrali hanno evitato con successo questo scenario, come ha osservato l’analista di Fitch.

Grazie a questo successo del QE le aspettative si sono eccessivamente innalzate, mentre ora, passata la recessione, un’estensione del Quantitative Easing potrebbe non essere più utile.

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