Ergastolo ostativo, cos’è e perchè è incostituzionale per la Cassazione

La Corte Costituzionale vieta l’ergastolo ostativo. Significa che anche per i reati di mafia sarà possibile concedere permessi e altri benefici. I dettagli.

Ergastolo ostativo, cos'è e perchè è incostituzionale per la Cassazione

L’ergastolo ostativo, cioè senza permessi premio, è incostituzionale poiché troppo severo. Questa pena consiste nella detenzione a vita senza alcun beneficio per buona condotta e si applica solo in caso di reati gravissimi, come stragi e omicidi di stampo mafioso.

La decisione della Corte Costituzionale arriva dopo la sentenza di condanna della Corte di Strasburgo, la Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale aveva condannato l’Italia per i trattamenti disumani riservati a chi viene condannato all’ergastolo ostativo, soprattutto in regime di detenzione 41 bis.

Con questa decisione, la Consulta ha sancito la parziale incostituzionalità dell’articolo 4, comma 1, dell’Ordinamento penitenziario nella parte in cui non prevede la concessione di permessi e altri benefici per buona condotta a chi sta scontando l’ergastolo ostativo.

Dunque da oggi in poi anche i condannati per strage e reati di mafia come l’associazione di tipo mafioso potranno allontanarsi dalla cella per periodi limitati.

Ergastolo ostativo incostituzionale: da oggi permessi premio anche ai mafiosi

Arriva dalla Corte Costituzionale una decisione destinata a far discutere molto: l’ergastolo ostativo non è più ammesso, poiché disumano e contrario ai principi costituzionali ed europei sui diritti dell’uomo.

Attualmente l’Ordinamento penitenziario prevede che chi è stato condannato all’ergastolo ostativo non può ottenere i permessi per buona condotta che invece sono concessi nell’ipotesi di ergastolo semplice.

La Consulta della Corte Costituzionale invece ha deciso che per la forma più severa di detenzione a vita debbano esserci i permessi premio; questi saranno disposti su ordine del giudice e solo se il condannato abbia dimostrato una partecipazione positiva al percorso di rieducazione, anche senza pentimento, e non ci sia il sospetto di contatti con la criminalità organizzata.

La disciplina dell’ergastolo

L’ergastolo, cioè la detenzione a vita, è la pena più severa prevista dal nostro ordinamento penale e viene comminata nei confronti di persone caratterizzate da notevole pericolosità sociale.

La pena dell’ergastolo è prevista per una ristretta cerchia di reati, i più gravi: l’omicidio, tutti i reati per i quali era prevista la pena di morte (come l’alto tradimento nei confronti dello Stato), i reati di stampo mafioso e per i delitti la cui pena minima è fissata a 24 anni di detenzione.

Inoltre, l’ergastolo viene applicato anche ai mafiosi condannati a scontare l’ergastolo ostativo (cioè senza alcun beneficio o misura premiale) quando questi decidono di collaborare con la giustizia indicando nomi e fatti utili allo svolgimento delle indagini.

L’ergastolo è disciplinato dall’articolo 22 del Codice Penale, dove si legge:

“La pena dell’ergastolo è perpetua, ed è scontata in uno degli istituti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno.”

Si tratta di una previsione normativa molto contestata sia sul piano interno che sul piano internazionale (come approfondiremo più avanti) in quanto contrastante con la funzione rieducativa della pena, sostenuta sia in ambito italiano che europeo. Secondo i sostenitori di questa tesi, infatti, l’ergastolo non sarebbe altro che un residuo delle antiche punizioni esemplari per le fattispecie di maggiore gravità con il fine di fungere da deterrente per il resto della popolazione.

Tuttavia, dati alla mano, non è affatto vero che nei Paesi dove è previsto l’ergastolo e l’ergastolo ostativo, si sia riscontrato una diminuzione del tasso di criminalità.

Ergastolo ostativo: cos’è e differenze con quello semplice

L’ordinamento italiano prevede e disciplina due differenti categorie di ergastolo:

  • l’ergastolo propriamente detto;
  • l’ergastolo ostativo.

Nel primo caso, ovvero l’ergastolo semplice, la detenzione a vita si accompagna alla concessione di benefici di vario genere, in dipendenza dalla buona condotta del carcerato, come permessi premio, libertà condizionale, detenzione domiciliare e la possibilità di svolgere attività lavorativa all’esterno della struttura penitenziaria.

Invece, l’ergastolo di tipo ostativo, come il nome stesso suggerisce, è una circostanza ancora più severa: infatti al reo non viene concessa la possibilità di alcun beneficio.

In ragione della sua durezza, l’ergastolo ostativo ha sollevato in passato seri dubbi circa la sua costituzionalità, in quanto si riteneva fosse contrario all’articolo 27 della Costituzione, dove si legge:

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”

Dunque, dove sarebbe la rieducazione nell’ergastolo ostativo?

Nonostante la liceità della domanda, la Consulta ha respinto il dubbio di costituzionalità dell’ergastolo ostativo perché il condannato può comunque beneficiare di sconti premiali se, durante l’esecuzione della pena, decide di collaborare con la giustizia o si verificano altre circostanze particolari.

Nonostante questo ammorbidimento, per molti esperti di diritto, l’ergastolo ostativo rappresenta comunque una misura disumana e contraria al dettato della nostra Costituzione.

Ergastolo e CEDU

La pena dell’ergastolo, consentita in Italia ma non in tutti i Paesi dell’area europea, è stata al centro di un acceso dibattito all’interno della Corte Europea dei Diritto dell’Uomo (c.d. CEDU), dibattito che si riaccende a fasi alterne.

In particolare, la questione è contenuta nella sentenza n. 3896 del 2013 nella quale la CEDU dichiara la pena dell’ergastolo contraria all’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani. Infatti, la pena a vita viene considerata una vera e propria violazione dei diritti umani, poiché il condannato non può beneficiare della revisione e non c’è alcuna rieducazione sociale.

Dunque, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, considera l’ergastolo un trattamento disumano e degradante, e, quindi, contrario al divieto di tortura dell’articolo 3, che recita:

“Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pena o trattamenti inumani o degradanti".

Nonostante la storica sentenza della CEDU, l’Italia continua ad applicare la pena dell’ergastolo, anche se in circostanze sempre più ridotte.

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