Eni chiude il primo semestre 2015 in negativo: -62%. Titolo in rialzo

Eni chiude negativamente il primo semestre 2015, con un -62%. Considerando il secondo trimestre, il calo è del 46%: un punto percentuale in più rispetto alle previsioni degli analisti. Titolo in rialzo sul mercato azionario.

Era atteso per oggi il report sul primo semestre 2015 di Eni. Il gruppo - rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso - ha registrato un utile netto aggiustato all’inflazione di 1.05 miliardi, escludendo Saipem (-47%) che ha chiuso il semestre in negativo e ha condizionato notevolmente Eni. L’utile netto, sempre aggiustato all’inflazione e su base consolidata, ammonta a 790 milioni, registra una flessione di 62 punti percentuali e un carico fiscale pari all’83%. Significativi gli effetti sul mercato azionario.

Secondo l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi:

Nel primo semestre di quest’anno abbiamo conseguito ottimi risultati industriali in tutti i business che ci hanno consentito di rivedere al rialzo alcuni degli obiettivi del piano strategico presentato a marzo. Nel settore upstream abbiamo raggiunto una crescita produttiva record e abbiamo contenuto significativamente i costi. Inoltre, il recente avvio della produzione del campo di Perla, in Venezuela, e l’ormai prossimo avvio di Goliat, in Norvegia, forniranno un contributo importante nella seconda parte dell’anno.

Eni: i dati sul secondo trimestre 2015
Se si considerano gli ultimi tre mesi del 2015, l’utile netto aggiustato all’inflazione - esclusa Saipem - ha subito un calo di 46 punti percentuali, rispetto al secondo trimestre 2014, e ammonta a 450 milioni di euro. Questa flessione è dovuta sia alla variazione in negativo del fair value delle partecipazioni di Galp e Snam - che perdono 53 milioni a fronte di ricavi da 99 milioni nel 2014 - che all’aumento del carico fiscale (+2%) - da ricercare nell’incidenza maggiore di Paesi con una tassazione più alta e nella mancata valorizzazione fiscale dei suddetti oneri, effetti compensati solo in parte da una minore incidenza sull’utile al netto delle tasse del settore E&P.
L’utile netto, sempre aggiustato all’inflazione e su base consolidata, del secondo trimestre ammonta a 139 milioni, ha subito un calo dell’84% e avuto un aumento del carico fiscale pari a 147 punti percentuali, quest’ultimo è da attribuire alla mancata valorizzazione fiscale dei writedown di Saipem.

I business del middownstream hanno tutti ottenuto risultati positivi, grazie ai forti progressi nel riassetto dei nostri impianti di raffinazione e petrolchimici, al successo nelle rinegoziazioni dei contratti gas e agli ulteriori interventi sull’efficienza. Queste azioni hanno contribuito a limitare gli effetti della caduta dei prezzi degli idrocarburi, sia in termini economici, sia in termini di cassa. Nonostante il dimezzamento del prezzo del barile, abbiamo conseguito 5,7 miliardi di euro di cash flow, in linea con il primo semestre dello scorso anno, che ha finanziato la quasi totalita’ degli investimenti realizzati nel semestre. Si tratta di un risultato particolarmente rilevante, dato che operiamo in un settore che oggi ha come principale sfida proprio l’autofinanziamento degli investimenti. Questi risultati superiori alle attese ci consentono di confermare la proposta al CdA al prossimo 17 settembre di un acconto dividendo pari a 0,40 euro per azione.

Così Claudio Descalzi conclude l’analisi del report sul primo semestre 2015.

Non sono mancati gli effetti sul mercato azionario che, nonostante tutto reagisce positivamente alle ultime novità: attualmente Eni è in rialzo dello 0.92% a 15.9726. Saipem invece sta registrando un calo dell’1.74% a quota 7.748 (ore 9.43)

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