Elezioni europee 2019: la reazione dei mercati in 5 punti

La vera mina vagante del nuovo parlamento europeo sono i deputati britannici. David Zahn, capo dell’European fixed income di Franklin Templeton ci spiega perché

Elezioni europee 2019: la reazione dei mercati in 5 punti

L’impatto delle elezioni europee 2019 sui mercati finanziari non è stato negativo come temuto.

Complice la chiusura per festività di Wall Street e Londra, le Borse europee hanno aperto le negoziazioni del day-after con un’intonazione positiva, mettendo da parte quelli che erano stati i timori della vigilia.

Dall’Italia alla Germania, i listini domestici hanno apprezzato la tenuta delle forze eurocentriche su quelle euroscettiche, con queste ultime che, salvo qualche dovuta eccezione, non hanno ottenuto l’affermazione schiacciante che in molti avevano preventivato.

Rimane però un fattore di incertezza legato alla sorte della Gran Bretagna e dei parlamentari europei che rappresentano le terre di Albione a Strasburgo e Bruxelles. Che ne sarà di loro una volta completato il processo Brexit?

«Le elezioni parlamentari europee in genere non generano grande interesse nei giornali internazionali, ma con la Brexit ancora irrisolta, questa volta sono al centro dell’attenzione», ha commentato David Zahn, Head of European Fixed Income di Franklin Templeton.

Secondo l’asset manager gli elettori stanno chiaramente sfogando le loro frustrazioni, ma ciò che è veramente necessario per ripristinare una maggiore fiducia degli investitori è la certezza sul percorso da seguire.

Ecco i 5 punti focali su cui si concentra l’analisi del gestore sulle elezioni europee 2019 e il loro impatto sui mercati finanziari e sul mondo del risparmio gestito.

1) Elezioni europee 2019: quale impatto sui mercati?

Come previsto, i partiti populisti di estrema destra hanno ottenuto buoni risultati, ma non hanno la maggioranza in parlamento. I verdi hanno anche vinto più seggi. E anche se questi risultati elettorali difficilmente avranno un impatto diretto sui mercati in generale, potrebbero rappresentare un barometro di ciò che pensa l’Europa. Tradizionalmente, l’elezione dei membri del Parlamento europeo è vista come un’opportunità per gli elettori di sfogare alla loro frustrazione, e generalmente vediamo molti voti di protesta. Quindi, siamo cauti nel leggere troppi significati nei risultati.

Tuttavia, ogni volta che un investitore può ottenere ulteriori informazioni sul sentiment, pensiamo che possa essere utile. Riconosciamo che gli investitori a reddito fisso possono essere preoccupati che una significativa rappresentanza populista nel Parlamento europeo potrebbe soffocare le riforme e ostacolare la crescita tanto necessaria.

2) Di cosa ha bisogna ora l’Europa?

Sicuramente sosteniamo che l’Europa ha bisogno di riforme per far muovere la sua economia e incoraggiare un maggiore potenziale di crescita. È importante ricordare che, oltre a limitare l’immigrazione, non c’è molto che le diverse fazioni di estrema destra in tutta Europa siano effettivamente d’accordo. Quindi, non hanno un’agenda da spingere. Ma, pensiamo che abbiano il potenziale per essere dirompenti.

Molto più potenti dei deputati europei sono i presidenti dei vari rami della burocrazia europea. Questi organismi comprendono: la Commissione europea, il Consiglio europeo, il Parlamento europeo e la Banca centrale europea. Avere una quota maggiore di partiti più estremisti nel Parlamento europeo può rendere quelle nomine, che dovrebbero aver luogo nei prossimi mesi, un processo meno agevole rispetto al passato.

3) La vera mina vagante: gli eurodeputati del Regno Unito

La partecipazione del Regno Unito a queste elezioni ha aggiunto ulteriore interesse. A causa del ritardo nella Brexit, il Regno Unito sta eleggendo i deputati al Parlamento europeo, ma non sappiamo per quanto tempo gli eletti vi siederanno effettivamente. E non sappiamo per certo cosa succederà a quei seggi al Parlamento europeo una volta che il Regno Unito se ne andrà. I posti saranno ridistribuiti immediatamente tramite elezioni suppletive?

Prima dell’inclusione inaspettata del Regno Unito in queste elezioni, i suoi seggi erano già stati riallocati in una serie di altri paesi. Se si dovessero verificare elezioni suppletive, la composizione politica del parlamento potrebbe cambiare di nuovo. Allo stesso modo, il successo nel Regno Unito per il Brexit Party potrebbe essere una vera spina nel fianco del Parlamento europeo, almeno fino a quando il Regno Unito non se ne andrà. Ci aspettiamo che i suoi eurodeputati facciano molto rumore e siano il più dirompenti possibile per il parlamento.

4) Che percorso ora per Brexit?

Theresa May ha dichiarato che si dimetterà da primo ministro britannico il 7 giugno. Molto si basa ora sull’identità del suo successore. Data la forte performance del Partito pro Brexit nelle elezioni del Parlamento Europeo e il sentimento anti-UE tra la base dei Tories, ci aspettiamo che il nuovo leader arrivi dall’ala euroscettica del partito e che prenda una linea più dura sulla Brexit.

Pertanto, riteniamo che la possibilità di una Brexit senza contratto sia aumentata in modo significativo. Lo scenario «no-deal» sta cominciando a riflettersi nei mercati: i rendimenti dei Gilt a 10 anni sono scesi a circa l’1% e la sterlina ha subito forti vendite nei confronti dell’euro nelle ultime settimane. Molti contendenti hanno già lanciato il loro guanto di sfida. Non ci aspetteremmo che il nuovo primo ministro sia operativo prima di agosto o settembre, il che lascia poco tempo per qualsiasi rinegoziazione con l’Unione europea, supponendo che questa sia disposta a riaprire i colloqui.

5) Brexit No-deal: quante probabilità?

In questo contesto, stimiamo le possibilità di una Brexit senza accordi dal 30% al 35%, non perché la gente lo voglia, ma semplicemente perché non c’è tempo per mettere in atto un accordo per evitarlo. La vera questione quindi è il grado in cui entrambe le parti sono in grado di mitigare gli effetti peggiori di una Brexit senza accordo.

Abbiamo già visto le autorità europee indicare che vorrebbero vedere alcune procedure in vigore fino a quando non saranno in grado di negoziare accordi di sostituzione adeguati. Questa tendenza alla ricerca di alcune soluzioni rapide potrebbe intensificarsi perché se la crescita europea dovesse rallentare, le autorità non vorranno nulla che possa rallentarla ulteriormente.

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