Economia: la malattia del Giappone rischia di contagiare Europa e Cina - Schroders

Livio Spadaro

12/05/2016

La casa d’affari inglese Schroders ha pubblicato un report in cui evidenzia la possibile «giapponesizzazione» dell’economia europea e cinese.

Economia: la malattia del Giappone rischia di contagiare Europa e Cina - Schroders

La casa d’affari inglese Schroders ha pubblicato un report in cui analizza lo stato di salute dell’economia mondiale. Secondo l’esperto di Schroders, Allan Conway, l’economia globale sta subendo il “malessere giapponese”, puntualizzando che le economie più simili al Giappone rischiano di essere quella europea e cinese. L’analista della casa d’affari, fa notare che il Sol Levante ha conosciuto un periodo lungo 25 anni di bassa crescita e inflazione stagnante o negativa con conseguenti rendimenti obbligazionari bassi.

Mentre gli Stati Uniti sembrano diversi dalla dinamica nipponica, l’Europa e la Cina sono le macroaree mondiali che potrebbero presto essere contagiate dalla stessa “malattia” che affligge da un quarto di secolo il Giappone. Ecco nel dettaglio l’analisi di Allan Conway, Head of Emerging Market Equities di Schroders.

Europa e Cina a rischio giapponesizzazione - Schroders

L’Europa e la Cina rischiano di essere contagiate dallo stesso male che da 25 anni affligge il Giappone: bassa crescita, inflazione stagnante o negativa e bassi rendimenti obbligazionari.

Gli Stati Uniti, invece, sembrano essere abbastanza diversi dal Giappone il che suggerirebbe un più basso rischio di deflazione rispetto al Vecchio Continente e al Paese del dragone.

Questo è ciò che crede Allan Conway, esperto della casa d’affari inglese Schroders. L’analista fa notare come oggi molti temano il fenomento deflativo in Europa e Cina e sottolinea come i deflatori del PIL stanno effettivamente segnalando numeri scarsi. Tuttavia, sussistono delle importanti divergenze rispetto a quanto sperimentato da Tokyo negli anni ‘90.

Il Giappone all’epoca era già ampiamente in deflazione mentre l’Eurozona e gli Stati Uniti sembrano essersi stabilizzati su livelli sì bassi di inflazione ma ancora positivi.

La Cina invece è il Paese che in questi termini presenta un trend molto più preoccupante delle aree occidentali dato il deflatore in rapida discesa senza alcun segnale di stabilizzazione.

Stati Uniti meno a rischio deflazione grazie a banche e lavoro - Schroders

Conway tiene a precisare che la deflazione per ora è solo una minaccia ma non ancora una certezza e si chiede cosa si possa fare per evitarla. Negli USA la situazione dovrebbe essere più semplice vista la flessibilità del mercato del lavoro e l’efficienza delle banche.

Nel caso di uno scenario deflativo, il governo e la Federal Reserve potrebbero prendere in esame l’ipotesi di varare misure fiscali che allontanino lo scenario deflativo (ad esempio il condono dei debiti maturati per pagare gli studi universitari).

Eurozona necessita di riforme fiscali - Schroders

Nella zona Euro invece la questione è di gran lunga più complicata. L’esperto fa notare che la Germania è il Paese membro dell’Eurozona con una migliore posizione fiscale e con maggiori spazi per investimenti nelle infrastrutture pubbliche.

I vincoli fiscali stanno tuttavia ostacolando gli sforzi dell’Italia per ripulire i bilanci delle banche e per ricapitalizzare le stesse. Quando la politica fiscale frena la domanda e stoppa le riforme strutturali, allora c’è un problema di eccessiva stringenza, aggiunge Conway.

Il grande punto di domanda per l’Europa è se la politica e le istituzioni europee permetteranno una politica fiscale espansionistica che inverta l’attuale scenario economico. La zona Euro poi non ha dato una risposta omogenea alla grande crisi finanziaria di qualche anno fa, sottolinea l’esperto.

Ci sono alcuni Paesi UE che sono stati colpiti più di altri dalla crisi ed hanno attuato riforme significative per uscire dalle difficoltà economiche. In Spagna potrebbe essere che tali riforme siano stati sufficienti, in Grecia sembra che molto è stato fatto ma mancano ancora ulteriori riforme nel resto d’Europa.

La Germania non vuole cambiare traiettoria dopo le riforme attuate al mercato del lavoro nei primi anni 2000, tuttavia con ogni probabilità si renderanno necessarie modifiche al sistema bancario.

Cina potrebbe essere costretta a svalutare lo Yuan - Schroders

L’ultima parte dell’analisi di Conway si concentra infine sulla Cina. Il gigante asiatico, secondo l’esperto, è il Paese che assomiglia di più al Giappone degli anni ‘70 ossia al termine di una fase di boom degli investimenti ed ancora lontana da possibili bolle o crisi.

Se però si guarda la situazione da un’altra prospettiva, ci si accorge che la Cina sta andando sempre di più incontro ai malesseri che hanno coinvolto, e che coinvolgono tutt’ora, l’economia giapponese.

La Cina sta soccombendo alla deflazione per colpa dell’eccessiva capacità produttiva riscontrata in alcuni settori industriali. Per porre un rimedio alla situazione, è probabile che bisognerà fare ricorso prima o poi ad una politica monetaria più accomodante di quella attuale.

Questo comporta un indebolimento della valuta, fatto particolarmente sgradito ai mercati finanziari globali.

In linea generale, conclude l’esperto, ci sono azioni che possono essere intraprese per evitare le pressioni deflazionistiche anche se molte di esse risultano essere molto radicali e andrebbero messe in atto a seguito di importanti decisioni politiche in Cina e Germania.