È reato pubblicare chat, conversazioni private e screenshot?

Chi pubblica su Facebook chat, screenshot e conversazioni private commette reato, e non basta oscurare il nome dell’autore. Ecco cosa si rischia e come denunciare il fatto.

È reato pubblicare chat, conversazioni private e screenshot?

Pubblicare sulla bacheca di Facebook o altri social network chat, conversazioni e foto private altrui è una pratica vietata dalla legge. Oltre ad essere una chiara violazione della privacy, il fatto potrebbe anche integrare gli estremi della diffamazione e dell’ingiuria, con conseguenze molto gravi sia per chi pubblica le chat private - nei casi più gravi anche il carcere - sia per le persone coinvolte nelle conversazioni, che possono subire danni psico-fisici.

Immaginate: cosa potrebbe succedere se venisse messa online una chat privata tra amanti? Oppure lo screenshot di una conversazione in cui si parla male del proprio datore di lavoro?

Gli scenari possibili sono infiniti; per tale ragione la legge è corsa ai ripari vietando questa pratica duramente. Oltre al blocco immediato del profilo social, il colpevole potrebbe subire un vero e proprio processo sia in sede penale che civile, e risarcire i danni alla vittima.

In questo articolo faremo il punto delle conseguenze legali per chi pubblica conversazioni e informazioni private online, e vedremo quali misure prendere se si è vittima di questo comportamento.

Pubblicare chat, conversazioni private e screenshot: perché e cosa si rischia

Il mondo di Internet è pieno di insidie, tra queste il pericolo che le foto private, chat e screenshot di carattere riservato e personale vengano pubblicati e condivisi in maniera incontrollabile.

Si tratta di un comportamento sanzionato dalla legge poiché può avere delle conseguenze molto gravi sulla vittima; pensate ai casi si cyber bullismo, di revenge porn ma, anche ipotesi meno gravi che comunque arrecano un danno all’immagine dell’autore,diffamazione, ingiuria, calunnia e chi più ne ha più ne metta.

Per questa ragione chi commette il fatto può, anzi deve, essere denunciato alle Autorità e rischia pesanti sanzioni oltre all’obbligo di risarcire gli eventuali danni morali e all’immagine che ha causato alla vittima.

Non basta oscurare/cancellare il nome della persona

Molti pensano, erroneamente, che per non incorrere in problemi basta nascondere nome e cognome delle persone coinvolte nelle conversazioni pubblicate sui Social. Questo però non basta ad escludere la diffamazione e l’ingiuria; infatti è possibile dedurre l’autore del messaggio anche senza esplicito riferimento ai dati personali.

Che succede se la chat o lo screenshot vengono cancellati?

Anche se il colpevole provvede a cancellare le conversazioni private altrui dalla sua bacheca Facebook, il reato permane, seppur con una attenuante. Questo perché - anche se il post è stato online per poco tempo - potrebbe comunque aver cagionato un danno all’autore. Infatti è impossibile stabilire chi e quando abbia letto il contenuto della chat o abbia visto l’immagine privata.

Per tale ragione, anche dopo la cancellazione dello screenshot e della conversazione, chi ha subito un danno o semplicemente è infastidito dalla violazione della privacy può denunciare il fatto alle Autorità.

Le mie conversazioni sono state rese pubbliche: cosa fare?

Se vi accorgete che le vostre conversazioni private, foto intime, screenshot che vi riguardano sono stati pubblicati su Facebook o resi pubblici in ogni altro modo, è importante reagire immediatamente. La diffusione delle informazioni su Internet è estremamente rapida, quindi ogni minuto guadagnato è prezioso.

Come prima cosa, è opportuno segnalare il fatto: bisogna premere il link “Segnala” accanto alla foto o allo screenshot della chat privata pubblicata in bacheca. Dopo aver segnalato il fatto, serve rivolgersi alle Forze dell’ordine, quindi alla Polizia o ai Carabinieri e sporgere denuncia, o meglio ancora recarsi alla Polizia postale e fare un esposto. Per farlo puoi seguire le istruzioni della nostra guida pratica su Come fare denuncia alla Polizia postale.

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