Docente licenziata perché omosessuale: la scuola è obbligata a risarcirla

Chiara Ridolfi

24/06/2016

24/06/2016 - 15:54

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Un’insegnante a Trento viene licenziata per il suo orientamento sessuale. Dopo ben due anni di battaglie arriva finalmente la sentenza che obbliga la scuola a pagarle i risarcimenti.

Docente licenziata perché omosessuale: la scuola è obbligata a risarcirla

A Trento una docente viene licenziata perché non smentisce la sua omosessualità, dopo due anni di battaglie finalmente arriva la sentenza. Sembra uno di quei casi da medioevo, ma purtroppo è successo veramente, nell’istituto paritario Sacro cuore di Trento, dove una docente è stata licenziata per discriminazione. Un caso che ha quasi dell’irreale, dal momento che nel XXI secolo si dovrebbe guardare ai meriti dell’insegnante, al modo che ha di tenere le lezioni e non se preferisce amare una donna o un uomo.

Sebbene siano stati fatti dei notevoli passi avanti nella legislazione per la tutela delle coppie di fatto, grazie alla Legge Cirinnà, siano esse eterosessuali o omosessuali, gli insegnanti continuano a non essere tutelati a dovere. Il licenziamento ingiustificato di una docente di un istituto paritario ha creato (giustamente) grandi polemiche e per fortuna la causa si è conclusa nel migliore dei modi: con un risarcimento per la professoressa.

L’istituto paritario Sacro Cuore di Trento dovrà pagare 25.000 euro alla professoressa, dal momento che il licenziamento è avvenuto per discriminazione dell’orientamento sessuale della docente. Vediamo nei dettagli la questione che apre un capitolo buoi per le scuole cattoliche e che potrebbe essere un caso nazionale da tenere in considerazione per il futuro.

Docente licenziata per orientamento sessuale: cosa è successo?

Questa è una di quelle situazioni che non dovrebbero mai avvenire e che molte persone ritengono che non siano più presenti in Italia: il licenziamento per l’orientamento sessuale. In realtà non è un caso così isolato e questa volta a farne le spese è stata una docente di Trento. Nell’istituto scolastico erano girate delle indiscrezioni sul suo orientamento sessuale e sul fatto che fosse omosessuale.

La preside della scuola ha chiesto quindi spiegazioni alla docente, che non ha smentito o confermato le voci. Del resto non era tenuta a farlo, dal momento che non influiva nel suo rendimento sul lavoro. La risposta non si è lasciata attendere: la madre superiora, preside della scuola, ha detto che le delucidazioni dovevano arrivare per attuare il rinnovo del contratto.
Il colloquio tra la docente e la preside dell’istituto è avvenuto il 16 luglio del 2014 e dopo il colloquio la professoressa non si è vista rinnovare il contratto.

Da quasi due anni la professoressa di Trento ha intrapreso una battaglia che ha quasi dell’assurdo, dal momento che anche il Presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, aveva considerato il licenziamento della professoressa come “del tutto legittimo”. Non si è però arresa l’insegnante e finalmente il tempo le ha dato ragione: Michele Cuccaro, giudice di Rovereto ha considerato il suo licenziamento come immotivato.

La scuola dovrà pagare alla docente 25 mila euro e in aggiunta 8 mila euro per le spese sostenute per il processo. La scuola Sacro Cuore di Trento aveva anche cercato di mettere in giro voci secondo cui la docente parlava apertamente di sesso a bambini di soli 8 anni. Tutte le accuse contro l’insegnante sono però state smentite, dal momento che non erano fondate.

Nel 2016 si deve ancora combattere per riuscire a far valere i propri diritti fondamentali e come sempre gli insegnanti sono una delle classi più colpite da queste ingiustizie. I docenti hanno poche tutele e sebbene lavorino a stretto contatto con i ragazzi non vengono in alcun modo aiutati da leggi specifiche o da regolamenti particolari.

Docente licenziata per orientamento sessuale: un caso simbolo

La sentenza non è una vittoria solo per la docente di Trento, ma è un caso simbolo per tutti gli insegnanti. Non si può pensare di discriminare una persona e farla franca, esiste una normativa in merito (la legge antidiscriminatoria del 2003) e a quella bisogna appellarsi. La sentenza riesce a dare ragione non solo a alla docente di Trento, ma a tutti i lavoratori che devono sopportare di essere discriminati solo per un loro orientamento sessuale.

I professori sono più soggetti a problematiche di questo tipo, proprio perché sono a stretto contatto con i ragazzi (per lo più minorenni) e in molte scuole si pensa che le preferenze sessuali possano “influenzare” le decisioni dei giovani. La causa che ha vinto la docente mostra come facendo valere i propri diritti e non abbassando la testa si riesca a farsi rispettare come professionisti, indipendentemente dai gusti sessuali.

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