Divorzio, assegno ridotto se l’ex moglie non cerca lavoro

Dopo il divorzio, l’assegno non è un diritto. Per questo se l’ex moglie non cerca attivamente un lavoro, nonostante abbia le capacità, può vedersi ridotto o cancellato il beneficio. Lo dice la Cassazione.

Divorzio, assegno ridotto se l'ex moglie non cerca lavoro

Uno degli effetti più discussi e controversi della fine del matrimonio è l’assegno di divorzio, che spetta all’ex coniuge che si trova in una situazione di svantaggio economico rispetto all’altro. Il più delle volte a beneficiarne è la donna, per esempio perché durante il matrimonio ha rinunciato al lavoro per dedicarsi alla cura dei figli.

Tuttavia questo non basta a garantire l’assegno di divorzio. Infatti i giudici della Corte di Cassazione hanno recentemente ribadito che l’assegno di divorzio può essere ridotto, anche drasticamente, a chi non si attiva nella ricerca di lavoro. Ciò non vale se l’ex coniuge si trova nella impossibilità oggettiva di lavorare (per esempio perché affetto da una malattia) oppure se nonostante l’impegno non riesca a trovare un impiego adeguato.

Ancora una volta, i giudici supremi tornano a parlare di assegno di divorzio, e lo fanno restringendone il campo di applicazione. Di seguito i dettagli.

Assegno di divorzio: ridotto se la donna non cerca un lavoro

Non basta guadagnare di meno dell’ex per ricevere l’assegno di divorzio dopo la fine del matrimonio, ma sono necessari dei requisiti che diventano sempre più restrittivi.

Questo perché, alcune volte, chi riceve l’assegno ne approfitta per non cercare attivamente un lavoro e quindi essere alle dipendenze dell’ex. Naturalmente non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, perché spesso l’assegno di divorzio è necessario a garantire una vita dignitosa dopo lo scioglimento del vincolo matrimoniale. I giudici della Corte di Cassazione, invece, sono intervenuti sul caso di una donna che, in ragione dell’assegno di divorzio, non si era mai attivata con impegno nella ricerca di un lavoro che la rendesse economicamente indipendente, dato che percepiva un assegno che le permetteva di vivere senza lavorare.

La decisione in esame è la 3661 del 2020 (in allegato): qui i giudici della Corte di Cassazione hanno ridotto l’assegno di divorzio percepito da una donna da 4.000 a 2.000 euro, dato che non vi era stata prova che negli anni avesse cercato attivamente un impiego.

La decisione di dimezzare l’importo dell’assegno di divorzio è stata motivata con le parole seguenti:

“Le capacità dell’ex coniuge di procurarsi i mezzi di sostentamento e le sue potenzialità professionali e reddituali, piuttosto che, come ritiene parte ricorrente, le occasioni concretamente avute dall’avente diritto di ottenere un lavoro. Infatti se la solidarietà post coniugale si fonda sui principi di autodeterminazione e autoresponsabilità, non si può che attribuire rilevanza alle potenzialità professionali e reddituali personali, che l’ex coniuge è chiamato a valorizzare con una condotta attiva facendosi carico delle scelte compiute e della propria responsabilità individuale, piuttosto che al contegno, deresponsabilizzante e attendista, di chi di limiti ad aspettare opportunità di lavoro, riversando sul coniuge più abbiente, l’esito della fine della vita matrimoniale."

Corte di cassazione, I sez. civile, sentenza numero 3661/2020

Divorzio, quando si ha diritto all’assegno

Negli ultimi anni la giurisprudenza è molto cambiato rispetto all’assegno di divorzio e separazione. Se prima questi erano stabiliti sulla base del “mantenimento del tenore di vita”, adesso risultano fortemente ridotti perché è cambiato il presupposto di base: l’assegno ha una funzione solidale verso l’ex coniuge in difficoltà economica e il suo ammontare viene stabilito in base al contributo dato alla famiglia, ai sacrifici fatti (per esempio se uno dei due ha rinunciato al loro o ad una promozione per dedicarsi alla famiglia) e alla durata del vincolo matrimoniale.

In altre parole, la funzione dell’assegno divorzile è assistenziale e compensativa mentre restano invariati i criteri per definire l’assegno di mantenimento verso i figli, che invece devono assicurare - nei limiti delle possibilità economiche dell’obbligato - la copertura di tutte le spese necessarie per la salute e l’istruzione della prole.

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