Divorzio in Comune davanti al sindaco: quando è possibile e quanto costa

Quando c’è l’accordo tra i coniugi è possibile procedere alla separazione e al divorzio consensuale in Comune con soli 16 euro.

Divorzio in Comune davanti al sindaco: quando è possibile e quanto costa

Il decreto legge n. 132/2014 sulla semplificazione delle procedure giudiziarie ha introdotto un cambiamento epocale nel diritto di famiglia: i coniugi che vogliono sciogliere consensualmente il matrimonio posso procedere alla separazione o al divorzio direttamente in Comune.

Basta dunque alle lunghe file nei tribunali, infatti in caso di separazione o divorzio consensuali, i coniugi potranno fare ricorso a due procedure:

Quindi, i coniugi possono rivolgersi direttamente agli uffici Comune - anche senza l’assistenza di un avvocato - quando non hanno figli minori o non autosufficienti a carico, oppure scegliere di procedere con la negoziazione assistita quando preferiscono firmare una scrittura privata. Vediamo nel dettaglio quali sono le differenze tra le due procedure.

Separazione e divorzio in Comune

I coniugi decisi a procedere alla separazione o al divorzio consensuale possono farlo anche nel Comune presso l’ufficio anagrafe davanti all’ufficiale di stato civile o, in mancanza, davanti al Sindaco.

I coniugi devono recarsi nel Comune di residenza di uno di loro o del Comune presso cui è iscritto o trascritto l’atto di matrimonio e possono scegliere se avvalersi dell’assistenza facoltativa di un avvocato.

Separazione e divorzio in Comune possono esserci solo se l’accordo tra i coniugi non contenga patti di trasferimento patrimoniale.

Secondo la circolare del Ministero dell’Interno del 28 novembre 2014 è da intendersi come “patrimoniale qualsiasi valutazione di natura economica o finanziaria nella redazione dell’atto di competenza dell’ufficiale dello stato civile”.

In aggiunta:

In assenza di specifiche indicazioni normative, va pertanto esclusa dall’accordo davanti all’ufficiale qualunque clausola avente carattere dispositivo sul piano patrimoniale, come - ad esempio - l’uso della casa coniugale, l’assegno di mantenimento, ovvero qualunque altra utilità economica tra i coniugi dichiaranti.

Precisiamo che la procedura in Comune non è esperibile in presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti. In questi casi è necessario ricorrere al giudice in via ordinaria.

Per sintetizzare, è possibile ricorrere al divorzio davanti al sindaco in due casi:

  • quando non sono presenti figli nati dall’unione i quali siano ancora minorenni, maggiorenni non autosufficienti, portatori di handicap o incapaci (non vengono vanno considerati i figli nati da eventuali precedenti relazioni);
  • quando l’accordo tra i coniugi non investe trasferimenti patrimoniali come, ad esempio, l’assegnazione della casa, arredi, l’autovettura, libretti di risparmio, ecc. Gli aspetti patrimoniali devono essere oggetto di un’autonoma scrittura privata firmata in separata sede.

Dunque quando ricorrono queste circostanze è possibile divorziare in 30 giorni con una spesa esigua, purché siano comunque trascorsi 6 mesi tra la separazione.

Quanto costa divorziare in Comune? Il Comune non può esigere oltre la misura dell’imposta fissa di bollo: 16 euro ai cui va aggiunto l’onorario dell’avvocato se i coniugi scelgono di essere assistiti durante l’espletamento della procedura per una maggiore sicurezza personale.

Per ulteriori dettagli vi invitiamo a consultare:

Separazione e divorzio con negoziazione assistita

Il divorzio con negoziazione assistita (art. 6 del DL) prevede che i coniugi raggiungano un accordo consensuale con i propri avvocati, uno per parte.

Se non ci sono figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti, l’accordo consensuale viene trasmesso al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente che, se non individua irregolarità, comunica agli avvocati il nullaosta per tutti gli adempimenti.

Nel caso in cui invece ci fossero figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti, l’accordo deve essere trasmesso entro 10 giorni al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente, che lo autorizza, qualora lo ritenga in linea con l’interesse dei figli.

Viceversa, se l’accordo non è rispondente all’interesse dei figli, entro 5 giorni il procuratore lo trasmette al presidente del tribunale, che entro i successivi 30 giorni chiede la comparizione delle parti.

Entro 10 giorni gli avvocati dovranno poi trasmettere all’ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto, la copia, autenticata, dell’accordo con il nullaosta, pena la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.000 ad euro 10.000 per ritardo.

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