Decreto criptovalute, nuove regole in Italia. Cosa cambia?

Flavia Provenzani

24/06/2024

Sanzioni fino a 5 milioni di euro, carcere, regole strette e maggiore vigilanza da Consob e Bankitalia. Ecco cosa prevede il decreto-legge sulle criptovalute, oggi in Cdm, che recepisce il regolamento Ue 1114 del 2023.

Decreto criptovalute, nuove regole in Italia. Cosa cambia?
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Nuove regole in arrivo per le cripto-attività. Con il “decreto criptovalute”, all’esame del Consiglio dei Ministri (Cdm) oggi, è attesa una stretta che promette di rivoluzionare - in peggio? Chissà - il mondo crypto in Italia.

Si parla dell’introduzione di nuove sanzioni amministrative e penali per i soggetti che esercitano abusivamente e che violano le regole già definite all’interno dell’Unione Europea. Attese anche modifiche sul fronte dei poteri di vigilanza e regolamentazione affidati sia a Banca d’Italia che alla Consob.

Con il nuovo decreto, l’Italia recepisce il regolamento Ue 1114 del 2023 sui mercati delle cripto-attività. Ma, nel dettaglio, cosa prevede?

Decreto criptovalute, cosa cambia? Tutte le novità

È atteso un nuovo decreto-legge, oggi all’esame del Consiglio dei Ministri. Il “decreto criptovalute”, come anticipato, avrà il compito di definire confini e regole per il mondo crypto, dal Bitcoin a tutti gli altri token digitali.

Sanzioni, regole per l’emissione e regole per la diffusione delle criptovalute: questi gli ambiti in cui si muove il nuovo decreto.

1) Sanzioni pecuniarie

Di particolare importanza il quadro sanzionatorio: il decreto dovrebbe prevederà sanzioni da capogiro.

Per le società viene fissato un minimo di 30.000 euro fino a un massimo di 5.000.000 di euro o, ancora, di un importo compreso tra il 3% e il 12,5% del fatturato annuo qualora la sanzione risultasse più alta.

Per le persone fisiche, invece, il nuovo decreto prevederebbe sanzioni pecuniarie da un minimo di 5.000 a un massimo di 75.000 euro, anche per il personale oltre che per i rappresentanti legali.

2) Sanzioni penali

A livello penale, invece, al netto di eventuali modifiche in sede dell’odierno Cdm, si parla di pene detentive da 6 mesi a 4 anni, insieme a una multa da un minimo di 2.066 euro a un massimo 10.329 euro, per coloro che violino i regolamenti europei nel prestare servizi legati alle criptovalute, dall’offerta al pubblico all’emissione, ovvero per chi:

“offre al pubblico token collegati ad attività ovvero ne chiede e ottiene l’ammissione alla negoziazione”.

Sotto la lente i soggetti che operano violando l’articolo 59 del regolamento europeo (n. 1114 del 2023), che definisce le regole per l’“autorizzazione dei prestatori di servizi per le cripto-attività”, tra cui:

“Una persona non presta servizi per le cripto-attività all’interno dell’Unione, a meno che tale persona sia:
a) una persona giuridica o un’altra impresa autorizzata come prestatore di servizi per le cripto-attività in conformità dell’articolo 63; o
b) un ente creditizio, un depositario centrale di titoli, un’impresa di investimento, un gestore del mercato, un istituto di moneta elettronica, una società di gestione di un OICVM o un gestore di un fondo di investimento alternativo autorizzato a prestare servizi per le cripto-attività a norma dell’articolo 60.”

3) Vigilanza

Sul fronte della vigilanza, viene ribadito che l’aderenza ai regolamenti Ue deve essere monitorata da:

  • Consob, per quanto riguarda la tutela dei clienti, la trasparenza e la correttezza e il corretto andamento delle negoziazioni;
  • Banca d’Italia, per quanto concerne la stabilità patrimoniale, sana e prudente gestione e contenimento del rischio.

4) Insider trading

Per quanto manipolazione di mercato e reati legati alla comunicazione illecita di informazioni privilegiate e sull’abuso di queste, come elencato nel testo del regolamento Ue, si definisce una sanzione amministrativa da un minimo di 5.000 euro a un massimo di 5.000.000 di euro. Fanno scattare le sanzioni anche il mancato seguito dato nell’ambito di indagini giudiziarie e l’omessa collaborazione.