La guerra? È solo un lontano ricordo.
Se ne celebra la fine, come ogni 30 aprile, ma è una vicenda che appartiene al passato. Il presente del Vietnam è infatti orientato al futuro e il futuro, da queste parti, fa rima con sviluppo economico. Parliamo di un Paese – uno dei cinque Paesi comunisti del pianeta – la cui economia cresce a ritmi vertiginosi.
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha ricordato che nel 2024 il pil vietnamita espresso in valuta locale era ben 77 volte superiore rispetto a quello registrato nel 1994, nonché il più elevato tra i membri dell’Asean, l’Associazione delle nazioni del Sud Est asiatico.
Il boom è coinciso con l’adozione delle politiche Doi Moi proposte al Congresso del Partito Comunista del Vietnam del 1986 (anche se gli sforzi di Hanoi avrebbero iniziato a dare i loro frutti soltanto nella seconda metà degli anni Novanta). Questa politica, che letteralmente significa «rinnovamento» o «innovazione», è stata modellata sulla politica di riforma e apertura promossa dalla Cina da Deng Xiaoping a partire dal 1978.
Tra gli altri eventi degni di nota citiamo la revoca delle sanzioni economiche statunitensi nel 1994, che ha aperto le porte a maggiori scambi commerciali e investimenti da parte dei Paesi occidentali; la sua adesione all’Asean nel 1995; la sua adesione all’Organizzazione mondiale del commercio nel 2007; e l’apertura della gigantesca fabbrica di telefoni cellulari Samsung nel 2008. E poi è impossibile non citare gli effetti della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, che ha di fatto trasformato il Vietnam in una calamita allettante per attrarre tantissime aziende preoccupate di finire nel mirino di Washington, e l’aumento esponenziale del turismo.
L’economia del Vietnam spicca il volo
A proposito di Samsung, il colosso sudcoreano ha investito in Vietnam 23,2 miliardi di dollari diventando il maggiore investitore straniero nel Paese. Nel 2024, il ramo vietnamita dell’azienda hi-tech ha registrato un fatturato di 62,5 miliardi di dollari, di cui 54,4 miliardi di dollari di proventi dalle esportazioni. Ebbene, come ha spiegato la Nikkei Asian Review, questo ha rappresentato il 13,4% delle esportazioni totali di Hanoi.
Dal 2010 in poi, invece, bisogna sottolineare come le catene di approvvigionamento si siano spostate dalla Cina al Vietnam, prima a causa dell’aumento dei salari dei lavoratori cinesi poi per via della Trade War di Trump. Prendiamo Apple: il numero di fornitori in Vietnam è cresciuto da 12 nel 2015 a 35 nel 2024, il più grande nel Sud-est asiatico. In ogni caso il commercio del Vietnam è legato agli Stati Uniti e alla Cina.
Con un cambiamento nelle catene di approvvigionamento, le importazioni dalla Cina sono aumentate significativamente dal 2010, e nel 2024 erano quasi quattro volte superiori rispetto al 2012. Nel frattempo, però, anche le esportazioni verso gli Stati Uniti sono aumentate notevolmente, e sono state sei volte superiori nel 2024 rispetto al 2012. Il risultato? Il surplus commerciale di Hanoi con gli Usa è il quarto più grande al mondo dopo Cina, Unione Europea e Messico, e per questo il Paese è diventato un bersaglio per Trump.
Cosa aspettarsi dal futuro
Lo scorso aprile il FMI ha rivisto al ribasso le sue previsioni di crescita per il Vietnam nel 2025, portandole al 5,2%, rispetto al 6,1% di gennaio. Il pil pro capite vietnamita, che è un’indicazione del tenore di vita, nel 2018 aveva superato i 3.000 dollari, mentre nel 2024 ammontava a 4.535 dollari. Il governo vietnamita si è prefissato l’obiettivo di superare i 7.500 dollari entro il 2030 e di diventare un Paese ad alto reddito entro il 2045. E durante la commemorazione dell’ultimo 30 aprile, To Lam, segretario generale del Partito Comunista vietnamita ha invitato a “chiudere il passato e guardare al futuro”.
Attenzione poi al turismo: mel primo trimestre del 2025, il numero di passeggeri trasportati da compagnie aeree come Vietnam Airlines è aumentato del 9,2% su base annua, raggiungendo quota 20,7 milioni e tornando ai livelli pre Covid-19 grazie all’aumento dei turisti stranieri, soprattutto cinesi.
Bloomberg ha però sollevato un problema interessante. Per alleviare il collo di bottiglia logistico, il governo vietnamita ha avviato uno dei più grandi progetti infrastrutturali della sua storia, investendo miliardi di dollari per ampliare le autostrade nazionali e per aggiungere percorsi alternativi in grado di ridurre la congestione nella parte più meridionale del Paese. Questi ambiziosi progetti si basano tuttavia su una risorsa chiave: la sabbia cambogiana. Le sue riserve sono quasi terminate e ottenerne di più, per Hanoi, sarà complesso. Una sfida in più per il Vietnam del futuro.