Dal nucleare allo scontro con la Corea, così l’Iran minaccia il mondo

Pierandrea Ferrari

6 Gennaio 2021 - 11:25

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Continuano a destare preoccupazione le manovre del Governo iraniano, che nelle ultime ore ha concluso l’arricchimento dell’uranio al 20% e imposto il sequestro di un cargo sudcoreano: i dettagli.

Dal nucleare allo scontro con la Corea, così l'Iran minaccia il mondo

A pochi giorni dal cambio di guardia alla Casa Bianca, il Governo iraniano – guidato dal riformista Hassan Rouhani – ha deciso di uscire dai ranghi imposti dalla comunità internazionale.

Ad inizio settimana, infatti, le autorità iraniane hanno annunciato la conclusione delle operazioni di arricchimento dell’uranio al 20%, in violazione di quegli accordi (Jcpoa) - firmati nel 2015 – che erano tesi a scongiurare la corsa alle armi nucleari da parte di Tehran.

A preoccupare, inoltre, il sequestro di un cargo battente bandiera sudcoreana effettuato dalle Guardie della rivoluzione islamica nello Stretto di Hormuz, che ha trovato nelle ultime ore la pronta risposta del Governo di Seul, pronto a inviare delle navi da guerra nel Golfo Persico.

Queste manovre rischiano indubbiamente di isolare l’Iran sul piano geopolitico, ma – a ben vedere – rispondono alla necessità di Tehran di rafforzare la propria posizione in vista dei tavoli negoziali con la nuova amministrazione Biden.

L’Iran ha arricchito l’uranio al 20%

L’annuncio è arrivato dal portavoce dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana, Behrouz Kamalvandi: Tehran ha completato l’arricchimento al 20% dell’uranio nell’impianto nucleare sotterraneo di Fordo, a 90 chilometri dalla città santa di Qom.

Sebbene il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, abbia già tentato di smorzare le tensioni che hanno seguito l’annuncio (“l’accordo sul nucleare non è morto”), la manovra del Governo iraniano rappresenta indubbiamente uno scostamento arbitrario dalle regole concordate nel 2015 con la comunità internazionale.

D’altra parte, lo smarcamento dell’Iran dall’accordo di sei anni fa è conforme alla legge approvata recentemente dal Parlamento iraniano, che impone al Presidente Rouhani di riportare il programma nucleare ai livelli pre-Jcpoa.

L’obiettivo di Tehran, come noto, è di ritrovare una posizione di forza in vista dei negoziati che si terranno con la nuova amministrazione del democratico Joe Biden, facendo leva sugli spettri di una guerra nucleare che già aleggiano in Occidente. Ma il presidente in pectore non è pronto a fare sconti, e potrebbe richiedere anche una regolamentazione del programma missilistico del regime iraniano.

Alta tensione tra Iran e Corea del Sud

Nelle ultime ore, poi, le tensioni sull’asse Iran-Corea del Sud hanno superato la soglia di guardia, dopo il sequestro – nello Stretto di Hormuz - di un cargo sudcoreano diretto verso gli Emirati Arabi. L’intervento delle Guardie della rivoluzione islamica, secondo le autorità iraniane, sarebbe da ricondurre alla continua violazione delle leggi contro l’inquinamento ambientale del mercantile.

Per Seul, invece, una manovra ostile ingiustificata, che ha indotto il Presidente Moon Jae-in ad inviare una nave da guerra nel Golfo Persico, in una escalation delle tensioni dall’esito ancora incerto.

Secondo gli osservatori, dietro alla mossa di Tehran ci sarebbero i 7 miliardi di dollari congelati nelle banche sudcoreane dopo le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump all’Iran. Una tesi indirettamente confermata dal portavoce del Governo iraniano che, pur respingendo le accuse di Seul, ha ricordato la “presa in ostaggio” dei fondi iraniani da parte della Corea del Sud.

Da sottolineare, infine, che il Paese persiano sta creando tensioni in uno dei luoghi geografici cruciali per il commercio del petrolio. L’Iran ha più volte minacciato di interrompere le spedizioni di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz se gli Stati Uniti tentassero di strangolare la sua economia (con le sanzioni). Questa lingua di mare è strategica: quasi un quinto del petrolio mondiale passa attraverso lo Stretto.

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