DPCM proroga riaperture, Speranza ottiene via libera dal Parlamento

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha dato comunicazione al Parlamento sul nuovo DPCM con cui prorogare alcune norme anti-COVID fino al 31 luglio.

DPCM proroga riaperture, Speranza ottiene via libera dal Parlamento

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, protagonista in Parlamento con il nuovo DPCM del 14 luglio con cui prorogare alcune misure di contenimento per limitare la diffusione del coronavirus che resteranno in vigore fino al 31 luglio.

La comunicazione al Senato si è conclusa con l’approvazione della proroga, appoggiata da 154 voti favorevoli e bocciata da 129 voti contrari. Tre risoluzioni del centrodestra, una comune e le altre due a firma Lega e Forza Italia sono state respinte.

Anche alla Camera, dopo gli interventi delle forze politiche a seguito delle comunicazioni del ministro Speranza, è stato approvato il nuovo DPCM con cui estendere le misure di contenimento attive fino a oggi.

DPCM proroga riaperture, Speranza in Parlamento

Ha parlato al Senato e alla Camera il ministro Speranza, chiarendo innanzitutto il quadro generale sulla situazione mondiale e italiana dell’epidemia.

Il ministro Speranza ha illustrato quali saranno le prossime misure di contenimento per evitare la diffusione del virus della COVID-19, ricordando l’importanza di non abbassare la guardia e di utilizzare la mascherina, mantenere la distanza di sicurezza e lavarsi spesso le mani.

La proroga si è resa necessaria perché il virus continua a essere una minaccia, e ancora “non siamo ancora in un porto sicuro”, ma siamo sempre in un momento di convivenza e con la riapertura graduale prevista nella Fase 3 aumenta anche la possibilità d’incontrare il virus. Inoltre come dimostrano alcuni degli ultimi focolai è aumentato anche la minaccia causata da chi rientra dall’estero.

DPCM 14 luglio: le misure prorogate

Speranza ha spiegato che al momento tutte le procedure per limitare i contagi non possono essere escluse, e ogni ipotesi è al vaglio, sottolineando che “non possiamo permetterci di non avere una macchina efficace e veloce per rispondere a emergenza”. Proprio per questo motivo è necessario prorogare fino 31 luglio alcune misure, prime fra tutte l’obbligo d’indossare le mascherine in tutti i luoghi chiusi accessibili al pubblico e mantenendo le distanze di sicurezza anche sui luoghi di lavoro, il divieto di assembramenti, le pene per chi viola la quarantena e l’aumento dei controlli negli aeroporti, porti e luoghi di confine.

Permarrà anche il divieto di entrare in Italia per le persone provenienti da 13 Paesi ritenuti particolarmente rischiosi, per i quali restano sospesi anche i voli, mentre per le persone provenienti da Paesi extra-Ue e extra-Schengen resta l’obbligo di quarantena di 14 giorni.

Sui migranti, Speranza ha affermato che: “particolare attenzione, inoltre, è rivolta agli sbarchi nei porti, con quarantena obbligatoria per chi arriva”

Il rischio zero non esiste, spiega Speranza, aggiungendo che sino a che non verrà trovato un vaccino l’Italia, che per prima si è trovata a fronteggiare la crisi sanitaria per prima in Occidente, deve “essere sempre pronta a intervenire tempestivamente”.

Secondo Speranza, il Governo non deve permettersi il rischio e l’errore di contrapporre sanità ed economia, perché “Un Paese sano, che archivia la vicenda sanitaria è un Paese che può realmente ripartire.”

L’impegno del Governo su 4 fronti

Il ministro Speranza ha sottolineato l’impegno del Governo soprattutto su 4 punti principali che riguardano la ripresa del Paese e pongono le basi per gestire un’eventuale nuova emergenza sanitaria. Nello specifico Speranza spiega che in Italia il vaccino sarà un bene pubblico di tutti. Con l’accordo di AstraZeneca verranno prodotte 400 milioni di dosi di vaccino e parte di queste saranno consegnate all’Italia entro la fine dell’anno.

Inoltre entro la prossima settimana, verranno analizzati i progetti di tutti gli ospedali COVID, che dopo il vaglio del ministero si cercherà di attuare il prima possibile, aumentando anche il personale sanitario anche sul territorio, assumendo più di 9.000 infermieri di comunità per prevenire e gestire un’eventuale nuova emergenza sanitaria. Nelle prossime settimane si dovrà inoltre recuperare il trattamento di tutte le patologie messe in stand by dalla crisi sanitaria.

Infine l’ultimo punto riguarda la riapertura in sicurezza delle scuole, senza la loro riapertura infatti “non saremo mai veramente fuori dal lockdown”. Con l’accordo del 26 giugno sono state condivise le linee guida e gli obiettivi da perseguire. Anche in questo caso la parola chiave resta “prudenza”, anche alla luce degli altri Paesi che hanno deciso di riaprire prima dell’Italia.

La scuola infatti, dato il grande numero di persone che coinvolge resta uno dei settori più a rischio, per questo tutto il personale scolastico sarà sottoposto a test sierologico. La popolazione scolastica sarà monitorata durante tutto il corso dell’anno.

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