DPCM: che significa, come funziona e differenza con il decreto legge

DPCM: cosa sono, come funzionano e perché Conte li ha preferiti ai decreti legge. Cosa dice la Costituzione.

DPCM: che significa, come funziona e differenza con il decreto legge

Che cosa sono i DPCM, gli atti utilizzati da Conte durante l’emergenza coronavirus? Si tratta di provvedimenti amministrativi che entrano in vigore immediatamente e sono di rapida emanazione. Adottare delle decisioni tramite DPCM richiede meno tempo che scrivere un decreto legge coinvolgendo il Consiglio dei Ministri.

In molti si domandano se i DPCM siano legali, dato che limitano alcune libertà fondamentali (garantite dalla Costituzione) senza richiedere l’approvazione del Parlamento. Spieghiamo significato e disciplina dei DPCM e qual è la differenza con i decreti legge.

DPCM: cos’è e come funziona

I DPCM sono sempre esistiti, anche se erano uno strumento poco usato. Questi provvedimenti sono emanati dal solo Presidente del Consiglio - quindi Giuseppe Conte - e non dall’intero Consiglio dei Ministri e, dal punto di vista formale, sono atti di secondo grado. Ciò vuol dire che nella gerarchia giuridico-istituzionale sono di rango inferiore rispetto alla legge, ai decreti legge e ai decreti legislativi delegati.
Generalmente i DPCM riguardano questioni meramente tecniche su un settore o ambito specifico e mai prima d’ora era accaduto che avessero una rilevanza nazionale di così grande portata. Esempio tipico di DPCM è quello con cui sono disciplinati i criteri per le nomine dirigenziali.
Ogni DPCM - essendo di “rango inferiore” - deve reggersi su una legge e o su un decreto che ne sancisce l’ambito di applicazione, i principi generali e i limiti, altrimenti sarebbe incostituzionale. Per questo, nonostante le molte critiche, i DPCM dell’emergenza Covid sembrerebbero in regola: ciascun provvedimento trova legittimazione in un decreto legge (decreto Io resto a casa, dl Semplificazioni, dl agosto e così via).

I DPCM sono legali?

Il largo uso dei DPCM ha fatto sorgere dei dubbi circa la legalità di questo strumento. La questione, però, non riguarda la legalità “formale” dell’atto ma il suo contenuto: i decreti del presidente del consiglio sono stati utilizzati per imporre restrizioni notevoli (come l’obbligo della mascherina) e limitare alcune libertà fondamentali, in primis la possibilità di spostarsi sul territorio.
Ebbene, sotto questo punto di vista, si è sollevato un acceso dibattito poiché, secondo alcuni, i DPCM violano la riserva di legge in merito alle libertà fondamentali; significa che ogni restrizione alle libertà sancite dalla Costituzione dovrebbe essere imposta con legge o decreto legge, e non con atti amministrativi di secondo grado, quali sono i DPCM.
Dubbi che non sarebbero sorti se il Governo avesse scelto il decreto come strumento preferenziale, così da rispettare la riserva di legge e garantire il coinvolgimento del Consiglio dei Ministri e del Parlamento in sede di conversione.

DPCM, la differenza con il decreto legge

Spieghiamo adesso quali sono le differenze tra DPCM e decreti legge e perché questi ultimi sono più garantisti e democratici.

I decreti ministeriali (DPCM) hanno il merito di essere di rapida emanazione, dato che dipendono esclusivamente dalla volontà del premier. Al contrario i decreti legge sono provvedimenti collegiali, vale a dire che il loro contenuto è discusso e condiviso da tutta la squadra al Governo il che richiede tempistiche maggiori.
Entrambi entrano immediatamente in vigore, tuttavia soltanto per i decreti legge è previsto dalla Costituzione un passaggio ulteriore in Parlamento: senza la conversione delle Camere questi decadono retroattivamente. Quindi il decreto legge assicura il dialogo e la collaborazione con l’opposizione, e, da questo punto di vista, è più garantista rispetto ad un DPCM. Questo è il motivo per cui molte forze politiche si sono opposte all’utilizzo massivo dei decreti ministeriali con i quali il dialogo democratico è ridotto, se non azzerato.

D’altro canto Conte giustifica la sua scelta con l’esigenza di assicurare la prontezza d’intervento, e in tal senso i DPCM sono senza ombra di dubbio gli strumenti più veloci.

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